Biodiversità e cambiamenti climatici

La campagna internazionale 2010 “Mediterranean Action Day” promossa dal MIO-ECSDE è dedicata al tema della biodiversità nel Mediterraneo e ai cambiamenti climatici. Come rilevato dallo IUCN la regione mediterranea è uno dei luoghi al mondo con la più elevata diversità biologica e  paesaggistica.

57.468 specie animali, di cui 1.255 vertebrati. 8.000 piante, che arrivano a 12.000 aggiungendo alghe e licheni. 20.000 specie di funghi. Sono i numeri che descrivono la ricchezza di biodiversità di cui la sola Italia è custode.

Questo patrimonio è però seriamente minacciato dai cambiamenti climatici e dalla diffusione di specie non autoctone. «Il danno a livello mondiale provocato dalle sole specie invasive ammonta a più di 1,4 miliardi ogni anno, il 5% dell’economia mondiale, con conseguenze in una vasta gamma di settori tra cui agricoltura, silvicoltura, l’acquacoltura, il trasporto, il commercio e la produzione di energia». Questo dato allarmante, molto simile alla percentuale di danni causati dal riscaldamento globale, è riportata nel recente rapporto pubblicato dal GISP, Global Invasive Species Programme, finanziato dalla Banca mondiale: “Invasive species, climate change and ecosystem based adaptation: addressing multiple drivers of global change”.

Il report evidenzia come l’effetto combinato del cambiamento climatico e delle specie invasive possa essere devastante non solo per l’ambiente, ma anche per l’economia costando ai Paesi il 10% del Prodotto Interno Lordo.

Quali possibili soluzioni?

Il Gisp a ottobre 2010 ha invitato i delegati della Cop 10 riuniti a Nagoya, in Giappone, a prendere seriamente in considerazione il pericolo dell’azione combinata di cambiamenti climatici e diffusione di specie aliene per poter salvaguardare la biodiversità della Terra e le risorse naturali necessarie alla nostra sopravvivenza.

Inoltre è necessario ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Ma la biodiversità stessa può contrastare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici.

«Preservando ecosistemi sani e vitali – viene riportato nel numero di giugno 2007 di Natura 2000 – è possibile contenere la concentrazione di gas nell’atmosfera poiché le foreste, le torbiere e altri habitat sono in grado di assorbire carbonio e fungere da veri e propri “pozzi di rimozione” naturali. Ecosistemi ben preservati possono inoltre contenere gli effetti negativi di eventi metereologici estremi che, secondo le previsioni, continueranno ad aggravarsi a causa del riscaldamento del pianeta».

 

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Leggi gli articoli raccolti nel dossier “Otto anni di biodiversità sulle pagine di .eco
Seed Savers: silenziosi difensori della biodiversità, di Filippo Laurenti, maggio 2002
I custodi della biodiversità, di Bianca La Placa, gennaio 2004
Tema: Educazione alla biodiversità, di Elisabetta Falchetti, Flavia Aliberti, Nicola Margnelli, Matteo di Fusco,  Stefania Pavone, febbraio 2007
La ricchezza della diversità, di Mario Salomone, marzo 2007
Tema: educazione alla biodiversità, di Stefania Pavone, Maria Lavinia Salvatori, Matteo Di Fusco e Demetrio Leoni, marzo 2007
A metà del traguardo nell’anno della biodiversità, di Aurelio Angelini, febbraio 2010
Biodiversità, questa sconosciuta, di Mario Salomone,  marzo 2010
Tema: biodiversità, di Elisabetta Falchetti, Annelise Caverzasi e Nicola Margnelli, marzo 2010

M. T.
22/12/2010

 

 

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