Il linguaggio fotografico che ci educa a rallentare e a riflettere

Un occhio sull’ambiente e sulla società che ci insegna cosa significa fermarsi ad osservare la drammatica realtà in cui siamo immersi e di cui siamo la causa: il linguaggio fotografico ci invita a riflettere proprio su questa realtà e a riflettersi in essa. Arriva in Italia la mostra del World Press Photo Exhibition 2022.

In copertina Phosphor Tailings Pond #4, Near Lakeland, Florida, USA, 2012 © Edward Burtynsky, 2021 Sony World Photography Awards

 

Riflettere sulla crisi climatica e sulla sua causa prima: l’essere umano. Riflettere sulle moltitudini di specie animali e vegetali la cui scomparsa rischia di impoverire e di indebolire gli ecosistemi. Nel 2022, riflettere sull’origine antropica di tale crisi e tale estinzione. La fotografia ci porta a fare proprio questo: a riflettere. L’urgenza di narrare la storia della Terra e di riflettere su questa narrazione, infatti, porta il linguaggio fotografico ad essere tra i portavoce principali della storia del nostro Pianeta. Così, attraverso quest’arte silente, vengono messe a nudo la sacralità e la fragilità del pianeta Terra, non lasciandoci altra scelta se non quella di fermarci ad osservarle… e riflettere.

Educare a riflettere e a riflettersi

“Bare Land” della serie Life on Earth © Lorenzo Poli, Italy, Winner, Professional, Landscape, 2022 Sony World Photography Awards

In un mondo accelerato che non ci permette di mettere in atto quella pratica riflessiva necessaria all’attuazione di nuove modalità per fronteggiare la crisi climatica, il linguaggio fotografico ci aiuta a rallentare, insegnandoci una lezione preziosa: il fotografo, infatti, mette a disposizione la sua opera, lasciando a noi il compito di raccontarci la sua storia e di riflettere su di essa (e di riflettersi in essa). Questo obiettivo è evidente – e sempre più presente – tra i molteplici scatti di alcuni dei vincitori di due dei più rinomati concorsi fotografici: i Sony World Photography Awards e il World Press Photo.

Per la sezione “paesaggio” della categoria Professional dei Sony World Photography Awards, il primo classificato è Lorenzo Poli (Italia) con la serie “Life on Earth”. Nei suoi scatti, il fotografo fa dialogare scienza

“The Fertility Goddess” della serie Life on Earth © Lorenzo Poli, Italy, Winner, Professional, Landscape, 2022 Sony World Photography Awards

e sacralità nel rappresentare Madre Natura, vista proprio come una dea della fertilità che ha generato elementi indispensabili alla vita sul pianeta Terra. Per comprendere l’essenza di questa vita e per connettersi ad essa, il silenzio tanto ricercato dal fotografo è la chiave. La ricerca di un silenzio che ci dà la possibilità di riflettere; di un silenzio che ci porta a comprendere che quello che c’è là fuori coincide con quello che portiamo dentro; di un silenzio che porta a riflettersi in ciò che si guarda. Attraverso i suoi scatti, Lorenzo Poli cerca di ripristinare una sinergia di cui ci eravamo dimenticati, ricordandoci che siamo Tutti interconnessi.

Raccontare l’Anthropocene

Anthropocene: neologismo proposto nel 2000 dal chimico e meteorologo olandese Paul Crutzen e dal biologo statunitense Eugene Stoermer per identificare l’epoca geologica attuale in cui i processi della Terra vengono alterati dall’impatto umano e che dalla metà del XX secolo ha sostituito l’Olocene (anche se l’impatto antropico ha cominciato ad intensificarsi con l’industrializzazione). Con l’Antropocene, quindi, l’azione umana imprime il proprio segno nella geologia, segno che Edward Burtynsky, vincitore del premio Outstanding Contribution to Photography per i Sony World Photography Awards, è riuscito a catturare attraverso i suoi scatti.

Burtynsky, infatti, è conosciuto proprio per il suo racconto della crisi ambientale attraverso una serie di fotografie che narrano di questa sesta estinzione di massa e dell’impronta degradante dell’essere umano sul paesaggio, rendendo ben visibile una storia scritta con un inchiostro difficile da cancellare. Questi scatti fanno parte di The Anthropocene Project, un progetto multidisciplinare, di cui Burtynsky è uno degli ideatori, che coniuga il linguaggio fotografico, il linguaggio documentaristico e la ricerca scientifica per investigare l’influenza umana sullo stato attuale della Terra.

Salt Pans #18, Little Rann of Kutch, Gujarat, India, 2016 © Edward Burtynsky, 2021 Sony World Photography Awards

Riflettere sull’Antropocene

Il vincitore del Long-Term Project Award per il World Press Photo (prestigioso premio dedicato al fotogiornalismo) è Lalo de Almeida (Brasile) con la serie “Amazonian Dystopia” per il giornale Folha de São Paulo. I suoi scatti ci parlano dello sfruttamento delle foreste brasiliane nell’era della presidenza di Jair Bolsonaro, che ha incoraggiato la deforestazione e l’utilizzo di aree protette per le coltivazioni e per l’attività estrattiva. Tuttavia, de Almeida non ci vuole fare solo riflettere sull’impatto ambientale dovuto a questo sfruttamento, ma vuole volgere lo sguardo anche all’impatto sociale che esso comporta. Infatti, quest’area di complicatissima e vastissima biodiversità ospita più di 350 comunità indigene, anch’esse minacciate e costrette a fronteggiare il degrado delle loro foreste.

Il linguaggio fotografico diventa quindi un occhio sull’ambiente e sulla società; una testimonianza che ci educa a rallentare e a riflettere sull’abuso del territorio, sui diritti negati alle minoranze e sulla firma ben riconoscibile dell’epoca dell’Antropocene. L’arte della fotografia così diventa un linguaggio indispensabile che ci aiuta a fermarci, ad osservare e ad osservarci, attraverso l’ambivalenza di uno scatto che racconta storie drammatiche, ma da cui non riusciamo a staccare lo sguardo perché meraviglioso da guardare. E questo dovrebbe farci riflettere.

Le fotografie vincitrici del World Press Photo 2022 arrivano in Italia. Ecco dove sarà possibile visitare la World Press Photo Exhibition 2022:

  • Dal 21 aprile al 12 giugno al Palazzo delle Esposizioni, Roma.

  • Dal 29 aprile al 18 settembre alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino.

  • Dal 7 maggio al 3 luglio al Forte di Bard, Valle d’Aosta.

Scrive per noi

Federica Benedetti
Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato anche per Lavoro Culturale e la rivista pH.

Federica Benedetti

Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato anche per Lavoro Culturale e la rivista pH.

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