Ischia, un terremoto dagli effetti evitabili

Dal primo grande disastro dell’Italia unita all’ultimo di un paese disunito che in 134 anni ha fatto poco o nulla per creare e consolidare una cultura della prevenzione. E della legalità: la corruzione uccide, lo dimostra una ricerca internazionale. Occorre un’azione decisa, sia dall’alto sia dal basso, per non vivere sotto mille spade di Damocle.

Pietro Greco

Pietro Greco, giornalista e scrittore, collaboratore anche della nostra testata, vive a Ischia. Ha scritto per la pagina Facebook di Strisciarossa questo articolo che riprendiamo.

Alle 20.58 di ieri abbiamo avvertito, a Ischia, un boato, secco come una cannonata, e insieme, o, chissà, subito dopo, una breve ma decisa scossa di terremoto, di tipo sussultorio. La casa dove mi trovavo, al primo piano, è sembrata andare su con violenza e poi ridiscendere. La percezione è che la “botta” sia stata più potente della magnitudo 4,0 Richter registrata dagli strumenti dell’Istituto Nazionale di Geofisica. Non c’è contraddizione tra la nostra percezione, soggettiva, e la misura, oggettiva, degli scienziati. La geologia dell’isola, in alcune zone, amplifica le onde sismiche. La più delicata e pericolosa di queste zone è quella di Casamicciola e delle colline che sovrastano la sua marina.

Duplice natura, vulcanica e sismica

L’epicentro di questo sisma è stato localizzato in mare, a quattro chilometri di distanza dalla cittadina. L’ipocentro ad appena cinque chilometri di profondità, come
è tipico dei terremoti da queste parti. Ischia, infatti, è un’isola vulcanica. Con un vulcanesimo ancora attivo.
Le due nature, di vulcano e di terra sismica, si intrecciano e producono fenomeni per l’appunto tipici. Ne sapevano qualcosa i Greci, che fondarono proprio qui, nel 780 a.C. o giù di lì, la loro prima e ricca colonia del Mediterraneo occidentale: Pithecusa. Un avamposto strategico per commerciare con gli Etruschi. Ma nel giro di mezzo secolo o poco più dovettero andar via, a causa del vulcano e dei terremoti. Così fondarono Cuma, intorno al 730 o 720 a.C..
I Cumani poi fondarono Neapolis (Napoli) un secolo dopo.

Casamicciola 1883

Che Ischia in generale e Casamicciola in particolare siano aree a elevato rischio sismico lo dimostra il terremoto devastante che le colpì alle ore 21.30 del 28 luglio 1883.

 

La magnitudo fu più elevata di quella di ieri: 5,8. I morti 2.313, di cui 10 nel comune di Barano, 28 a Serrara Fontana, 146 a Lacco Ameno, 345 a Forio e la maggior parte, 1.784, a Casamicciola. Fu un sisma devastante, che uccise quasi il 42% degli abitanti della cittadina. Fece così impressione, che da allora per indicare un disastro si dice “è stata una Casamicciola”.
Quell’evento falcidiò la famiglia di Benedetto Croce, in vacanza in un albergo a poche centinaia di metri dal luogo dove ieri si è registrato il maggior numero di crolli. Lo stesso “don Benedetto”, allora appena diciassettenne, si salvò per miracolo e uscì ferito da sotto le macerie.
Fu, quello di Casamicciola e di Ischia nel 1883, il primo grande disastro dell’Italia recentemente unita. Tanto che venne da Roma e restò per un mese sull’isola per coordinare l’emergenza e approntare la ricostruzione il Ministro dei Lavori Pubblici, Francesco Genala. C’erano stati nel XIX secolo ben tre terremoti prima di quello del 1883. Meno devastanti, ma piuttosto importanti.

