Di fronte al Coronavirus, una ricerca bistrattata

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Il declino dell’eccellenza scientifica italiana, tra morti sospette e “un paese in cui la ricerca vale meno che nulla”, come ha affermato Silvio Garattini (fondatore dell’Istituto Mario Negri interamente dedicato alla ricerca scientifica). In un romanzo di Bruno Arpaia la scomparsa dalla scena politica e scientifica italiana di alcune grandi personalità del secondo dopoguerra. Lo scrittore aiuta a ricostruire le sorti dei potenziali padri della ricerca e comunque dello sganciamento dell’Italia dalla dipendenza dall’estero.

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«Siamo in un paese in cui la ricerca vale meno che nulla», così ha risposto Silvio Garattini, una delle più autorevoli figure della ricerca, intervistato da Lucia Annunziata (Rai, “Mezz’ora in più”) domenica 22 marzo, a proposito di vaccini e medicinali ai quali in Italia si tenta di far ricorso per combattere il coronavirus. Una risposta grave quanto rispondente alla realtà.
È uno strano paese l’Italia sostanzialmente privo di risorse naturali (materie prime e fonti di energia) eppure tra i sette più industrializzati della Terra. Niente di male, per quanto apparentemente anomalo. Solo che, e qui sta il male, avendo tenuto in scarsissimo conto l’importanza della ricerca scientifica e del suo finanziamento, sia lo sviluppo industriale sia l’importazione delle risorse che ne consentono la crescita sono più o meno fortemente dipendenti dall’estero. Un “estero” che, senza escludere possibili connivenze interne, ha avuto tutto da guadagnare da questo impoverimento sino, addirittura ad averlo provocato.

Una scia di morti premature sospette

Il romanzo di Bruno Arpaia si muove tra inchiesta, indagine storica, romanzo di spionaggio.

Questo che ho molto sinteticamente descritto mi è sembrato il risultato della importante lettura dell’ultimo romanzo di Bruno Arpaia (Il fantasma dei fatti, Guanda editore). Certo, come cautamente avverte l’autore, quanto vi è raccontato è «frutto della mia fantasia e frutto di pura invenzione», ma aiuta molto a ricostruire le sorti dei potenziali padri della ricerca e comunque del progressivo sganciamento dell’Italia dalla dipendenza dall’estero. Alcune di queste sorti Arpaia le ricostruisce ad altre dà una efficace “rispolverata” alla memoria di chi, trincerandosi dietro la secretazione dei documenti, è andato progressivamente dimenticando come sono andati i fatti o come verosimilmente sono andati.

I rottami dell’aereo di Enrico Mattei.

Adriano Olivetti, Mario Tchou (il progettista dei calcolatori e supercalcolatori Olivetti, morto a 37 anni in un incidente automobilistico), Enrico Mattei, sono tutti morti di morte “naturale”? e l’uscita di scena “senza spargimento di sangue” di Domenico Marotta e Felice Ippolito, rimossi dalle loro prestigiose cariche e condannati ad anni di galera, erano due delinquenti? Come che fosse, sta di fatto che con la loro scomparsa dalla scena politica e scientifica italiana l’“estero” ha fatto un grande affare e oggi ne paghiamo ancora le conseguenze in presenza di un ritardo difficile da colmare.

Bruno Arpaia (foto di Yuma Martellanz)

Non intendo recensire il romanzo di Arpaia la cui lettura mi sembra da consigliare caldamente anche per quanto ho appena sommessamente scritto. Ma voglio tornare alla iniziale dichiarazione di Garattini e ricordare che Domenico Marotta era direttore dell’Istituto superiore di sanita (Iss) e «personaggio strategico nella ricerca scientifica italiana».

L’Istituto sotto la direzione di Marotta (1934-1961) «era un centro di eccellenza con attrezzature scientifiche all’avanguardia, in grado di attirare soldi e prestigiosi ricercatori dall’estero e di sviluppare settori di attività che erano i precursori delle attuali biotecnologie»”. È lungo l’elenco delle benemerenze di questo Istituto e del suo direttore (Arpaia ne scrive diffusamente nelle pagine 83-84) sino al suo arresto nel 1964, due mesi dopo l’arresto di Ippolito.
Risultato? Ecco un’interpretazione che mi sembra realistica e corredata dai fatti: «l’attività dell’Iss si ferma, gli scienziati stranieri se ne vanno, i loro team vengono smantellati: l’Italia è fuori dalla ricerca scientifica avanzata in campo farmaceutico e biochimico».
E, come diceva Garattini, tale è rimasta.

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UGO LEONE
UGO LEONE
Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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