Facciamo un patto? Continua il dialogo per “Nature in Mind” e arriva la sua grande protagonista: l’educazione

Nella terza sessione, che occupa gran parte della mattinata, si raggiunge un unico grande insegnamento: l’educazione ambientale dev’essere priorità di tutti ma, soprattutto, in collaborazione con tutti.

Scuola, città e territorio

La prima parte della sessione, moderata dalla giornalista e vice Presidente di Greenaccord, Christiana Ruggeri, verte su i tre grandi luoghi che dovrebbero essere non solo scenario ma anche motori del cambiamento nella salvaguardia ambientale. Il grande obiettivo che lega i protagonisti di questo panel, vale a dire la scuola, il territorio e le città, è la loro riconnessione con la natura. Partiamo allora dall’impresa più difficile: il connubio tra città e natura, ora possibile con “Urban Nature”. Maria Antonietta Quadrelli, in rappresentanza di WWF Italia, parte da un dato: nel 2007, la popolazione che viveva in città ha superato quella rurale. Non bisogna invertire totalmente questa rotta, ma adattarsi alle nuove esigenze, con un nuovo metodo, una nuova soluzione.

“IL WWF pone, ad una serie di soggetti istituzionali e civici, il tema del ripensamento della città. Dobbiamo integrare la natura nella pianificazione urbana, con un percorso inclusivo e rivolto alla società civile e soprattutto ai più giovani. Non è un caso se, dal 1991, anno della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza, si considera l’infanzia come indicatore di benessere sociale: una città a misura di bambini vuol dire una città a misura di tutti.

L’importanza della riqualificazione degli spazi come possibilità di garanzia per un benessere non solo individuale ma anche sociale, è un’idea ripresa anche da Sergio Castelbolognesi, Presidente KKL Italia, che ha già piantato più di 260 milioni di alberi non solo a tutela e promozione dell’educazione ambientale, ma anche come gesto di commemorazione sociale.

L’educazione come unica possibilità di cambiamento

Fabrizio Bertolino, docente universitario, per parlare di educazione si relaziona non ai giovani, ma agli insegnanti, i futuri insegnanti e ai genitori: coloro che dovrebbero essere i primi fautori del cambiamento. Dopo aver delineato lo scenario del momento, partendo quindi da una situazione critica come quella odierna del rapporto tra i bambini e la natura, il professore identifica prima dei segnali positivi, presenti in una nuova impostazione dell’educazione, per chiudere con un segnale di speranza. Un segnale positivo da sottolineare subito? La creazione di nuovi servizi educativi che permettano un contatto continuativo tra bambini e natura e la conseguente rete nazionale delle scuole all’aperto. L’ultima slide della sua presentazione recita: “When we heal the earth we heal ourselves” (“Quando curiamo la Terra curiamo noi stessi”, trad. nostra). E l’idea che curando il pianeta ci prendiamo anche cura di noi stessi risuona nel discorso di Luciano Sammarone, Direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Dopo aver ricordato che il ben 22% del territorio nazionale sia territorio protetto, ritorna su quella che lui considera la chiave per il mantenimento e la tutela del nostro territorio.

“Uno degli strumenti più importanti che abbiamo è quello dell’educazione ambientale. Per supportare la cultura della sostenibilità ci devono essere nuove sfide, per promuovere nuovi modelli, tra cui la creazione di reti e collaborazioni. E questo evento ne è un esempio.”

Facciamo un patto?

Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica.

La seconda parte della sessione prevede la partecipazione di esponenti molto diversi del mondo della sostenibilità ambientale. Quello che si vuole dimostrare, anche con il titolo dell’incontro, è che per cambiare veramente lo status quo, si debba fare “un patto” che includa le più differenti parti della società civile.

Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, ricorda subito l’importanza della collaborazione e della collettività nell’educazione: per educare un bambino ci vuole l’intero villaggio. Questo villaggio educativo dev’essere costruito tutti insieme, per questo ci vogliono esponenti in rappresentanza delle diverse parti di questo “villaggio sostenibile”. Si passa allora a parlare della costituzione e del rispetto dei diritti dell’ambiente con Marco Bussone, Presidente UNCEM; per poi toccare il mondo del lavoro con Vanessa Pallucchi, portavoce Forum del Terzo Settore. A questo punto si dà la voce ai giovani con Federica Gasbarro, delegata Youth4Climate per l’Italia, che invita gli ascoltatori a focalizzarsi sulla formazione degli studenti come vero e proprio primo atto di rivoluzione e a Hatim Aznague, delegato Youth4Climate Milano e Glasgow per il Marocco.

Si arriva, infine, al discorso di Lamberto Iezzi, Presidente Centro di Ricerca e Innovazione Prometeo in Venezia -Community, che fa un appello alle istituzioni formative al fine di fornire sempre, ai giovani, quel corredo strumentale atto a mantenere uno sguardo perspicace sull’insieme, per poter riconoscere, nelle differenze, l’unità.

Conclude l’incontro Barbara Floridia, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Istruzione, che pone, con passione e competenza da “donna di scuola”, ancora una volta la scuola al centro.

La scuola è la vera struttura del paese: senza muoversi può essere ovunque. È il centro.

Facciamo un patto!

Gen. Antonio Pietro Marzo firma il Global Compact on Education.

Non basta dirlo teoricamente, bisogna agire subito. Proprio per questo motivo, alla fine della sessione, il generale del CUFAA, Antonio Pietro Marzo, ha firmato il patto educativo globale lanciato da Papa Francesco.

Il segnale è forte: alle parole devono seguire subito i fatti. Ed è una promessa che ci dobbiamo fare tutti e che molti interlocutori hanno sottolineato durante il loro intervento: questo convegno dev’essere solo il punto di inizio di nuove sfide e cambiamenti da affrontare, partendo da ora. Da subito.

 

 

 

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Carola Speranza
Carola Speranza
Dopo aver conseguito la doppia laurea triennale nel dipartimento di Lettere moderne all’Università degli studi di Torino e Université Savoie Mont-Blanc, ottiene la laurea magistrale binazionale in Filologia moderna all’Università Sapienza di Roma e Sorbonne Université di Parigi. È fondatrice e autrice del blog “Grandi Storielle”.

Carola Speranza

Dopo aver conseguito la doppia laurea triennale nel dipartimento di Lettere moderne all’Università degli studi di Torino e Université Savoie Mont-Blanc, ottiene la laurea magistrale binazionale in Filologia moderna all’Università Sapienza di Roma e Sorbonne Université di Parigi. È fondatrice e autrice del blog “Grandi Storielle”.

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