Green school, Felicità nazionale lorda e democrazia nella quinta sessione di Nature in Mind

Negli straordinari incontri romani a Palazzo Rospigliosi, il pomeriggio del 20 maggio è stato animato dalla quinta sessione, dal titolo “Educazione e Natura”. Speakers d’onore: l’ex Ministro dell’Istruzione del Regno del Bhutan T. S. Powdyel e David Orr, professore all’Oberlin College (USA), membri del board internazionale WEEC Network.

La quinta sessione era rivolta soprattutto al mondo della scuola e della formazione dei formatori. Chiamata dal piano del Ministero dell’Istruzione a una “RiGenerazione” a tutto campo, la scuola è il luogo d’elezione per la riconnessione con la natura, sulla base di una vera cultura della biodiversità. Il mondo accademico, in generale, rappresenta la culla del futuro dove nascono le esperienze formative che avvicinano i giovani a un contatto diretto con l’ambiente circostante. 

Ad aprire la sessione due membri del segretariato internazionale WEEC, Thakur S Powdyel e David Orr, mentre il giorno prima era intervenuta Lucie Sauvé, anche lei componente del board WEEC.

T. S. Powdyel

Ed è proprio da questo concetto che prende via l’idea di “My Green School” il libro scritto da T. S. Powdyel e tradotto in 18 lingue, tra cui in italiano (edito da WEEC Network nella collana Effetto farfalla e scaricabile CLICCANDO QUI).
Il libro è un viaggio attraverso tutti i modi in cui la scuola può essere verde e con cui può contribuire alla felicità di una nazione: c’è il verde della Natura e ci sono tanti domini da rendere verdi, che corrispondono agli aspetti non materiali della vita; sociali, culturali, intellettuali, spirituali, psicologici, estetici, morali.
Ed è per questo che non pare strano il fatto che il Bhutan sia celebre per aver adottato la Felicità nazionale lorda al posto del PIL come bussola di governo.

La copertina di La Mia Scuola Verde, in distribuzione gratuita per la Giornata mondiale dell’educazione ambientale, 14 ottobre.

Ed è di bussole, il Mandala Sherig, che ci parla Powdyel.
Il Mandala Sherig è rappresentato da otto elementi vitali: madre natura, la società, la cultura, l’intelletto, il mondo accademico, l’estetica, la spiritualità e l’etica. Questi elementi hanno un effetto irresistibile sull’educazione, sui sistemi educativi e sui professionisti dell’educazione, e rendono l’esperienza di apprendimento autentica e soddisfacente. Il verde è un colore, ma, cosa più importante, è una metafora per qualsiasi cosa e tutto ciò che supporta e sostiene la vita in tutta la sua infinita varietà. La visione sacra di My Green School è che i nostri bambini e giovani che passano attraverso questa esperienza mentre sono a scuola, rilasceranno alla società i valori e le virtù delineati nel Mandala. Aiuteranno a costruire una società più armoniosa e una nazione più saggia e contribuiranno a creare un mondo migliore. 

Educazione e democrazia

“Se il nostro lavoro di educatori vuole avere successo, dobbiamo preparare i nostri studenti ad affrontare le sfide interrelate della democrazia e della stabilità climatica per costruire un ponte robusto verso un mondo post-combustibili fossili che sia democratico, giusto, resiliente e durevole.”

David Orr

Con queste parole David Orr è riuscito a mettere insieme i rischi climatici, i rischi alla democrazia e il tema dell’educazione ambientale.
Gli studenti devono sapere come funziona la Terra come sistema fisico, devono conoscere il principio base della democrazia, perché entrambi sono importanti per le loro vite e carriere. La nuova generazione di leader deve essere in grado di comprendere che siamo cittadini di una comunità civica ed ecologica indivisibile.
A tale proposito le università devono impiegare meglio le loro risorse di insegnamento, ricerca, esperienza, eventi pubblici, consulenza, pianificazione della carriera e formazione della leadership nello sforzo di preservare un pianeta abitabile e i diritti, duramente conquistati, delle persone di scegliere come sono governati, da chi e a quali fini.

