India: le tasse scolastiche alternative che sostengono le famiglie e aiutano l’ambiente

Nella storica regione dell’Assam, esiste un villaggio di nome Pamohi; in villaggi come questo, smaltire correttamente i rifiuti di casa non è un’impresa facile e ciò, a lungo andare, sta compromettendo non solo la salute della popolazione locale, ma anche quella del territorio. Di certo non è una novità: Pamohi è solamente una piccola goccia nel mare; rispetto alla situazione del nostro continente, senz’altro migliorata grazie all’attuazione di politiche efficaci intraprese dall’Unione Europea che hanno portato fino a oggi al raggiungimento del 30% di plastica riciclata – seppur ci sia ancora molto su cui lavorare – siamo ben consapevoli che in paesi come l’India (e insieme l’Africa, la Cina, il Sud Est Asiatico), mancano adeguate infrastrutture che permettano la raccolta e un sistema di riciclo ottimale.

Un incontro speciale e un progetto importante

Il quadro non è dei migliori, ma per fortuna c’è chi non si lascia demoralizzare dalla triste realtà dei fatti, riuscendo a trarne il coraggio e l’energia necessari per trovare una soluzione.

Mazin Mukhtar, 32 anni, e sua moglie Parmita Sarma, 30 anni, ne sono l’esempio: rappresentano quel minuscolo ma importante passo che ha dato una svolta al villaggio di Pamohi e che può essere d’ispirazione per molti altri ancora.

Mazin è un afroamericano arrivato in India nel 2013 da New York per occuparsi di un progetto scolastico in Assam; durante la sua permanenza, ha incontrato Sarma, una studentessa del corso di servizi sociali dell’Università di Guwahati, divenuta in seguito sua moglie; insieme hanno lavorato sodo per ottenere la costruzione della scuola Akshar, edificata definitivamente nel 2016 grazie a una raccolta fondi e ai finanziamenti di donatori privati.

Un modello scolastico innovativo

Perché il progetto di Mazin e Sarma è così importante? La coppia ha proposto un modello scolastico innovativo capace di risolvere i problemi d’inquinamento che affliggono il villaggio, una politica improntata sull’ambiente e l’istruzione, che richiede impegno, cambiamento e frequenza da parte dei bambini alle lezioni; ed ecco che entrano in gioco le famiglie e la loro collaborazione preziosa.

Più facile a dirsi che a farsi. Parliamo di una popolazione da sempre abituata a bruciare la plastica usata in casa come combustibile, dove il lavoro dei piccoli nelle cave è essenziale perché assicura nelle proprie abitazioni un’entrata di 3 dollari al giorno. Mandarli a scuola significherebbe perdere quel guadagno in più. E quasi nessuno si sente rassicurato all’idea. Gli studi costano, e non tutti possono permetterselo. Ma soprattutto, sono poche le persone disposte a “stravolgere” le loro abitudini, a fare un salto nel buio. La preoccupazione e i timori sono dietro l’angolo. Come possiamo dunque agire su un’idea così radicata, senza sconvolgere negativamente la quotidianità delle persone?

La risposta della coppia è stata efficace: un sistema di riciclaggio in grado di trasformare i rifiuti di plastica in “moneta per poter pagare le tasse scolastiche. All’inizio è stato complesso, le persone erano scettiche, e continuavano a preferire lo smaltimento “fai da te”, ma dopo aver compreso il meccanismo, gli obiettivi e soprattutto i benefici di questo modello, i consensi sono stati unanime, tanto da ottenere una raccolta firme in cui i genitori si sarebbero impegnati a non bruciare più plastica in casa. Non per altro, le condizioni di salute erano evidenti, i falò tossici stavano causando un notevole pericolo ambientale e i bambini avevano iniziato a sviluppare una tosse persistente e asmatica.

Un buon compromesso

Ecco perché la scuola Akshar ha dato una svolta alle vite di Pamohi. Pagare le tasse scolastiche in modo creativo e liberarsi correttamente della “spazzatura”, è stato più che un buon compromesso: ha impedito alla popolazione di continuare a bruciare la plastica, proteggendo la propria salute, l’ambiente e non da meno, supportando l’istruzione tra i piccoli.

La scuola ha accolto inizialmente venti studenti che col tempo si sono moltiplicati fino a raggiungere un numero superiore alle centinaia di presenze, con bambini e ragazzi di età compresa fra i 4 e 15 anni, e una lista d’attesa consistente. La coppia ha permesso un’istruzione efficace introducendo corsi di formazione professionale che permettono ai ragazzi di specializzarsi: per esempio, imparando a installare pannelli solari o frequentando laboratori di falegnameria ed elettronica.

Ma non è tutto: Mazin e Sarma si sono posti un altro quesito; erano ben consapevoli che non avrebbero potuto promettere agli studenti un compenso adeguato come quello ricevuto nelle cave di pietra locali, così hanno escogitato un metodo di guadagno stimolante e non convenzionale per ridurre il lavoro minorile: un modello di apprendimento peer-to-peer di tutoraggio; istruendo i più piccoli e facendo loro da guide, i bambini grandi vengono inseriti in un meccanismo che gli permette di guadagnare banconote in valuta giocattolo, da utilizzare poi nei negozi aderenti per pagarsi snack, vestiti, scarpe e quant’altro.

Il progetto di Mazin e Sarma è stato un enorme successo; finora sono arrivati a raccogliere circa 25 unità di rifiuti alla settimana e più di 10.000 pezzi di plastica al mese, grazie alle quali hanno potuto produrre eco-mattoni per la costruzione. L’obiettivo della coppia, oltre a salvaguardare l’ambiente e la salute, è quello di insegnare ai ragazzi a essere più responsabili, rispettando quello che li circonda e impegnandosi per migliorare e migliorarsi. Più si avanza nel percorso accademico, più è consistente il guadagno.

Insomma, i risultati ottenuti sono stati efficienti su ogni fronte: meno emissioni tossiche, un corretto smaltimento dei rifiuti, più istruzione, riduzione del lavoro minorile e aria pulita. Niente male, no? Questo ci insegna che anche un piccolissimo cambiamento, può sollevare le sorti del mondo.

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