Aspettando una legge contro l’ecocidio

Come, spesso giustamente, si usa dire, una vignetta vale più di un editoriale.
Le due che propongo lo attestano in modo chiaro. Tanto che potrei mettere punto e chiudere qui.
Invece qualche commento provo a farlo cominciando da Rio+20 per il quale, come si dice a Napoli, non c’era bisogno della zingara (nel senso di indovina) per indovinare quali sarebbero stati i risultati di questo ennesimo summit al quale hanno partecipato circa 50.000 persone di 192 Paesi. Sostanzialmente per riconfermare quanto deciso, sempre a Rio, venti anni fa.

Nelle 49 pagine del documento finale, come scrive Gwynne Dyer sul kenyota The Star (Perché aspettare il peggio per fare qualcosa?, Internazionale, 29 giugno 2012) il verbo riconfermare si ripete 59 volte. Tutto qui? Forse un po’ peggio perché vi sono da registrare anche passi indietro. Per esempio sono stati bloccati – da Usa, Russia e Canada – gli auspicati provvedimenti contro l’abuso degli oceani. Né risulta fatto alcun passo avanti sui mutamenti climatici.
E i mutamenti climatici, di là delle volgari ironie di chi ritiene di poter svillaneggiare gli scienziati sostenitori del ruolo colpevole delle azioni umane, sono sempre più evidentemente un rischio di eccezionale gravità.
Un rischio sotto molti punti di vista, come sottolinea molto bene la striscia che propongo, tratta dalla rubrica Graphic journalism firmata da Kevin Huizenga (Internazionale, 11 maggio 2012).

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Se il problema è che è meglio tacere per non farsi nemici, è perché i possibili nemici sono molto più potenti e dannosi dei potenziali amici. L’informazione ne risulta distorta. E non è certamente un caso se gli americani sono considerati il popolo più ignorante della Terra circa i rischi legati all’aumento delle temperature terrestri.Tuttavia Gwynne Dyer che prima citavo, ritiene, credo abbastanza realisticamente, che un giorno una legge ci salverà.
Ci salverà perché se si è riusciti ad ottenere che una legge riconosca il genocidio come crimine internazionale, è pensabile che lo sia anche l’ecocidio. Questo giorno non sarà vicino e coinciderà con la constatazione che i danni ambientali saranno diventati tali da uccidere persone anche nei paesi “ricchi e potenti”.
In quella data, scrive Dyer, «quasi tutti i politici che hanno cospirato per soffocare qualsiasi progetto reale al vertice di Rio+20 saranno al riparo da qualunque legge. Una legge, però, prima o poi ci sarà».
Lo credo anch’io. Chi vivrà vedrà.

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UGO LEONE
UGO LEONE
Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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