Dialogo tra educatori formali, non formali e informali

A seguire, la tavola rotonda dal titolo “Dialogo tra educatori formali, non formali e informali”, iniziata con il tema della complessità e che consente di ragionare di “educazione alla sostenibilità”.

Federico Butera, professore emerito di Fisica tecnica ambientale al Politecnico di Milano, membro del CTS del Piano Ri-Generazione Scuola del Ministero dell’istruzione, ci suggerisce come sia necessario un cambiamento di prospettiva del rapporto uomo-ambiente: non dobbiamo cercare una mediazione, ma una nostra integrazione. E questo deve essere il messaggio da trasmettere specialmente alle nuove generazioni, attraverso la scuola, mediante la conoscenza dei processi che regolano il funzionamento della biosfera, delle alterazioni che causiamo con le nostre azioni e delle ragioni che ci spingono ad agire così come agiamo.

Andrea Campanaro, ricercatore presso il CREA di Firenze (Centro di ricerca Difesa e certificazione) presenta i progetti di citizen science, “scienza partecipata” un approccio che prevede il coinvolgimento lento e attivo dei cittadini non professionisti.  In particolare il progetto LIFE ESC360 si è rivolto ad un target di giovani fra i 18 e i 30 anni che sono stati coinvolti in attività di monitoraggio di habitat e specie protetti nelle riserve naturali statali incluse nella Rete Natura 2000 e gestite dal Raggruppamento Biodiversità dell’Arma dei Carabinieri. Queste esperienze mirano all’integrazione dei cittadini nella ricerca scientifica in modo tale da poter sviluppare una cittadinanza di nuova generazione che abbia a cuore e “in mente” la natura.

Luis Romera, professore ordinario di Metafisica presso la Facoltà di Filosofia della Pontificia università della Santa Croce, ricorda come nell’analisi della dimensione educativa del rapporto con la natura entrino in gioco diversi elementi. Questi elementi costituiscono insieme una totalità crescente e sempre formativa che aiuta in maniera progressiva la maturazione della persona, con ricadute relazionali, civiche e sociali di notevole portata. Tale intreccio è costituito da dimensioni formalmente educative, ma anche da altre che non siamo soliti denominare educative, e che tuttavia lo sono in modo incisivo. 

Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi, sottolinea come l’educazione ambientale e la conservazione della biodiversità siano due settori che negli ultimi anni hanno subito una decisa evoluzione con un approccio e metodologie che consentono di perseguire in maniera sempre più efficace importanti obiettivi educativi. Per citare un esempio, il parco nazionale del Gran Paradiso è passato dal fare interventi per le scuole di tipo tradizionale (come accogliere gite scolastiche ed accompagnarle in natura, o in interventi in aula una tantum) ad una progettualità più articolata, completa e duratura con le scuole del territorio. Un altro esempio da ricordare è il progetto LIfe ASAP, un progetto co-finanziato dall’Unione Europea che ha come obiettivo la riduzione del tasso di introduzione di specie aliene invasive (IAS) sul territorio italiano e mitigarne gli impatti.

Tomaso Colombo, responsabile di AREA Parchi e vicepresidente della Rete WEEC Italia, ci ha portato l’esperienza di Parco Nord Milano e in particolare del progetto “Forestami”, promosso da Città metropolitana di Milano, Comune di Milano, Regione Lombardia, Parco Nord Milano, Parco agricolo Sud Milano, ERSAF e Fondazione di Comunità Milano, che prevede la messa a dimora di 3 milioni di alberi entro il 2030, per far crescere il capitale naturale, pulire l’aria, migliorare la vita della metropoli di Milano e contrastare gli effetti del cambiamento climatico.

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Mona Ghobashi
Mona Ghobashi
Laureata in Scienze politiche e sociali, attualmente sta terminando la laurea magistrale in Relazioni internazionali, area MENA. Ha collaborato con il Centro Studi Africani e attualmente presta Servizio Civile presso l'Istituto Scholé

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