Addio 2020, senza rimpianti, ma per costruire un futuro diverso e con il vaccino giusto

Una vaccinazione della Terra dalla pandemia del disinteresse. Se non si inquinassero acqua, aria e suolo potremmo vivere molto meglio e senza pandemie. Il nuovo coronavirus ha seminato molti lutti in un “annus horribilis” che lasciamo volentieri indietro, con qualche speranza di cambiamento, specie per l’ambiente. Le pandemie sono infatti un capitolo della crisi ambientale provocata dal nostro modello di produzione e consumo. I vaccini sono benedetti, ma non rimuovono le cause remote del problema e non devono restituirci un senso di impunità e onnipotenza.

Anno bisesto anno funesto. Questo è il modo col quale si usa definire gli anni bisestili. Io non ci credo, ma questo 2020 ha deciso di mettere profondamente in crisi le mie credenze.

La mia vita è stata finora lunga. È nata pochi giorni prima dello scoppio della guerra (la seconda, naturalmente) quindi ho avuto modo di vederne di tutti i colori: nel bene e nel male. Ma un anno così non l’avevo mai visto. Né solo io. Ammalati, risanati e mal guariti, morti: ne ha fatto di vittime su tutta la Terra questa pandemia che, non a caso, si chiama così.

Però ci sono anche notizie confortanti. Alcuni ci hanno lasciato e anche senza spargimento di sangue. Penso a Donald Trump e alla conseguente possibilità che il pianeta abbia di nuovo la firma degli Stati Uniti agli accordi di Parigi di giusto cinque anni fa. Era infatti il dicembre del 2015 quando i rappresentanti di 195 Paesi si riunirono nella capitale francese per concordare interventi che ponessero un freno al mutamento del clima. Riducendo sino ad abbatterle le emissioni di gas serra in atmosfera. C’erano anche gli Stati Uniti che, però, Trump imperante, ritirarono la firma al documento sottoscritto dagli altri. Ora le cose possono cambiare in meglio.

Quello che il Covid ci ha insegnato

Persino il covid-19 può avere un aspetto positivo. È l’insegnamento che ci ha lasciato durante il periodo di più rigoroso confinamento in casa. Quando ci ha fatto vedere come sarebbe la Terra senza di noi: cieli tersi, acque limpidi, aria respirabile, ripresa della vita nei mari e nei fiumi. Ma, si badi bene, in questo modo non ci ha invitati a scomparire; ci ha insegnato, invece, a capire come potremmo convivere con la indispensabile presenza di piante e animali (persino con i pipistrelli che sono mammiferi e non uccelli), se non si inquinassero acqua, aria e suolo. E come questo potrebbe farci vivere molto meglio e senza pandemie.

Sì, perché la pandemia, questa che stiamo vivendo, è causata e amplificata proprio dall’ambiente maltrattato. Sembra incredibile questo rapporto di causa ed effetto. Qualche negazionista potrebbe definirlo la solita esagerazione degli ambientalisti. Invece no. Le cose stanno proprio così. Così come sintetizza efficacemente Telmo Pievani ricordando che noi esseri umani «favoriamo i virus più letali in molti modi: abbiamo estinto quasi un terzo di tutta la biodiversità terrestre, impoverendo gli ecosistemi; deforestiamo e devastiamo gli habitat degli animali portatori dei virus (grandi scimmie, altri primati, roditori, pipistrelli, pangolini, uccelli, e così via) obbligandoli a spostarsi e ad entrare in contatto con gli esseri umani; cresciamo negli allevamenti intensivi, in condizioni del tutto insostenibili, un’enorme biomassa di animali che sono estremamente vulnerabili alle malattie; catturiamo e uccidiamo illegalmente animali esotici che poi trasportiamo, mescoliamo e vendiamo in wet markets che non rispettano le più basilari norme di igiene. Una manna dal cielo per i virus.»

Approntare un vaccino per la Terra

Insomma, dobbiamo renderci conto che le pandemie “sono un capitolo della crisi ambientale” e che è da qui che bisogna partire pe costruire un domani accettabile. Perché virologi, immunologi e quanti altri con cognizione di causa ci dicono come comportarci per evitare i contagi invitandoci poi ad accettare una vaccinazione di massa hanno ragione. Ma non basta, perché è vero che i vaccini hanno salvato l’umanità da catastrofiche pandemie. Tuttavia, come sostiene l’immunologa Antonella Viola, «il vaccino non è la soluzione finale e non tornerà tutto alla normalità quando finalmente lo avremo, almeno non nell’immediato».

Insomma, i vaccini sono benedetti, ma non rimuovono le cause remote del problema, cioè le cause ecologiche profonde che legano Covid-19 alla salute del pianeta. E poiché la salute del pianeta è la nostra salute bisogna approntare un vaccino per la Terra, capace di immunizzarla dal pandemico disinteresse per le sorti delle sue componenti naturali.

Poiché “è la somma che fa il totale” bisogna cominciare dai quartieri del nostro villaggio globale. Dall’Italia, per esempio, i cui governanti potrebbero dare una dimostrazione planetaria di come comportarsi.

Scrive per noi

UGO LEONE
UGO LEONE
Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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