Inquinamento di 500 anni fa: le attività minerarie e metallurgiche

“Le attività minerarie e metallurgiche danneggiano gli alberi e i campi e distruggono gli uccelli”: l’accusa, attualissima, risale a cinquecento anni fa. L’umanista tedesco Georg Bauer, detto Agricola (1494-1555), nel “De re metallica”, un grande trattato sull’arte mineraria di enorme successo, descrive le dure condizioni in cui viene svolto il lavoro dei minatori e delle malattie e intossicazioni a cui sono esposti, i danni dell’inquinamento e quali conoscenze devono possedere i funzionari addetti alla vigilanza.

Giorgio Nebbia

nebbia@quipo.it

 

“I critici affermano che le attività minerarie e metallurgiche danneggiano gli alberi e i campi, da cui pure si ottengono cibo e legname, e distruggono gli uccelli che forniscono carne pregiata e rallegrano l’animo col loro canto”. Questa frase, che sembra tratta da uno dei tanti dibat­titi odierni sugli effetti dell’industria sull’ambien­te, è invece stata scritta quasi mezzo millennio fa da Georg Bauer, detto Agricola.

Agricola replica garbatamente alle critiche affermando che gli effetti ambientali negativi ci sono certamente, ma che le attività minerarie offrono infiniti materia­li utili agli esseri umani, dall’oro e argento all’allume, allo zolfo, ai metalli essenziali per il progresso: ferro, rame, zinco, mercurio, antimonio, ecce­tera. Il dibattito è contenuto nella principale opera di Agricola, il trattato in dodici libri “De re metallica”, cioè sull’arte e la tecnica dell’estrazio­ne dei minerali e della produzione dei metalli.

 

Figlio dell’era paleotecnica

Agricola fu uno straordinario personaggio, figlio di un’epoca di transizione, all’alba della primissima rivoluzione industriale, di quella che Lewis Mumford ha chiamato l’“era paleotecnica”.

Agricola era nato nel 1494 a Glauchau in Sassonia (Germania) e aveva seguito, come si usava in quel tempo, studi classici e letterari nelle Università di Lipsia, Bologna, e Padova, per laurearsi poi in medici­na nell’Università di Ferrara. Dal 1527 al 1533 ricoprì l’ufficio di medico a Joa­chimsthal (oggi Jachymov), in Boemia (attuale Repubblica Ceca) e, dal 1534 fino alla morte, avvenuta nel 1555, fu medico e poi sindaco a Chemnitz, nella vicina Sassonia (Germania).

Benché abbia scritto alcune opere di medicina, sui pesi e le misure, di storia e di teologia – difese la fede cattolica dagli attacchi della Riforma protestante – il suo libro principale è il grande trattato sull’arte mineraria, prima ricordato, apparso dopo la sua morte nel 1556. Vivendo nella più grande regione mineraria dell’Europa del tempo, nel cuore delle montagne metallifere (Erzgebirge), ebbe modo di osservare, studiare e descrivere tutte le fasi dell’attività delle miniere e delle industrie metallurgiche.

 

Piacque al presidente americano Hoover

Il “De re metallica” è un’opera bellissima ed ebbe un successo enorme; fu tradotta dall’originale latino in numerose lingue, fra cui l’italiano già nel 1563, e ha conservato nei secoli la sua freschezza e il suo fasci­no tanto da meritare, nel 1912, una traduzione in inglese moderno ad opera dei coniugi Herbert e Louise Hoover, entrambi ingegneri minerari. Herbert Hoover divenne più tardi presidente degli Stati Uniti dal 1929 al 1932: fu il presidente della grande crisi, e fu il predecessore di Franklin Delano Roosevelt, eletto presidente nel 1933. All’amministrazione Hoover si deve la costruzione di una delle più grandi dighe del mondo, sul fiume Colorado, che porta il suo nome. Non credo che sia un caso che l’opera di Agricola, tipica di un periodo di rivoluzioni e innovazioni industriali, come sono stati i primi decenni del 1500, abbia attratto un uomo come Hoover che è vissuto, a sua volta, nell’altra grande fase di rivoluzione tecni­co-industriale moderna dei primi decenni del 1900.

 

Cosa sapere per fare un buon lavoro

Agricola non descrive soltanto fatti e tecniche e macchinari, con puntigliosa precisione e con una serie di illustrazioni molto belle e interessanti anche oggi; forte di una cultura umanistica egli confronta le conoscenze del suo tempo con quelle dei classici greci e latini. Agricola cita un gran numero di minerali, molti descritti per la prima volta, e illustra processi di trasformazione dei minerali in metalli, alcuni dei quali applicati ancora oggi.

L’opera sull’arte mineraria comincia con lo spiegare le ragioni per cui occorre studiare la geologia, la mine­ralogia e la metallurgia, e le doti che un imprenditore deve possedere per svolgere bene il suo lavoro. Intanto occorre una buona capacità di osservazione del mondo circostante per riconoscere le vene dei minerali utili, commerciali; miniere e forni devono essere collocati vicino ad un bosco e ad un fiume; il bosco fornisce la legna per la costruzione dei pozzi e da usare come fonte di energia per le fornaci e l’acqua deve trascinare via i detriti della frantumazione dei minerali, anche se Agricola non manca di rilevare il danno del conseguente inquinamento.

