Dante dì. Dante e l’etica per il terzo millennio

Le categorie del reale e dell’irreale risolvono il contrasto tra bene e male: il bene ha a che fare con la realtà, mentre il male ci tenta svalutando ciò che è reale. Questa intuizione, che è anche di Dante, è la chiave del lavoro (anche sul piano etico) dell’educatore: la realtà è riconoscere un limite, la finitudine, l’accettazione della nostra sostanziale impotenza, la condivisione di un destino comune.

“.eco”, dal 1989 voce dell’educazione ambientale italiana, dedica vari articoli all’etica.

Filippo La Porta confessa di leggere la Divina Commedia come un libro delle risposte (lui parla di I Ching), aprendo a caso l’opera dantesca e interrogandola rispetto a un problema qualsiasi della vita quotidiana, e trovando sempre una risposta.

In Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio (2018, Bompiani, Milano), La Porta rilegge Dante alla luce di un’intuizione (che gli hanno ispirato le letture di Pasolini ed Elsa Morante, a loro volta influenzati rispettivamente da Carlo Levi e Simone Weil): sostituire le categorie bene/male con reale/irreale.

La realtà è l’insieme delle relazioni con gli altri e con l’ambiente. Reale è dunque il riconoscimento dell’alterità con cui entrare in relazione, attraverso il rispetto, l’empatia, la lealtà, la sincerità. Irreale è, invece, ignorare tale sistema di relazioni e interconnessioni, ponendosi nella condizione di preferire il proprio vantaggio personale e il proprio potere, e l’illusione ad esso collegata di poter controllare e manipolare il mondo, e vivere un rapporto strumentale con l’alterità. Questi atteggiamenti impediscono una vera e piena esperienza della realtà, e del presente.

Etica dell’educare e educare all’etica

Il bene ha a che fare con la realtà, mentre il male ci tenta svalutando ciò che è reale. È una verità, afferma La Porta, che ci ripete ogni fiaba, ogni racconto tradizionale e ogni grande opera letteraria, come quella di Dante, appunto.

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