Come trasformare lo spreco in risorsa?

Ogni giorno nelle discariche italiane finiscono 4000 tonnellate di cibo ancora commestibile. Uno spreco inimmaginabile per un Paese con oltre sette milioni e mezzo di poveri, eppure basterebbe riciclare quello che ogni giorno supermercati, mense, ristoranti, catering, piccola e grande distribuzione buttano in pattumiera semplicemente perché non più vendibile o riciclabile.

Per ridurre questo grave problema negli ultimi anni sono nate in Italia varie realtà che hanno il compito di raccogliere questo cibo  e donarlo ad associazioni che provvedono a recapitarle a mense per i poveri. Da qualche anno, però, si spreca un po’ meno, grazie ai 65 volontari di Siticibo, pensionati, mamme, studenti, lavoratori part-time che ogni giorno recuperano dalla ristorazione organizzata piatti pronti e prodotti freschi avanzati e li ridistribuiscono ad enti che offrono pasti gratuiti e sacchetti alimentari a chi ne ha bisogno. E’ un’attività di logistica per razionalizzare la risorsa che è in eccedenza in alcune località e in mancanza in altre. Quindi si è effettua una sorta di collegamento tra queste due realtà attraverso i volontari.
Siticibo nasce nel 2003 a Milano, ed è un progetto della fondazione Banco Alimentare, intenzionata a non veder buttar via il cibo inutilizzato e che grazie alla Legge del Buon Samaritano dona alle Onlus che lavorano nella solidarietà sociale cibo per i bisognosi. Oggi con le eccedenze donate da 92 refettori scolastici, 12 mense, 4 hotel, 1 società di catering, alcuni ristoranti, Siticibo rifornisce 64 enti caritativi di Milano e Como. Solo a Milano ogni giorno si raccolgono una tonnellata di cibo, equivalente a più di 4000 pasti completi. A ciò si deve aggiungere la Legge Antispreco dello scorso anno che estende il recupero di prodotti anche non -alimentari.
Solo a Milano sono 162.000 le persone che vivono al di sotto della soglia di povertà. Una delle grandi aziende che partecipano a questa grande iniziativa di solidarietà per la raccolta del cibo è l’Edison di Milano, l’azienda per la fornitura di energia elettrica e gas, che inizialmente ha donato i soldi a Siticibo per l’acquisto di un furgone refrigerante e poi ha acquistato per la sua azienda l’abbattitore di temperatura che serve per conservare il cibo che andrà poi donato. I dipendenti a turno dopo la pausa pranzo danno una mano a preparare le vaschette con i pasti, sponsorizzando così un efficacissimo volontariato aziendale.
In Italia esistono anche altre realtà efficacissime. A febbraio 2010, l’assessore ai servizi sociali del Comune di Rovigo ha firmato un protocollo d’intesa con l’Ulss 18, la ditta Serenissima ristorazione S.p.a. e l’associazione di volontariato San Vincenzo che sancisce la raccolta dei pasti non consumati nella mensa dei lavoratori dell’Ulss 18 di Rovigo, destinati alla mensa Ozanam, gestita dalla comunità San Vincenzo. Una comunità purtroppo sempre più numerosa, composta da molti italiani. Oltre 40 i pasti dispensati ogni giorno. 6572 in tutto i piatti serviti nel 2009, destinati alle oltre 400 persone che ogni anno si rivolgono alla mensa.
Nello stesso mese si è tenuta a Roma la decima edizione della Raccolta alimentare della solidarietà.  Un’iniziativa organizzata dal Banco Alimentare di Roma, in collaborazione con la Caritas diocesana, la Comunità di Sant’Egidio, il Circolo S. Pietro, il Comune e la Provincia di Roma, e la Regione Lazio e grazie al supporto del Cesv (Centro Servizi per il volontariato del Lazio) e del Rotary Club romani.  Ne beneficeranno oltre 120mila poveri. Tremila volontari, 280 supermercati e 450 strutture assistenziali che distribuiranno beni alimentari a oltre 120mila poveri. I prodotti raccolti verranno distribuiti in 15 depositi sparsi in tutta Roma, da dove poi verranno distribuiti ai singoli enti di assistenza.

A gennaio 2010, nel Comune di Roma la “Rete Alimentare Cittadina”, si è occupata  del recupero degli sprechi e delle eccedenze di cibo da destinare ai bisognosi. Il progetto, presentato in Campidoglio dall’assessore alle Politiche sociali e dal presidente dell’Onlus Banco Alimentare del Lazio, ha concretamente applicato la legge del “Buon Samaritano”, mettendo in contatto chi produce enormi quantità di cibo che non viene consumato del tutto con chi, in stato di difficoltà economica, con quegli alimenti potrebbe sfamare sé e la sua famiglia. La gestione dell’iniziativa è stata affidata ad operatori messi a disposizione dagli enti di assistenza, formati per garantire la tempestività degli interventi sul territorio e il rispetto delle norme igienico-sanitarie sulla conservazione e il trasporto.
Il bilancio preventivo dell’operazione stima un risparmio di circa 10.800 pasti al giorno per un totale di 40mila euro giornalieri. In un anno, così, si sottrarranno al macero 2,5 milioni di pasti con un recupero di 8,3 milioni di euro annui.
Adesso sta al resto d’Italia individuare delle strade per la raccolta di cibo da dare ai bisognosi con l’augurio che se ne sprechi sempre meno!

Secondo l’onlus last minute market: In Italia lo spreco annuo di prodotti alimentari ancora perfettamente consumabili ammonta a 1,5 milioni di tonnellate pari ad un valore di mercato di 4 miliardi di Euro. Ogni giorno finiscono in discarica o all’incenerimento 4 mila tonnellate di alimenti, il 15% del pane e della pasta che gli italiani acquistano quotidianamente, il 18% della carne e il 12% della verdura  e della frutta. Secondo l’Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori (ADOC) ogni nucleo familiare in Italia getta via all’anno 584 € di prodotti alimentari su una spesa mensile di 450 €, circa l’11%.

  • Legge 25 giugno 2003, n. 155

“Disciplina della distribuzione dei prodotti alimentari a fini di solidarietà sociale”
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 1° luglio 2003
Art. 1.
(Distribuzione dei prodotti alimentari a fini di solidarietà sociale)
Le organizzazioni riconosciute come organizzazioni non lucrative di utilità sociale ai sensi dell’articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, e successive modificazioni, che effettuano, a fini di beneficenza, distribuzione gratuita agli indigenti di prodotti alimentari, sono equiparati, nei limiti del servizio prestato, ai consumatori finali, ai fini del corretto stato di conservazione, trasporto, deposito e utilizzo degli alimenti.

  • Legge 24.12.2007 n° 244 (Legge Finanziaria 2008), pubblicata sulla G.U. 28.12.2007
Art. 1 comma 130
All’articolo 13 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, il comma 3 è sostituito da seguente: «3. I beni non di lusso alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa, diversi da quelli di cui al comma 2, che presentino imperfezioni, alterazioni, danni o vizi che pur non modificandone l’idoneità di utilizzo non ne consentono la commercializzazione o la vendita, rendendone necessaria l’esclusione dal mercato o la distruzione, qualora siano ceduti gratuitamente alle ONLUS, per un importo corrispondente al costo specifico sostenuto per la produzione o l’acquisto complessivamente non superiore al 5 per cento del reddito d’impresa dichiarato, non si considerano destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ai sensi dell’articolo 85, comma 2, del testo unico delle imposte dei redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. I predetti beni si considerano distrutti agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto.
Per maggiori informazioni:
Elena Giardina
22 aprile 2010

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