Casamicciola, oggi

La storia e la sua natura geofisica dimostrano, dunque, che l’isola d’Ischia è un’area a rischio sia sismico sia vulcanologico. E che è giusto attendersi che ogni tanto – non sappiamo quando e con che frequenza – un terremoto o anche un’eruzione può verificarsi.
A Casamicciola ieri sera ci sono stati diversi crolli, più di una trentina di feriti e due signore sono morte sotto le macerie. Nella notte e nella mattinata di oggi tre bambini con i loro genitori sono miracolosamente usciti vivi dalla loro casa collassata.
La domanda, dunque, è: come mai a 134 anni dal terremoto di cui furono testimoni diretti Benedetto Croce e Giustino Fortunato e in cui Francesco Genala approntò un primo sistema di protezione civile, a Ischia – isola tanto bella quanto ricca – si muore ancora per un sisma di potenza così debole che in altri paesi non viene neppure presa in considerazione nelle cronache giornalistiche?
La causa prima e immediata è facile da individuare: in questi 134 anni si è fatto poco o nulla per creare e consolidare una cultura della prevenzione. Perché se è vero che i terremoti non possono essere previsti con precisione deterministica, è anche vero che è possibile mettere in atto una serie di misure – prima fra tutte, costruire case sicure in luoghi meno a rischio – che consentano di prevenire i danni più seri di un terremoto. Abbiamo le tecnologie adatte per costruire casa in grado di resistere a terremoti milioni di volte più potenti di quello che ieri ha investito Ischia.

Correlazione tra numero di vittime e corruzione

La mancanza di una cultura della prevenzione in questi 134 anni a Ischia e un po’ in tutt’Italia ha impedito che le più elementari norme di sicurezza e le migliori tecnologie venissero implementate.
La mancanza di cultura della prevenzione: questa è, senza dubbio, la causa prima del disastro limitato ma tragico di ieri.
Ma quali sono le cause remote? Perché a Ischia, nel Mezzogiorno, in Italia manca quella cultura della prevenzione così attentamente coltivata in Giappone o in Nuova Zelanda, per parlare di due masi ad alto rischio sismico?
Non è facile individuarle, le cause remote. Sono un intreccio di carenza di senso civico, di inadeguatezza di classi dirigenti (politiche, ma anche economiche e, inutile negarlo, anche giornalistiche), di individualismo spinto, del miraggio del facile guadagno, di mancanze di leggi adeguate e di azzeccagarbugli che sterilizzano quelle che ci sono. E poi c’è la corruzione. Un gruppo di ricerca, nel 2010, si chiese come mai un terremoto di magnitudo 7,0 ad Haiti avesse causato 300.000 morti e uno del tutto analogo per potenza avesse causato zero morti in Nuova Zelanda. Fu un’indagine accurata, in quasi tutti i paesi del mondo. E individuò una correlazione stretta tra numero di vittime di un terremoto e corruzione. Ad Haiti aveva ucciso, anche, la corruzione. In Nuova Zelanda la legalità aveva salvato migliaia di vite umane.

Le norme sulla sicurezza

Non facciamo alcun riferimento a ieri. Non abbiamo dati verificati per dire se a crollare a Ischia siano state case abusive o semplicemente (?) case antiche. Tuttavia va ricordato che Ischia è l’isola delle costruzioni abusive: nel comune di Forio, per esempio, ci sono più domande di condono che famiglie. E le case abusive sono state, in genere, costruite contravvenendo a tutte le norme urbanistiche, comprese quella che tutelano la sicurezza. Ecco: l’abusivismo edilizio, intriso di illegalità, è la fase suprema della carenza di cultura della prevenzione.
Cosa fare, dunque? Una strategia per prevenire il prossimo terremoto dovrà essere studiata e attuata in tempi brevi. L’Italia non può vivere sotto una sfilza di spade di Damocle che periodicamente le cadono sulla testa. E allora bisogna agire dall’alto e con estrema urgenza con un processo che gli inglesi chiamano top-down: leggi chiare e applicazione veloce. Ma a poco varrebbe questa strategia, se non ne mettiamo in campo un’altra, complementare, bottom-up: dal basso verso l’alto. Che parta dalla società civile, che la informi di cultura del rischio e “obblighi” se stessa ad avere comportamenti conseguenti le classi dirigenti ad assumersi tutte le loro responsabilità e tutti, sulla base delle nuove conoscenze scientifiche e delle nuove tecnologie, a fare leggi buone e aggiornate. E, soprattutto, a rispettarle.

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