Coronavirus in campagna elettorale

Come avere una percezione corretta del rischio, il più possibile oggettiva e meno soggettiva? E perché si vive un clima di terrore per il coronavirus mentre non genera analogo terrore il mutamento climatico? Molti tendono a credere a quanto dicono i rappresentanti della propria fede politica, spinti da interessi elettorali che giocando sulla pelle e la salute delle persone.

Ugo Leone

Leggo che la diffusione del coronavirus ha colpito 92.000 persone. 92.000 su 7,7 miliardi di abitanti della Terra provocando paura, crolli delle borse, aumento del prezzo dell’oro, diminuzione di quello del petrolio
Leggo anche, sul sito di Repubblica, “Siria, 100mila profughi tra Grecia e Turchia”, “Bimbo morto a Lesbo sognando l’Europa”. E non gliene frega niente a nessuno.
Perché? Perché si vive un clima di terrore per il coronavirus mentre non genera analogo terrore il mutamento climatico? Rispondendo si capisce anche perché un Rolex vale più di una vita.
Da quando è “scoppiato” il coronavirus non v’è chi non parli di rischio temendo il coinvolgimento di decine di migliaia di persone dalla città di Wuhan, nella Cina centrale ad altri Paesi sino ad arrivare in Italia.
Se la “pericolosità” di questo virus sia effettivamente tale come molti la ritengono o molto più limitata come altri sostengono ha generato un progressivo scombussolamento della vita quotidiana: riduzione dei rapporti sociali; progressiva sospensione con rinvio “a data da destinarsi” di manifestazioni commerciali e convegni scientifici; perfino il rinvio ad altre date (ritenute più propizie e non solo in termini medici) di molte partite di calcio; accaparramento di generi alimentari e di prodotti legati all’igiene personale.

D’accordo (o quasi) gli scienziati, tema divisivo per gli altri

Tutto ciò è il frutto della scarsa conoscenza della nascita e durata del virus e della paura di esserne contagiati da persone che ne sono state colpite. Non tutti affrontano il problema allo stesso modo. Lo fanno quasi unanimemente gli scienziati della materia che invitano a dare all’epidemia in corso la scarsa pericolosità che merita, pur senza trascurare la possibilità che si trasformi in pandemia coinvolgendo tutti o quasi i Paesi. Non altrettanto unanime è l’approccio e il comportamento di uomini politici e amministratori della cosa pubblica. Tanto meno lo è quello della gente. Del grosso pubblico, come si ama dire, il cui comportamento dipende strettamente dalla percezione del rischio.
Questo è un argomento di straordinaria importanza pari alla trascuratezza con la quale viene affrontato. Perché dal modo corretto con cui un problema viene affrontato derivano corretti modi per risolverlo.

Seguire solo chi veramente ne sa

Come si può avere una percezione corretta? Una percezione, cioè, che sia il più possibile oggettiva e meno soggettiva? Perché, per esempio, si vive un clima di terrore per il coronavirus mentre non genera analogo terrore il mutamento climatico? Giovanni Carrosio che insegna Sociologia dell’ambiente all’Università di Trieste, ritiene che per dare una risposta «Bisogna analizzare le dinamiche con cui avviene la costruzione sociale del rischio», aggiungendo che «la percezione dei rischi è un fenomeno molto complesso che prende forma in base al vissuto e alle credenze delle persone».
Evidentemente queste “credenze” non sono un atto di fede, ma sono generate dalla conoscenza delle cose o sono mediate da quello che “credono” persone o enti di cui si ha fiducia.
Nel caso specifico, data la “novità” dell’evento, sono necessariamente poche le persone la cui percezione del rischio è dettata dalla conoscenza delle sue cause e dinamiche. Molto superiore quantitativamente è il caso di una percezione basata sulle notizie ricevute da persone o enti di fiducia.
Personalmente ritenendo di rivolgermi alla lettura e all’ascolto di quanto scrivono e dicono “persone informate dei fatti”, ricavo valutazioni che ritengo giuste dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Istituto Superiore di Sanità e ne ricavo una percezione tranquillizzante, ma di doverosa attenzione.

Opinioni dettate da interessi elettorali

Vi è, invece, chi ripone diversamente la sua fiducia leggendo e ascoltando quanto dicono i rappresentanti della propria fede politica. Una scelta legittima che, però, in gran parte dei casi e non solo nel caso del coronavirus, molto spesso risulta vittima di azioni di vero e proprio personale interesse volte soprattutto a raggranellare quale centinaio di voti elettorali giocando sulla pelle e la salute delle persone.
Poche volte, come nel caso del coronavirus, il problema ha avuto ricadute tanto gravi sull’economia: nella produzione industriale, nel commercio internazionale, nel turismo. E questa sì è una vera e propria pandemia, che, nel caso del turismo in Campania, rischia di annullare i risultati positivi di uno dei pochi settori economici in crescita. Sarà necessario con tutti i mezzi di comunicazione a disposizione far sapere che di coronavirus non si muore e in Campania non ci si ammala nemmeno.

3 marzo 2020

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UGO LEONE
UGO LEONE
Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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