Ecokids: il Festival CinemAmbiente dedicato ai più piccoli è uno spunto per nuovi metodi di insegnamento

Negli ultimi anni il modo di “fare educazione” si è visto costretto ad apportare variazioni significative: tra gli insegnanti è sempre più presente la necessità di avvicinare gli studenti alle tematiche ambientali.
Anche il Festival CinemAmbiente ha ritenuto importante dedicare uno spazio ai bambini: dall’inquinamento da plastica (“
Consciència”) alla siccità (“Water is Life”), dalla dipendenza dai social media (“WhateverTrEE”) alla sostenibilità ed economia circolare (“La Challenge”), tanti sono i temi toccati da questa edizione del Festival. L’obiettivo – e l’urgenza – è di consapevolizzare e responsabilizzare le nuove generazioni alle problematiche ambientali con cui siamo (e saremo) costretti a coesistere. Ma qual è il modo migliore di avvicinare i più piccoli a queste tematiche?

Estratto del cortometraggio WhateverTrEE di Isaac King

Nuove tecniche di educazione ambientale

Il concetto chiave è “stimolo visivo”: è necessario dare un volto all’oggetto di questa crisi ambientale, per poter empatizzare e creare una connessione con esso.
Rivolgendosi ad un pubblico più piccolo, risulta molto efficace affrontare con semplicità (ma mai con superficialità) e a volte ironia tematiche molto varie, per permettere ai bambini di avere una visione
in toto di che cosa sta succedendo e succederà nel mondo e, a livello inconscio, immedesimarsi nell’oggetto appena visionato. “Pengugee” di Stephen Quenet, cortometraggio in cui il servizio “adotta un pinguino” viene preso alla lettera, e “Urban Oasis” di Hervé Bressaud, dedicato alla coesistenza tra esseri umani e animali, sono due esempi di comunicazione efficace di tematiche quali le migrazioni climatiche e la biodiversità.

Estratto del cortometraggio Pengugee di Stephen Quenet

I bambini sono menti non contaminate in cui riporre speranza, che attraverso queste nuove tecniche di educazione ambientale potranno raggiungere un livello di consapevolezza e attivismo maggiore rispetto al nostro. Come ci ricorda Bressaud in “Urban Oasis”, insieme possiamo cambiare, e questo sarà possibile grazie ad un dialogo intergenerazionale.

Scrive per noi

Federica Benedetti
Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato per Lavoro Culturale e la rivista pH.

Federica Benedetti

Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato per Lavoro Culturale e la rivista pH.

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