 

Ci vogliono funzionari competenti

L’attività mineraria deve essere sorvegliata da spe­ciali funzionari competenti che devono ricevere una buona istruzione e cultura geologica e mineraria. I funzionari devono essere in grado di effettuare analisi sui minerali e Agricola cita i vari metodi seguiti nel VII libro. La concentrazione di mercurio in un minerale viene misura­ta facendo distillare e pesando il mercurio ricuperato; la concentrazione dell’oro viene misurata miscelando l’oro impuro con piombo in uno speciale crogiolo detto coppella; il piombo e gli altri metalli si ossidano e vengono assorbiti dalla terra del crogiolo: resta un piccolo bottone di oro puro che viene così pesato. Il processo di coppellazione è usato ancora oggi.

La trasformazione dei minerali in metalli richiede forni in cui il minerale è addizionato con terre fondenti e carbone di legna: il metallo cercato è recuperato allo stato fuso. Alcuni disegni illustrano bene il principio di funzionamento che in qualche caso è seguito, con poche varianti, ancora oggi. Agricola spiega bene che certi minerali, prima di essere trattati nei forni, devono essere “arrostiti”, cioè scaldati per trasformare, per esempio, i solfuri in ossidi metallici, una operazione che genera fumi nocivi e irritanti. Le attività metallurgiche devono quindi svolgersi lontano dalle città.

 

La nascente industria chimica

Alcuni metalli devono essere trattati con acidi concen­trati e Agricola descrive il processo di fabbricazione dell’acido nitrico per reazione del nitrato di potassio con acido solforico.  Del resto, l’acido nitrico è importante ancora oggi perché ”discioglie” tutti i metalli eccetto l’oro. Il nono e il decimo, dei dodici libri di cui è compo­sta l’opera “De re metallica”, sono dedicati proprio ai metalli preziosi: oro e argento.

Il dodicesimo e ultimo libro illustra i processi della allora nascente industria chimica: è descritta la preparazione del sale per evaporazione al sole o per distillazione dell’acqua marina; del salnitro, dell’allume, dell’acido solforico, dello zolfo e del vetro, di cui Agricola illustra anche i processi di soffiatura che probabilmente aveva osservato a Murano, vicino Venezia, durante il suo soggiorno in Italia.

 

Anche errori e ingenuità

Una lettura, con le conoscenze odierne, dell’opera di Agricola mostra che Agricola confondeva alcune sostan­ze e non aveva chiare idee sulla effettiva composizio­ne di alcuni minerali. Con la sua opera, comunque, si passa dalla visione alchimistica dei materiali alla visione chimica e ingegneristica moderna.

Agricola cita per la prima volta, e con un certo scetticismo, l’uso della forcella da parte dei rabdomanti per la ricerca dell’acqua e di particolari metal­li.

Agricola prestò anche, come si è ricordato all’inizio, attenzione agli inquinamenti dovuti alle attività minerarie: i disegni che illustrano la sua opera mostrano bene i forni da cui escono fumi che è facile immaginare acidi e corrosivi. Agricola parla, con competenza di medico, delle dure condizioni in cui viene svolto il lavoro dei minatori e delle malattie e intossicazioni a cui sono esposti. A differenza dei greci e dei romani, che usavano gli schiavi nelle miniere, ai tempi di Agricola il lavoro nelle miniere è svolto da uomini liberi, da lavoratori e anche imprenditori, la cui salute è messa in perico­lo dai miasmi e dai fumi, ma anche da spiriti folletti (emanazione di radon?) che fanno dispetti ai minatori e provocano strane visioni.

Viene da sorridere a pensare che un figlio del Rinasci­mento, un uomo così vicino a noi, possa aver creduto in queste ingenuità: ma poi non c’è mica tanto da sorridere se si pensa che anche alcuni “intellettuali” del nostro tempo credono ancora alle pratiche esoteriche e allo spiritismo, cose che forse farebbero sorri­dere Agricola se ci vedesse.

Ai lettori curiosi raccomando la lettura del libro “Georgius Agricola. De re metallica (1530-1556): Un dialogo sul mondo minerale e un trattato sull’arte de metalli”, a cura di P. Macini e E. Mesini, Bologna, CLUEB, 2008, che contiene l’edizione in lingua toscana stampata a Basilea nel 1563.

Scrive per noi

GIORGIO NEBBIA
Giorgio Nebbia è una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita, è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995. Ora professore emerito, è stato insignito dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti. La sua email è nebbia@quipo.it

GIORGIO NEBBIA

Giorgio Nebbia è una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita, è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995. Ora professore emerito, è stato insignito dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti. La sua email è nebbia@quipo.it

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