Dante dì. Geografia dell’Inferno: l’Averno tra Virgilio e Galilei

Napoli è la tomba di Virgilio, ma tra Cuma e Pozzuoli c’è anche la porta di accesso agli Inferi. L’Averno è un esempio della forza del classico, che viene continuamente plasmato e riscritto, dando vita a nuove figure, a nuovi temi, come nel caso della poetessa americana Louise Glück, premio Nobel per la letteratura del 2020, passando per la lezione su Dante tenuta dal padre della scienza moderna.

“.eco”, dal 1989 voce dell’educazione ambientale italiana, dedica un’ampia parte monografica a Dante visto con l’occhio dell’ambiente.

Il bellissimo libro di Giulio Ferroni, L’Italia di Dante. Viaggio nel paese della Commedia (ed. La nave di Teseo, Milano 2019), si apre con un capitolo intitolato Napoli: tomba di Virgilio. Dopo una breve citazione dal III canto del Purgatorio, vv. 25-27 («Vespero è già colà dov’è sepolto / lo corpo dentro al quale io facea ombra; / Napoli l’ha…»), l’autore si domanda perché cominciare da Napoli, città in fondo così poco presente nell’esperienza e nell’opera di Dante. Nella Commedia Napoli viene nominata una sola volta, appunto in questo richiamo di Virgilio alla propria sepoltura. Ma nel segno di Virgilio prende avvio e si svolge la scrittura del poema: per questo, scrive Ferroni, il suo viaggio nel paese della Commedia comincia da Napoli e da quel sepolcro di Virgilio su cui tante suggestioni si sono accumulate nei secoli.

È peraltro l’intera storia della Campania – fin dalle sue più lontane origini – a disegnare un immaginario culturale che porta a localizzare l’Inferno nel profondo delle sue viscere e sottoterra. Nella discesa dell’Averno…

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