I bambini non sono uguali davanti all’emergenza. Per chi è in condizioni di svantaggio la situazione peggiorerà

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I lunghi mesi di chiusura delle scuole aggraveranno la povertà educativa e i sostituti digitali, di per sé insufficienti, valgono meno per chi è in condizioni di svantaggio, socioeconomico o psicofisico. Materiali per affrontare meglio la sfida della “scuola a casa”. Ad esempio, imparando a vigilare sulle “fake news”.

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La povertà educativa è quella condizione in cui il diritto dei bambini e degli adolescenti ad apprendere, formarsi, sviluppare capacità e competenze, coltivare le proprie aspirazioni e talenti è privato o compromesso. È leso il diritto allo studio, ma sono lese anche le opportunità educative a tutto campo, da quelle connesse alla fruizione culturale, al diritto al gioco e alle attività sportive.
Ovviamente, l’accesso alle risorse culturali e educative è limitato dalle ristrettezze economiche delle famiglie svantaggiate.
La condizione di svantaggio si verifica anche di fronte al digitale (su cui oggi si punta per non interrompere del tutto le attività didattiche), che è in questa situazione non l’utile integrazione, ma il surrogato di scuola vera, con il suo corredo di relazioni e di rapporto di gruppo. Una condizione di svantaggio cui possono sommarsi altre condizioni, come lo svantaggio di chi soffre di disabilità psichiche o fisiche.
C’è dunque da chiedersi quali scenari di macerie educative vedremo all’apertura del nuovo anno scolastico (dato per ormai di fatto chiuso quello in corso, unito alla privazione di ogni altra opportunità educativa, di gioco o di sport). La pandemia avrà lasciato, oltre a uno strascico di lutti, a traumi psicologici profondi, a conseguenze sociali di ogni tipo e a gravi contraccolpi economici, anche un aggravamento dei livelli di istruzione, oltre a quelli già esistenti e che i bambini autori dei teneri messaggi riportati nella foto di apertura di questo articolo involontariamente testimoniano.

Divario digitale e “scuola a casa”

Il digitale è un placebo o un surrogato, non una panacea. “Attenzione al divario digitale”, ricorda Stefano Pasta (“Il rischio di allargare la forbice tra Gianni e Pierino”). L’articolo fa parte di un interessante numero speciale della rivista “Essere a scuola. Rivista di aggiornamento professionale per il Primo Ciclo di Istruzione” dedicato a “La scuola a casa” (il fascicolo è scaricabile gratuitamente).
Gianni, in questo caso, è «Anna, figlia di un professore di liceo e di un’avvocatessa, frequenta la terza media e ha ricevuto la notizia che dal lunedì seguente sarebbe iniziata la didattica su Classroom: “Tutta la mattina”, sospira per la fine della vacanza inattesa, ma in realtà si capisce che è contenta; intanto suo padre sperimenta Zoom, l’applicazione scelta dal suo collegio docenti».
Pierino è «Nicolas, che abita in una casa popolare in periferia, fa anche lui la terza media, ma mi dice che non ha notizie della sua futura settimana scolastica; sua madre accenna qualcosa (“Sì, sono arrivate delle cose sul cellulare, ma non capisco”), ma subito mi sottolinea che è preoccupata perché da tre settimane non lavora, con il suo contratto a chiamata non ha alcuna tutela e il settore degli alberghi, in cui fa la cameriera ai piani, è fermo per il coronavirus».
Tra le conseguenze del coronavirus, osserva Porta, «vi è l’aumento delle diseguaglianze, grazie al fatto che alcune famiglie, nel periodo delle scuole chiuse, possono fornire il supporto economico e culturale, mentre altre famiglie non hanno la disponibilità di strumenti essenziali e delle competenze per accompagnare e motivare i figli».
E ricorda che secondo l’Istat, nel 2018 oltre il 27% delle famiglie con uno o più figli minori non aveva un collegamento a banda larga fisso a casa.
Un secondo punto è che la formazione a distanza e l’uso di strumenti digitali per l’insegnamento non si improvvisano.
Insomma, anche di fronte all’emergenza Coronavirus si conferma che, come spiega il direttore della rivista Pier Cesare Rivoltella, il divario digitale costituisce una forma di esclusione e di negazione della cittadinanza che colpisce gli anziani, gli abitanti delle periferie, i migranti: sviluppare competenze digitali diviene sempre di più un obiettivo delle politiche pubbliche. E si conferma, come denuncia amaramente Stefano Porta, che «Il rischio che la scuola sia classista non è certo portato dal virus, che lo ha solo fatto emergere».

La professoressa di “Lettera a una professoressa” della scuola di Barbiana non è ancora andata in pensione.

Le “posture sui social”

La bulimia informativa non è detto che aiuti, osserva Pier Cesare Rivoltella nell’editoriale del numero, individuano nel discorso dei social quattro “posture, proponendole come primo grande tema di riflessione per gli insegnanti con le loro classi:
«Anzitutto la postura ingenua: è la postura di chi dà credito alle fake e si accinge ad assumere vitamine per evitare il contagio, di chi alimenta le catene di S. Antonio, ma anche di chi si emoziona e partecipa con trasporto alle gioie e ai dolori degli altri attraverso i post, le storie, le immagini.
Vi è poi la postura critica: è quella di chi intenzionalmente prova a favorire la riflessione (anche attraverso l’arguzia, la battuta, il meme che sdrammatizza con l’ironia), offre spunti al pensiero, fornisce esempi di testimonianza (…).
Ancora, la postura idiota: lo dico nel senso etimologico della parola greca di colui che è centrato su se stesso e che anche nel momento dell’emergenza, della precarietà, del bisogno non esita a ritagliare uno spazio per il proprio Ego. (…)
Infine la postura cinica. È la postura di chi sa sempre tutto, di chi non si emoziona per niente, di chi vede complotti dappertutto e che non riesce a comprendere che la critica è costruttiva e non distruttiva. È la postura di chi di fronte alla scuola che si rimbocca le maniche e prova a lavorare a distanza la accusa di cedere al mercato e all’ideologia neoliberista che lo sostiene, ed è anche la postura di chi dice no, a prescindere, sempre, qualsiasi cosa si faccia».

Media education

Per questo il numero speciale di “Essere a scuola” offre una ricca serie di riflessioni, esperienze, proposte e documenti per un buon uso dell’e-learning e la media education, compresi quelli alunni che, come dicevamo prima, si vedono privati dell’aiuto che la scuola può dare a chi è in svantaggio psicofisico. COVID, propone la rivista, potrebbe essere declinato in “Costruire

Come informare correttamente sul Coronavirus.

Opportunità e Validi Interventi anche per alunni con Disabilità”.
Interessanti anche gli spunti per difendersi dalle fake news e dall’entropia dei social, in base alle iniziative di “fact checking” e anti-bufale (vedi figure 1 e 2).

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MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.

MARIO SALOMONE

Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.

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