Il bilancio sullo stato di salute di habitat e specie

La  Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, unitamente alla precedente direttiva “Uccelli”, rappresenta la politica comunitaria a tutela del patrimonio naturalistico e si prefigge di promuovere la conservazione della biodiversità mediante il mantenimento o il ripristino degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo.

Quest’impegno collettivo tra Stati membri e Commissione Europea, ha permesso di realizzare la prima valutazione sistemica dello stato di conservazione degli habitat naturali e delle specie selvatiche dell’Unione europea. L’attuazione della Direttiva “Habitat”, quindi, contribuisce ad accertare se l’Unione Europea è sulla buona strada per la realizzazione degli obiettivi che si è data per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010, stabiliti durante il Summit di Gothenburg nel 2001. Gli Stati membri sono tenuti, ai sensi dell’art. 11 della Direttiva, a garantire la sorveglianza dello stato di conservazione per gli habitat su tutto il territorio nazionale. I risultati dello studio, relativo al periodo 2001-2006, e pubblicati nel 2007, indicano che solo una ridotta percentuale di habitat e specie monitorate si trova in uno stato di conservazione soddisfacente.

La Direttiva è costruita intorno a due pilastri:

1. La rete ecologica Natura 2000 che è composta da un complesso di siti caratterizzati dalla presenza di habitat e specie sia animali e vegetali. La sua funzione è di garantire la sopravvivenza a lungo termine delle biodiversità presenti sul continente europeo e quindi laddove ce ne sia bisogno intensificare gli interventi di restauro ecologico nazionale ed europeo. La rete Natura 2000 è costituita da: Zone a Protezione Speciale, per la protezione delle specie migratrici e Siti di Importanza Comunitaria al fine di contribuire in modo efficace a mantenere o a ripristinare habitat naturale o specie in uno stato di conservazione soddisfacente. Alla rete, sono stati recentemente integrati 769 nuovi siti, la maggior parte in Bulgaria, Romania e Polonia, rappresentando così la più vasta rete di aree protette al mondo, con una superficie totale di 700.000 km² ripartiti nei 27 stati membri dell’UE. La rete si compone di riserve naturali, zone speciali di conservazione e zone di protezione speciale. L’ampliamento interessa otto delle nove regioni biogeografiche dell’UE (alpina, atlantica, regione del Mar Nero, boreale, continentale, mediterranea, pannonica e steppica) che nel complesso riflettono la grande biodiversità del continente. Entro la fine del 2009, la Commissione prevede l’integrazione di altri siti.

2. Altro pilastro della Direttiva è il Regime di Tutela che include una serie di divieti concernenti specifiche attività di minaccia diretta o disturbo alle specie e, inoltre, vieta il commercio di esemplari vivi o morti o parti di essi.

Il ruolo cruciale delle azioni di conservazione realizzate nell’UE sono: sia per la creazione e l’ampliamento della rete Natura 2000, sia per intensificare gli interventi di restauro ecologico in ambito nazionale ed europeo. Nel 2007, gli stati membri hanno fornito le prime esaurienti informazioni sullo stato di conservazione degli habitat e delle specie d’interesse comunitario. I risultati analizzati dal Centro tematico europeo sulla Diversità biologica (ETC/BD) per conto della Commissione europea, indicano che nel complesso solo il 17% degli habitat e della conservazione delle specie mostra una condizione soddisfacente, il 18% degli habitat e il 31% della conservazione delle specie, invece ha una valutazione sconosciuta dovuta alla mancanza di dati per l’impossibilità degli studiosi ad arrivarci. Le autorità nazionali hanno inviato per via telematica 2.756 rapporti distinti per le diverse tipologie di habitat e 6.064 relazioni di specie, integrati da 16.000 cartine a copertura di 216 tipi di habitat e 1180 specie (inclusi generi e sottospecie). Gli Stati membri hanno indicato la categoria “sconosciuto” per il 13% degli habitat e il 27% delle specie monitorate. Sono stati monitorati 701 habitat e il 37% indica uno stato di conservazione “cattivo” mentre il 28% è “inadeguato”. Solo il 17% è “favorevole” soprattutto nella regione biogeografia alpina. Le “prospettive future” sono state giudicate “sfavorevoli” in oltre il 50% degli habitat monitorati. Più del 20% delle valutazioni ha indicato un andamento negativo per la superficie degli habitat. Delle 2240 specie monitorate, lo stato di conservazione è giudicato per il 22% “cattivo”, delle regioni biogeografiche e per il 30% “inadeguato” nel caso dei molluschi e artropodi. La regione biogeografia boreale ha la più alta percentuale di valutazione di specie in stato di conservazione”favorevole”, mentre la più bassa si osserva nella regione atlantica. Molluschi e artropodi sono tra i gruppi più minacciati. Le specie in base al “cattivo” stato di conservazione sono i mammiferi che si attestano al primo posto nella regione macaronesica, mentre nella regione pannonica la percentuale più alta riguarda le piante vascolari e non-vascolari. Per quanto riguarda la conservazione degli ambienti marini, si è ancora all’inizio a causa della mancanza dei dati nel mare e alla loro qualità. L’attuazione di progetti europei come LIFE, che promuovono la cooperazione internazionale e generano dati preziosi su cui basare le future politiche d’intervento, sembrano essere una grande prospettiva per avere in futuro dati più certi. Il quadro generale di tali interventi mostra come lo stato di conservazione della maggior parte degli habitat e delle specie d’interesse comunitario non è considerato ancora soddisfacente, in tal senso la Comunità europea ha deciso d’inserire negli allegati della direttiva “Habitat” soltanto le specie e gli habitat che destavano maggiori preoccupazioni. La rete Natura 2000, tuttora in fase di realizzazione, soprattutto per l’ambiente marino, e il programma Life, dovranno avere il loro tempo per ripristinare lo stato di conservazione di habitat e specie. Passi avanti saranno fatti grazie alle esperienze e conoscenze acquisite che orienteranno gli studiosi a usufruire nel miglior modo possibile delle risorse a loro disposizione, intervenendo soprattutto nelle dune, nelle torbiere e nelle formazioni erbose che costituiscono i gruppi di habitat peggio conservati; a conservare al meglio gli habitat agricoli; e a capire ancora una volta che i cambiamenti climatici incidono più del 50% nelle zone umide minacciando le specie degli invertebrati.

15 luglio 2009

eco 4

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