I giovani e la montagna

La montagna conosce un progressivo spopolamento ed è affetta, più di altre aree, da un invecchiamento della popolazione. Il progetto Peer education “I giovani spiegano la montagna ai giovani” promosso dall’Istituto e realizzato grazie al contributo della Regione Piemonte.

 

La composizione della popolazione muta non solo per ragioni anagrafiche, ma anche in virtù di processi migratori (utilizzo delle valli come abitazione di chi, a prezzo di un forte pendolarismo, ha però la sua vita lavorativa nei centri di pianura e scegli la montagna come residenza per il minor costo delle case e/o una relativamente migliore qualità della vita ).
Tradizionalmente separata dal mondo di pianura (anticamente vi erano più rapporti tra versanti opposti della montagna che tra il monte e il piano), è stata poi “conquistata” dai cittadini (l’Atlante tematico delle Alpi mostra ad esempio un rapporto speculare tra densità abitativa in città e densità di seconde case in montagna) come luogo di svago e di sport, ma l’approccio culturale è rimasto sostanzialmente distante. Per la maggior parte degli abitanti della pianura è ancora ignorato (forse per poco interesse) “cosa c’è a monte di quello che c’è a valle”. Dalla montagna scendono fiumi in piena, scendono detriti, qualche prodotto tipico e il mondo che conta è quello convulso delle conurbazioni, delle aree metropolitane, delle infrastrutture che anche quando investono la montagna servono solo all’economia e agli scambi delle pianure.

L’azione di conservazione, valorizzazione e promozione del patrimonio montano (la bellezza dei grandi scenari naturali, la cultura materiale della montagna, la biodiversità, i segni della spiritualità, il tesoro di varietà locali vegetali ed animali, il sapere delle comunità che hanno in passato saputo vivere dignitosamente e sobriamente in un ambiente difficile, i beni immateriali della montagna – lingue e dialetti, leggende, tradizioni, cultura popolare, ecc.):
deve offrire una possibilità di lavoro e realizzazione anche alle nuove generazioni;
deve proporre un modello non più “predatorio” al turismo proveniente dalle aree urbanizzate.
Vanno, ad esempio, in questa direzione molti progetti transfrontalieri, tra cui Via alpina e il suo proseguimento Viadventure.
Inoltre, la nuova composizione demografica (cui si è già accennato) e la forte attrazione esercitata dalla città e dai suoi modelli di produzione e consumo richiedono una ricostruzione -modernamente, e non nostalgicamente, rideterminata, perché altrimenti si tratterebbe di un’operazione arretrata e perdente- del senso di appartenenza e di identità.
Chiedendosi anche quale significato abbiano memoria e senso dei luoghi per chi non sia nativo della montagna.
Per i giovani, infine, risulta particolarmente difficile pensare alla montagna come luogo di innovazione e di speranza. Le località alpine dispongono di pochi istituti di istruzione secondaria di secondo grado e la maggior parte degli studenti è quindi costretta a frequentare le superiori (per non dire dell’università) nel capoluogo di provincia o, al massimo, nei grossi centri allo sbocco delle valli. La vita “di pianura” appare più attrattiva, più ricca di opportunità, più vicina allo stile di vita (vivace ma anche… energivoro) e al carattere dei giovani.
Il rischio è di una “selezione antropologica” in negativo, che faccia restare in montagna solo i giovani che temono la modernità, o non amano troppo le reti di relazioni ampie e aperte, o che hanno meno alternative. O che i mestieri della montagna siano esclusivamente quelli “ancillari” del cittadino (il maestro di sci, le professioni turistiche, ecc.). Che non emerga, invece, una possibilità di imprenditività, di trasformazione e di essere anzi un modello per la pianura e la città: di uso del tempo e dello spazio, di coesione e inclusione sociale, di “dematerializzazione” dell’economia, di risparmio energetico, di bioarchitettura, di salute e genuinità, di modi “sostenibili” di produrre e di consumare, di uso di nuove tecnologie (ad esempio per il telelavoro), ecc.

Per Informazioni:
Che cos’è la Peer education
La prima fase del progetto
I giovani protagonisti della montagna

 

R.A.

 

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