C’è una nuova “route” da seguire, anche da casa, a partire da subito. È iniziata la spedizione di The Climate Route.

Cronache dalla prima tappa di The Climate Route, un viaggio on the road dalla Marmolada a Baku, capitale dell’Azerbaigian, con un gruppo di attivisti che documenteranno ogni singola tappa della spedizione, al fine di dimostrare come il cambiamento climatico stia già colpendo tutti, nessuno escluso. E questo dovrebbe allenarci in quella che è sicuramente la lotta del nostro secolo.

L’idea della spedizione è nata dalla mente di uno tra gli stessi fondatori dell’associazione, Alberto. Entrato nel mondo dell’attivismo ambientale, grazie all’esempio della partecipazione di sua figlia al movimento globale Fridays For Future, ha pensato ad una “route” completamente nuova, un viaggio che avesse delle tappe singolari, uniche. Le tappe della spedizione, infatti, vengono scelte in base alle persone da intervistare e a dei luoghi simbolici, in cui sia possibile vedere e toccare con mano le prime conseguenze dei cambiamenti climatici. Ecco perché questa spedizione, portata avanti da attivisti di tutte le età, provenienti da tutta Italia, o meglio dire Europa, prende il nome di The Climate Route.

Il logo dell’associazione.

Un viaggio per scoprire il clima che cambia, e come questo cambiamento, per la prima volta di origine antropica, abbia delle conseguenze reali e attuali in diversi parti del mondo, con la testimonianza di immagini, video e soprattutto dei racconti delle persone del luogo.

La condivisione e la divulgazione come motore del viaggio

Luca Barani, uno dei fondatori dell’associazione, ribadisce quello che è il valore primario della spedizione: la condivisione. Il progetto, infatti, vuole permettere a tutte le persone che seguiranno da casa, tramite i social, e la newsletter, di poter partecipare al viaggio, scoprendo, insieme agli attivisti, le scoperte incredibili delle tappe selezionate. Un viaggio che è partito dalla Marmolada, con l’incredibile testimonianza della fusione del suo ghiacciaio, e che arriverà fino a Baku. Il tragitto, sia causa Covid e sia a causa dell’invasione russa dell’Ucraina, ha subito diverse variazioni rispetto al primo progetto di qualche tempo fa, ma ora è finalmente incominciato e sono comunque molti i paesi coinvolti: Italia, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia, Ungheria, Turchia, Georgia e Azerbaigian.

Siamo andati a seguire la prima tappa della loro spedizione

Cerchiamo di comprendere meglio alcuni aspetti logistici della spedizione. Per esempio, qual è il vero obiettivo finale? Perché mettersi in cammino proprio con The Climate Route,? L’ho chiesto a Luca Barani, socio fondatore, il giorno dell’inizio della spedizione vicino alla Marmolada, nel Veneto.

Ci sono più obiettivi: quello principale è il documentario, incentrato sul tema degli attivisti del clima; ma non solo, anche associazioni, ricercatori e tutte le persone che incontreremo nel nostro cammino. Sarà proprio questo l’aspetto interessante: notare la diversa ricezione sociale dei cambiamenti climatici, in zone che spaziano dal Mar Nero, ad una centrale di carbone in Serbia, fino alle persone che assistono giorno per giorno alla fusione dei ghiacciai del parco della Rila, in Bulgaria. Si vogliono toccare diversi temi, dalla biodiversità alla permacultura e molto altro ancora. Quello che ci interessa veramente è documentare come le persone che agiscono a favore o contro questi temi si sentano: cosa li spinga a mettersi in gioco e se ci sia qualcosa che ci leghi a livello globale.

Una spedizione che vuole, alla fine, farci sentire tutti interconnessi con quella che è sicuramente una delle lotte più importanti di sempre. Come avverranno gli spostamenti?

Sempre nella maniera più sostenibile possibile, quindi principalmente con i treni. E poi, saranno i contatti sul posto ad aiutarci ad arrivare al punto di interesse.

Un’iniziativa formidabile che ha bisogno di un sostegno, e proprio perché, come detto precedentemente, tutti possono partecipare, anche da casa, seguendovi, tutti possono anche sostenere e supportare questa spedizione. Come è sostenuta questa iniziativa?

Avevamo lanciato un crowdfunding che è andato bene, perché tante persone hanno dato qualcosa e siamo riusciti a formare quella cifra che ci permettesse di iniziare. Avevamo previsto più eventi e possibilità di incontro con i sostenitori o possibili sostenitori che a causa della pandemia non abbiamo potuto realizzare e questo ci dispiace. Ma ovviamente c’è ancora tempo. Anche ora, durante la spedizione, chiederemo di continuare a sostenerci. Questo riguarda soprattutto il documentario: per fare un bel lavoro, servono soldi per la post-produzione e ci stiamo lavorando. Con i soldi che abbiamo raccolto, abbiamo comprato attrezzature al videomaker, Luca, la qualità di quello che stiamo girando è professionale.

Testimoniare una realtà con cui tutti facciamo dovremo fare i conti

Diversi volontari che si mettono al servizio della lotta contro il cambiamento climatico, andando in giro per il mondo a documentare e testimoniare una realtà in cui tutti dovremmo riconoscerci, per poterla poi contrastare, in più forme possibili. Chi sono questi nostri occhi, e gambe in giro per il mondo?

Anche la squadra si è formata strada facendo, gran parte sono volontari che hanno creduto fin da subito al progetto, come Alberto e Giuseppe.

Ci sono giovani che si sono uniti presto alla causa come Ronja, di origini tedesche; Ilaria che sarà assistente alla regia e alla produzione; Alex e Camilla, che cureranno i i social e saranno protagonisti del documentario.

E, infine, ci siamo io, Giorgio e Andrea, che saremo i coordinatori del viaggio, e garantiremo un collegamento con l’Italia.

Mi piacerebbe concludere con quello che è uno degli aspetti più interessanti di questo progetto. Questa non è una semplice spedizione, ma l’inizio di un lungo percorso che l’associazione vuole portare avanti. Non sarà un viaggio fine a sé stesso, l’obiettivo si spinge oltre al documentario.

Questo è un progetto, direi il primo progetto. E lo vogliamo fare bene. Poi, da settembre, definiremo insieme i prossimi passaggi dell’associazione. La volontà è quella di costruire un’associazione che possa diventare un’opportunità, uno stimolo, chissà magari anche un lavoro.

Scrive per noi

Carola Speranza
Carola Speranza
Dopo aver conseguito la doppia laurea triennale nel dipartimento di Lettere moderne all’Università degli studi di Torino e Université Savoie Mont-Blanc, ottiene la laurea magistrale binazionale in Filologia moderna all’Università Sapienza di Roma e Sorbonne Université di Parigi. È fondatrice e autrice del blog “Grandi Storielle”.

Carola Speranza

Dopo aver conseguito la doppia laurea triennale nel dipartimento di Lettere moderne all’Università degli studi di Torino e Université Savoie Mont-Blanc, ottiene la laurea magistrale binazionale in Filologia moderna all’Università Sapienza di Roma e Sorbonne Université di Parigi. È fondatrice e autrice del blog “Grandi Storielle”.

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