La natura non condona. Soffriamo della sindrome di Phileas Fogg

L’economia mondiale sta bruciando le residue risorse della biosfera, di biocapacità e di risorse non rinnovabili, per tenere in piedi un sistema basato sulla produzione e il consumo di massa e sullo sfruttamento incontrollato della natura e del lavoro umano. Incendi, consumo di suolo, via libera ai combustili fossili e in generale a una crescita insostenibile e incontrollata sono aspetti di una “sindrome di Phileas Fogg”: sfruttiamo tutto il possibile, come il protagonista de “Il giro del mondo in 80 giorni” di Verne fece bruciare ogni cosa sul piroscafo che lo riportava in Inghilterra, pur di arrivare e vincere la sua scommessa. Ma la natura non condona e non perdona

Estate di incendi, più di ieri, meno di domani, perché il riscaldamento globale incalza, aggravato da un uso dissennato del suolo. Gli incendi dell’Attica (scatenati, come scrive Tiziana Carena su questo sito, da qualche “pantoclasta”) hanno imperversato su casette abusive e poi condonate. Come condonate o destinate al condono edilizio sono le migliaia si costruzioni che cementificano (insieme alle tante costruzioni non abusive e alle grandi opere inutili) il suolo italiano, come documenta impietosamente l’ISPRA nell’edizione 2018 del Rapporto sul consumo di suolo in Italia (la quinta dedicata a questo tema), che fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione del nostro territorio, a danno soprattutto delle aree protette e di quelle a maggior valore naturalistico e paesaggistico. Tra nuove infrastrutture e cantieri (che da soli coprono più di tremila ettari) – informa infatti l’ISPRA -, si invadono aree protette e a pericolosità idrogeologica sconfinando anche all’interno di aree vincolate per la tutela del paesaggio – coste, fiumi, laghi, vulcani e montagne – soprattutto lungo la fascia costiera e i corpi idrici, dove il cemento ricopre ormai più di 350 mila ettari, circa l’8% della loro estensione totale (dato superiore a quello nazionale di 7,65%). Tutti i dati e un video sono disponibili sul sito dell’Istituto e sul suo canale tv.

Nel libro di Mario Salomone la “sindrome di Phileas Fogg” di cui si parla in questo articolo

Il rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale va anche letto contestualmente a quello (presentato il 24 luglio 2018) sul Dissesto idrogeologico in Italia – edizione 2018. Il Rapporto fornisce il quadro di riferimento aggiornato sulla pericolosità per frane e alluvioni sull’intero territorio nazionale e presenta gli indicatori di rischio relativi a popolazione, famiglie, edifici, imprese e beni culturali.

La sindrome di Phileas Fogg

Più o meno nelle stesse settimane, il presidente americano Donald Trump eliminava le restrizioni alle emissioni inquinanti degli autoveicoli, mentre il il 28° rapporto annuale sullo stato del clima dell’American Meteorological Society indicava il 2017 come l’anno con la seconda o la terza temperatura globale annuale più calda da quando sono iniziate le registrazioni a metà-fine 800 (https://www.ametsoc.net/sotc2017/StateoftheClimate2017_lowres.pdf).
Abusivismo, consumo di suolo, incentivi all’inquinamento e ai combustibili fossili (di cui il provvedimento di Trump è purtroppo solo un esempio): sono alcuni dei segnali di una sindrome, come l’ho definita in un mio libro (Dall’Antropocene al Biocene), “di Phileas Fogg”. Come il protagonista del celebre romanzo di Jules Verne Il giro del mondo in 80 giorni brucia tutto ciò che si può bruciare sul piroscafo Henrietta, pur di raggiungere in tempo Londa e vincere la sua scommessa, l’economia mondiale sta bruciando le residue risorse della biosfera, di biocapacità e di risorse non rinnovabili, per tenere in piedi un sistema basato sulla produzione e il consumo di massa e sullo sfruttamento incontrollato della natura e del lavoro umano.
Phileas Fogg arriva in porto con un battello ridotto a uno scheletro, la Terra rischia di somigliare all’Henrietta e noi rischiamo di non arrivare neppure in porto. La natura non condona e non perdona.

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