Cosa è successo al Parco di Yellowstone?

Risalgono a metà giugno gli eventi che hanno portato alla chiusura temporanea del parco nazionale di Yellowstone, negli Usa. Nonostante la riapertura, l’ingresso a nord resta chiuso. A 150 anni dalla sua nascita, anche il parco più famoso conosce le conseguenze dei fenomeni estremi provocati dalla crisi climatica.

Risale a poco prima della metà di giugno l’inondazione che ha costretto alla chiusura temporanea il Parco di Yellowstone, il più antico degli Stati Uniti, che proprio il 1° marzo di quest’anno ha compiuto il suo centocinquantesimo anno. Ecco che cosa è successo, perché e, soprattutto, come il Parco e le persone che vivono del turismo contano di rialzarsi.

Gli eventi che hanno portato alla chiusura del parco

A partire dal 12 giugno, per circa 5 giorni, l’area del parco di Yellowstone (soprattutto la parte nord) è stata interessata dalla fusione di una notevole quantità di neve a causa dell’innalzamento delle temperature, da piogge torrenziali e, di conseguenza, dalla caduta di rocce che hanno portato alla rottura di ponti e all’inaccessibilità di strade.

Gli abitanti della città di Gardener, a Nord, sono rimasti per giorni senza acqua ed energia elettrica. Non ci sono stati morti, tranne una persona che si trovava in un campeggio e, secondo quanto riportato dal New York Times, avrebbe avuto un arresto cardiaco, mentre circa 10.000 turisti sono stati evacuati senza che nessuno riportasse ferite. La causa di questo disastro è, una volta di più, l’aumento delle temperature derivante dalla crisi climatica, che in modo sempre più evidente e impattante si sta ritorcendo sempre più contro l’essere umano stesso, che l’ha causata.

La riapertura di Yellowstone

Il parco, che si trova nello Stato del Wyoming e sconfina anche nello Stato del Montana a nord e nell’Idaho a ovest, vede mediamente l’accesso giornaliero di circa 10.000 veicoli. Dopo lo stop del 2020 durato alcuni mesi causato dalla pandemia di Covid-19, solo nel 2021 il Parco è stato visitato da 4.8 milioni di persone. Di conseguenza, negli stati citati sono numerosissime le attività basate sul turismo, e gli eventi delle scorse settimane rischiano di mettere seriamente a rischio il loro lavoro.

Dal 22 giugno, infatti, è stato nuovamente reso possibile l’accesso al parco da est, da sud e da ovest, mentre per quanto riguarda l’accesso da nord c’è il rischio che resti chiuso fino a fine ottobre/inizio novembre, almeno secondo quanto stimato dal sovraintendente del Parco di Yellowstone Cam Sholly. Sono già iniziati, tuttavia, i lavori per la costruzione di una strada sicura che porti a Nord così che almeno un numero ristretto di turisti vi possa accedere. Nel frattempo, anche se gli altri accessi sono stati aperti nuovamente, è stata introdotta la regola per cui le macchine con la targa pari possono accedere al parco nei giorni pari, e lo stesso vale per quelle con la targa dispari, dimezzando così, di fatto, il flusso di turisti.

Scrive per noi

Chiara Pedrocchi
Laureata in Lettere Moderne all’Università di Siena, si sta laureando in Antropologia Culturale ed Etnologia all’Università di Torino. Oltre che per .eco scrive per Scomodo, e in passato ha collaborato con Lo Sbuffo e ViaggiNews.com. Aspirante giornalista, si interessa di ambiente, diritti umani e sessualità.

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