Diritto al cibo e sicurezza alimentare per città più sostenibili

Si è tenuto il 23 ottobre l’appuntamento online organizzato dal Barilla Center for Food & Nutrition intitolato: “Diritto al cibo e sicurezza alimentare: verso una cittadinanza attiva e consapevole”.

L’evento fa parte de La Buona Battaglia, festival dedicato all’istruzione organizzato dal Comune di Parma. La terza edizione della manifestazione si è svolta dal 20 al 24 ottobre interamente online.

Numerosi gli interventi, moderati da Sonia Massari, ricercatrice della Fondazione Barilla che ha introdotto l’evento, pensato per creare valore per la società, promuovere soluzioni pratiche per la sostenibilità e incentivare una didattica alternativa fornendo direttamente ai docenti strumenti didattici per insegnare l’educazione civica .

Sono intervenuti Claudio Giunta, professore di letteratura italiana a Trento e direttore scientifico della Buona Battaglia, e Ines Seletti, assessore ai Servizi Educativi, Inclusione scolastica disabili ed Informatica del Comune di Parma che ha ricordato l’importante rapporto cibo-città quando si parla di sostenibilità ed educazione civica, raccontando  l’esperienza della città di Parma nel combattere gli sprechi alimentari e nel promuovere un rapporto consapevole con il cibo a partire dalle scuole.

I paradossi di fame e obesità

Successivamente, Elena Cadel, ricercatrice della Fondazione Barilla ha trattato il tema della sicurezza alimentare partendo da un paradosso: le persone che soffrono la fame stanno aumentando ma al tempo stesso sono più di 2 miliardi le persone obese o in sovrappeso. Per questo motivo la domanda non dovrebbe essere se c’è cibo per tutti, ma chi vogliamo nutrire? Infatti, meno dei due terzi della produzione di cibo è destinato al consumo umano, in quanto un 24% è destinato all’alimentazione animale e il 9% viene impiegato per i biocarburanti.

Inoltre, su 1,3 miliardi di tonnellate di cibo prodotte annualmente, circa un terzo viene perso nella filiera o gettato nelle nostre case. Tuttavia, 690 milioni di persone soffrono la fame: questo significa che consumiamo troppe risorse e che la fame è il prodotto di un sistema che non funziona e riguarda il problema di distribuire equamente le risorse produttive e prevenire le perdite e gli sprechi alimentari.

La storia della sicurezza alimentare è iniziata nel 1948, quando è stato riconosciuto il diritto al cibo all’interno della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. Inizialmente era solo un principio che ha portato negli anni ‘60 a voler garantire l’accesso al cibo per tutti. Negli anni ‘90, la sicurezza alimentare è diventato un obiettivo misurabile e nel 1996, in occasione del World Food Summit, venne stabilito un obiettivo ambizioso: dimezzare gli affamati. Esso è stato poi riformulato con gli obiettivi del Millennio e trasformato nel voler dimezzare la percentuale di affamati. Infine, nel 2015 con gli SDGs (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) si è fissato l’obiettivo per il 2030 di eliminare la fame. Tuttavia, ha ricordato Cadel, siamo molto distanti da questi obiettivi e fino ad ora gli sforzi sono stati diretti a garantire il cibo per tutti, senza curare i costi ambientali.

Un approccio “bottom-up”

La proposta dell’approccio bottom-up della sovranità alimentare è quello di valorizzare le conoscenze della popolazione locale e promuovere l’uso di una varietà di tecniche agricole disponibili sul territorio per la sostenibilità alimentare e ambientale. Essa si fonda su sei principi fondamentali: cibo per le persone e non per il profitto; diritto di uomini e donne di produrre cibo; localizzazione dei sistemi alimentari; controllo sulle risorse contro la privatizzazione; rispetto della conoscenza e dei saperi locali; rispetto della natura.

Nell’ultima parte del webinar, la moderatrice ha condotto un’intervista a Chiara Damen, CoordinatriceInternational Advocacy e Policy – Education, Health and Nutrition di Save the Children Italia e Roberto Sensi, Policy Advisor Programma Diseguaglianze Globali di ActionAid Italia.

Le molte forme della malnutrizione

In particolare, Chiara Damen ha approfondito il tema della malnutrizione, per definizione l’alimentazione che non corrisponde alle esigenze nutrizionali.

La malnutrizione si presenta in tutti i continenti sotto forme diverse: si può trattare di malnutrizione cronica, quando impatta sullo sviluppo fisico e nutrizionale e ha effetti irreversibili. Ha una relazione diretta con la povertà e nel 2019 ha interessato 144 milioni di bambini. Oppure si può parlare di malnutrizione acuta, spesso legata a un’improvvisa mancanza di accesso al cibo e colpisce 47 milioni di bambini. I trend degli ultimi anni sono stati decrescenti, ma la situazione relativa al Covid-19 potrebbe aver causato un nuovo aumento. Infine il sovrappeso è una forma di malnutrizione che colpisce 38 milioni di bambini nel mondo..

Roberto Sensi ha, infine, approfondito alcune definizioni chiave necessarie per parlare di cibo e società. Innanzitutto, la sicurezza alimentare è una condizione che si presenta quando non manca e non mancherà cibo sano e una nutrizione adeguata. La sicurezza alimentare ha delle dimensioni chiave, quali la disponibilità fisica, in quantità adeguate, economica, oltre alla disponibilità sul territorio e che sia nutrizionalmente adeguato e sostenibile.

La scuola luogo privilegiato di diritto al cibo

Il diritto al cibo è la formalizzazione giuridica della sicurezza alimentare, per cui le istituzioni sono obbligate a fornire cibo, mentre la fame è la forma più grave di insicurezza alimentare.

Per raggiungere la sicurezza alimentare, secondo Sensi, la scuola si conferma il luogo in cui promuovere il diritto al cibo e la lotta contro la povertà alimentare anche attraverso la mensa scolastica. L’impatto del lockdown nel mondo per il mancato accesso alle mense e ai programmi nutrizionali è stato vasto e la pandemia ha amplificato l’impatto di un fenomeno strutturale, che colpisce principalmente minori e donne.

La chiave per garantire la sicurezza alimentare sarebbe, quindi, quella di costruire interventi strutturati e non solo emergenziali, che abbiano una portata di lungo periodo. Servono, per questo motivo, approcci che siano guida per le politiche e sostenute da risorse.

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