Come eravamo, come saremo. E cosa possiamo fare oggi

«Non basta denunciare: la parola chiave è ‘scegliere’ di dare un indirizzo diverso alla propria vita». Parte la “Missione 2049”: lettrici e lettori intervengono per immaginare come rendere migliori i prossimi trent’anni, per arrivare sani e salvi a metà secolo, con una società umana più solidale, equa e sostenibile. L’invito è aperto: sviluppiamo un lavoro collaborativo in rete, pensando ai prossimi tre decenni. Il futuro, infatti, è una invenzione collettiva.

di Ma. C. Biundo

Un messaggio venuto dal passato
Siamo i cittadini del passato, un gruppo di studiosi che già, dalla fine degli anni ’70, riuniti nel Club di Roma, abbiamo lanciato un monito al mondo occidentale per porre un limite a quello sviluppo che avrebbe portato da lì a non moltissimi anni effetti disastrosi nel pianeta, un invito a controllare meglio lo sfruttamento del suolo, la produzione di anidride carbonica, la cementificazione del territorio, il disboscamento delle foreste, un sistema economico che rischiava di portare più disoccupazione e più squilibri all’interno del mondo occidentale e nel complesso mondiale, dove una popolazione che aumentava sempre di più avrebbe pressato per avere quei diritti e quei privilegi che il mondo occidentale riservava per se. Raccomandazioni lanciate per evitare di arrivare in fretta ad un punto di non ritorno da cui sarebbe stato difficile fare dei passi indietro . Un appello lanciato a chi prendeva le decisioni, un appello lanciato a chi, nel piccolo poteva scegliere di non contribuire in questa corsa. Un appello in buona parte inascoltato.

Un messaggio proveniente dal futuro
Siamo i cittadini del futuro, almeno quelli che vorremmo essere i cittadini del futuro se i cittadini del passato ci permetteranno ancora di trovare aria pulita per potere respirare, acqua non inquinata per potere bere, terre non contaminate per potere coltivare cibo, boschi e foreste con alberi che producano ossigeno. Vorremmo essere i cittadini del futuro e vivere in un pianeta terra che ha degli equilibri che l’essere umano non può sovvertire, pena la sua sopravvivenza.

Siamo i cittadini del presente,
che cominciamo ad assistere quasi impotenti a cambiamenti climatici che rischiano in un attimo di distruggere ciò che è stato costruito nel tempo, togliendo quelle certezze che consideravamo acquisite. Case distrutte, strade impraticabili, acqua imbevibile.
Siamo i cittadini del presente che assistiamo al dilagare di malattie causate dall’utilizzo indiscriminato di sostanze nocive, nell’industria come in agricoltura, considerate ancora oggi necessarie per garantirci un certo benessere.
Siamo i cittadini del presente che assistiamo ad un’economia malata e che abbiamo contribuito in modo quasi inconsapevole ad un consumismo esagerato, basato sullo sfruttamento delle risorse e sulla produzione di rifiuti che spesso vengono eliminati in modo da produrre altri veleni.
Siamo i cittadini del presente che in modo quasi inconsapevole stiamo finendo per rubare il futuro alle generazioni che verranno.
Basta denunciare, dichiarare di essere dalla parte della vita, piangere i morti e le persone che, sempre più giovani si ammalano perché vivono nella terra dei fuochi, vicino ai grandi complessi industriali che producono sostanze nocive, perché vivono nelle città con l’aria sempre più irrespirabile?
Dobbiamo ancora aspettare che qualcuno dall’alto decida di fare delle scelte per correggere il tiro o dobbiamo dal basso rimboccarci le maniche e fare le nostre scelte, sul consumo, sullo stile di vita, sullo spreco?
Siamo i cittadini di oggi e dovremmo pensare che, per quanto impotenti rispetto alle decisioni di chi muove le fila del mondo, potremmo avere un peso, se pensiamo che partendo dal basso possiamo fare delle scelte di non violenza, di sobrietà, di rispetto del bene comune, di partecipazione, di altra economia, di altra politica.
In un passato non molto lontano si diceva che “il personale è politico”, lavorare meno, lavorare tutti, “il piccolo è bello”.

La parola chiave dei cittadini di oggi
Si volevano porre le basi per una diversa economia più a misura d’uomo e meno concentrata nelle mani di pochi, il cui fine fosse una più equa distribuzione delle risorse. Siamo i cittadini di oggi che vorremmo disobbedire a chi ci dice che per contare occorre avere macchine sempre più potenti, case sempre più grandi, e quant’altro sia espressione di potere.
Noi vorremmo contare perché vorremmo fare delle scelte nel rispetto dell’essere umano e dell’ambiente, per una diversa cultura in cui il benessere non sia dato solo dalla quantità di beni che si posseggono ma dalla conoscenza e dal sapere.
Ed è per questo che forse, la parola disobbedire dovrebbe essere sostituita dalla parola scegliere, e fare in modo che sempre più persone scelgano di dare un indirizzo diverso alla propria vita, sempre più giovani scelgano di impegnarsi per una diversa economia, non lasciandosi attrarre dallo sfavillio della ricchezza, ma dall’impegno da mettere nel costruire un futuro di cui loro per primi saranno i protagonisti.

Parliamone ;-)