Il genocidio merceologico

È di recente apparso il rapporto The World’s Worst Pollution Problems: Assessing health risks of hazardous waste sites, pubblicato a cura dell’associazione ambientalista e umanitaria Greencross Svizzera, quella “crocerossa” ambientale creata in Europa dall’ex-segretario sovietico Gorbaciov.
Il nuovo volume, sulla base di ricerche condotte dal Blackmisth Institute di New York, fa un bilancio di un fenomeno di cui poco si parla: le malattie, le morti e i dolori umani conseguenti l’esportazione, da parte dei paesi industriali nei paesi poveri, africani e asiatici ex-coloniali, di rifiuti tossici e materie velenose. Un saccheggio secolare e un’invasione di rifiuti

Per secoli i paesi europei hanno portato via dall’Asia, dall’Africa e dall’America, di cui si sono appropriati come colonie, grandissime ricchezze costituite da metalli preziosi come oro e argento, diamanti, prodotti agricoli e forestali, gomma, fibre tessili, caffè, cacao, spezie, ricchezze grazie alle quali hanno avviato la propria industrializzazione e fortuna finanziaria. Anche quando, dopo gli anni quaranta del Novecento, i paesi ex-coloniali hanno conquistato l’indipendenza, quelli industriali hanno continuato a portare via a basso prezzo materie prime preziose come petrolio, carbone, minerali metallici, prodotti agricoli, attraverso compagnie multinazionali, la corruzione di governanti, la vendita di armi, alimentando conflitti e divisioni fra paesi ed etnie.

A questo flusso di ricchezza si è lentamente sovrapposto, soprattutto in questi ultimi decenni, un altro flusso alla rovescia: l’esportazione dai paesi ricchi a quelli poveri di “merci negative” costituite da rifiuti e scorie spesso tossiche e velenose. La crescita della produzione industriale mondiale, l’uso di nuovi processi e la fabbricazione di nuovi oggetti, come quelli legati all’elettronica, ha fatto aumentare, in una specie di reazione a catena, la massa dei rifiuti industriali e urbani: miliardi di tonnellate ogni anno nel mondo, una diecina di milioni di tonnellate all’anno di rifiuti pericolosi soltanto in Italia. La crescente conoscenza e sensibilità ambientale nei paesi industriali ha portato a norme sempre più rigorose sulle discariche e l’incenerimento dei rifiuti, il cui smaltimento si è fatto quindi sempre più costoso….

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Scrive per noi

GIORGIO NEBBIA (1926-2019)
Giorgio Nebbia, scomparso all'età di 93 anni il 3 luglio 2019, è stato una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita (nel 1926), è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995, poi professore emerito, insignito anche dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti.

GIORGIO NEBBIA (1926-2019)

Giorgio Nebbia, scomparso all'età di 93 anni il 3 luglio 2019, è stato una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita (nel 1926), è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995, poi professore emerito, insignito anche dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti.

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