La fatica di diventare adulti

Fare pace con il proprio passato per aiutare gli adolescenti a vivere al meglio il presente. Pensieri sul ruolo degli adulti nello sviluppo del fanciullo.
 
Serena Muda
 
L’adolescenza è quella fase in cui si ha fretta di salutare l’infanzia sentendosi grandi prima del tempo, è un periodo confuso in cui si immagina il futuro come pieno di soddisfazioni certe anche se al momento non si hanno in programma azioni concrete per renderle tangibili.
In fondo, cosa significa essere giovani, se non fantasticare a occhi aperti credendo di poter avere ciò che si vuole solo perché lo si desidera? Gli adulti di ogni epoca dipingono i teenager come più svegli delle generazioni precedenti, il che, nel periodo attuale, da alcuni punti di vista può essere anche vero, tenendo conto della mole di informazioni che ai nostri tempi si ha a disposizione, peraltro senza fare troppi sforzi. Nonostante questo, affermare che i giovani siano maturi e consci di ciò che li circonda tanto quanto un individuo adulto, appare come poco realistico, in quanto niente è pari alla consapevolezza che solo l’età adulta dona, peraltro ad un prezzo altissimo.
Oggetto di stereotipi che li dipingono come svogliati e irrispettosi, spesso ribelli e desiderosi di gestire in modo autonomo la propria esistenza, gli adolescenti difficilmente possono contare su di una figura amica che li accompagni in maniera equilibrata nel periodo più bello e significativo della loro vita.
 

 

Pochi adulti responsabili?
 
Gli adulti mossi da sano interesse nei confronti delle generazioni future, quelli intenzionati a far si che i propri errori non siano commessi da altri, fortunatamente esistono, anche se per il bene comune dovrebbero essere una netta maggioranza, cosa che non sempre avviene. Il mondo a volte sembra rivelarsi ostile verso chi ha tutta la vita davanti, possibilità che suscita invidia e amarezza in chi di quegli anni ha solo sbiaditi ricordi, che peraltro vorrebbe cambiare. Non sono poco frequenti gli abusi di potere da parte di coloro che dovrebbero proteggere i minori dalle insidie esterne, con esiti talvolta drammatici per la psiche di chi subisce tali comportamenti.
A volte succede che qualche ragazzo già reso fragile dal periodo di transizione, sia eccessivamente vulnerabile alle esperienze della vita che gli provocano sconforto. Tali esperienze possono essere molteplici: dai primi scontri nell’ambiente familiare, alle delusioni d’amore, o prese in giro contro cui non si sa come ribattere, per non parlare delle problematiche relative all’aspetto fisico, che non è mai quello che si vorrebbe avere.
 
Adulti invidiosi?
 
Il ruolo dell’adulto dovrebbe essere quello di confidente che in buona fede si prende la responsabilità di consigliare la strada giusta da percorrere, senza apparire autoritario né indeciso, usando tutta la saggezza che ha a disposizione per intavolare un dialogo volto a far comprendere ai ragazzi quali possano essere le conseguenze di azioni dannose. Un animo scevro da pregiudizi e rancori verso chi sta vivendo un periodo magico della propria vita è essenziale per potersi muovere in maniera obiettiva e positiva. Quanti realmente riescono a provare sincera felicità nel sapere che i ragazzi di oggi hanno molte più risorse rispetto a quelli di ieri, nel constatare che riceveranno “meno schiaffoni” dai genitori, o vedendoli già ricchi di oggetti e regali che alla loro età essi avrebbero solo sognato? La risposta non è così rassicurante come dovrebbe essere. Un atteggiamento competitivo e ipercritico nei confronti di chi è più giovane, messo in atto nel tentativo vano di avere qualche rivalsa su un proprio passato poco generoso, avrà solo l’effetto di rendere chi è oggetto di tali critiche, diffidente e astioso nei confronti di chi le esprime. Interrogare se stessi e chiedersi con franchezza quali possano essere le proprie responsabilità e cosa si possa fare per indicare agli altri quale sia il percorso migliore da seguire, si dimostra invece una scelta saggia ed efficace. Spesso le cause di alcuni disturbi di vario genere, dalla mancanza di autostima all’uso di sostanze stupefacenti, vengono attribuite con pigrizia alla società attuale, satura di stimoli volti a far si che ci si omologhi a modelli propinati da cinema e televisione, da cui notoriamente i più giovani vengono ammaliati. Un generale pressapochismo porterà così a scaricare su un nemico invisibile la propria responsabilità di genitore, o di insegnante, come se non vi sia modo di spiegare ai fanciulli la natura dei messaggi che vengono largamente diffusi.
 
Liberarsi dai fantasmi del proprio passato
 
Un dialogo incisivo e convincente ha il potere di far cambiare la prospettiva delle situazioni, rendendole più accettabili agli occhi di chi le percepiva come troppo ingombranti per essere affrontate. Per realizzare ciò, serve un grande impegno e una volontà sincera di far si che il giovane abbia un’esistenza ricca di soddisfazioni personali e vittorie, raggiungendo con gioia gli obiettivi prefissati. Soltanto liberandosi dai fantasmi del passato gli adulti avranno la possibilità di diventare validi esempi per i giovani, da cui potranno imparare molto e cui a loro volta insegneranno le basi di ciò che loro hanno compreso ed elaborato, vivendolo in prima persona. Qualcuno è convinto che il futuro possa migliorare molto, se colui che ne sarà protagonista avrà fatto propri quei valori base con cui una società può andare avanti in maniera fiorente, e quindi si prodiga per far si che tali valori vengano conosciuti e apprezzati.
Le problematiche nascono quando vengono confuse sterili norme comportamentali con nobili principi di etica quali la lealtà, il rispetto verso il prossimo, la sensibilità e l’empatia. Avremo quindi soggetti che muoveranno il mondo, o meglio una piccola parte di esso, per far si che i teenager non indossino più i jeans strappati, o che le ragazze allunghino gli orli delle gonne, accusando i giovani di superficialità senza rendersi conto che essi la stanno usando come metro di giudizio.
 
 
Insegnanti al centro
 
 
Per guidare i ragazzi verso uno stile di vita sano e armonioso sarebbe già sufficiente possedere un radicato senso di giustizia e severità in primis verso se stessi, in modo tale da saper distinguere quando una propria azione è guidata dalla volontà di migliorare la vita del fanciullo, rispetto a quando un atto è volto al modificare la personalità altrui secondo la nostra ferrea visione della realtà. Anche il mondo della scuola può adoperarsi per far si che il sapere diventi oggetto di riflessione e dialogo, evitando di promuovere l’idea malsana, che sia utile solo accumulare un buon numero di nozioni studiate a memoria, senza fermarsi a ragionare sul contenuto. Di insegnanti che svolgono il loro dovere con passione, dedizione e idealismo ce ne sono parecchi, individui convinti che vivere e far vivere i loro allievi in armonia, sia il modo migliore per renderli produttivi e recettivi verso le opportunità che la vita può offrire. Essi rappresentano una pietra miliare dell’educazione, e dovrebbero svolgere il loro compito in cooperazione con i genitori, sviluppando un rapporto in cui lo scopo è formare un ragazzo capace di usare al meglio le proprie risorse, che si impegni con serietà nel raggiungimento dei propri obiettivi, senza però rinunciare alla spensieratezza, simbolo della magnificenza tipica della sua età.

Parliamone ;-)