La società al tempo del Covid, un Nirvana della realtà assorbita dalla virtualità

Tiziana C. Carena

Che la pandemia da Covid-19 abbia prodotto trasformazioni più di altre recenti e meno recenti pandemie è, ormai, un dato scontato, addirittura ovvio. E come ogni cosa scontata, ovvia, corre il rischio di passare inosservato, se non, addirittura, psicanaliticamente rimosso o, come si dice nel senso comune, esorcizzato.

Il distanziamento nei rapporti sociali o “distanziamento sociale” infrange quella che il filosofo e sociologo tedesco Georg Simmel chiamava Geselligkeit e che noi potremmo rendere, in lingua italiana, con “socievolezza” – il nostro filosofo Massimo Cacciari avrebbe molto da dire sull’uso improprio dell’espressione “distanziamento sociale” – anche se il “distanziamento sociale” non sospende la Wechselwirkung, cioè l’“interazione”. Si può interagire in presenza o da lontano, infatti, ma la socievolezza (che implica convivialità, strette di mano, abbracci, ecc.) non può dispiegarsi in remoto senza subire menomazioni, senza diventare quello che il poeta tedesco Heine definiva «un chiaro di luna imbalsamato».

La socievolezza messa in crisi

La necessariamente prudente interazione dell’èra del Covid-19 comporta una razionalizzazione del vissuto attorno a domande quali “Che cosa ho toccato?” e i gesti del portare le mani agli occhi, alle labbra, al naso, fino a sei mesi fa del tutto irriflessi, sono, oggi, accompagnati da una meticolosa riflessione e rammemorazione; ne deriva una costante anamnesi del vissuto quotidiano dalla cui precisione deriva la salvezza dall’infezione. L’uso delle mascherine nei luoghi pubblici e di assembramento rende arduo riconoscerci, ci nasconde agli altri. Tutti i lavori a stretto contatto con il pubblico sono segnati dalla mutazione comportamentale indotta dalla necessità di difendersi dall’infezione. Ne è conseguito un rafforzamento nell’utilizzo dei social media: siamo mascherati in pubblico. Naturalmente, è il senso di appartenenza comunitaria a essere maggiormente colpito dal “distanziamento in società”; esso lascia intatti i meccanismi concorrenziali del libero mercato e passa, come una sorta di rasoio di Ockham, su quei dispositivi di socievolezza che addolcivano, almeno in superficie, i rapporti della società nella quale, per usare un’immagine di Hobbes, «l’essere umano è un lupo per l’altro essere umano».

Nella dimensione degli algoritmi

Tutte le attività a contatto con il pubblico hanno risentito del distanziamento in società, si è detto. Il che ha avuto gravi ricadute economiche: ristoranti, musei, mostre, pubbliche conferenze, presentazioni di libri, hanno ridotto o cancellato la loro attività; o l’hanno trasformata: nel campo della ristorazione, a esempio, l’asporto è aumentato; per quanto concerne mostre e visite museali, sono disponibili sia in remoto, sia con ingressi contingentati; pubbliche conferenze, tavole rotonde, presentazioni di libri avvengono, ormai in video-conferenze. Ma, soprattutto, ci si è resi consapevoli che l’Italia è turismo, è soprattutto turismo (cinese, americano, a esempio): senza il turismo è la desolazione totale. Firenze, Venezia, Roma irriconoscibili, nell’èra del Covid-19. Il viaggiatore-turista porta un’aura inconfondibile, diversa, senza la quale la città d’arte non è la città d’arte.

Nella scuola un uso massivo della DDI (Didattica Integrata), comporta un uso ampio della tecnologia informatica. La svolta che si profila ora, era, del resto, già stata prospettata quando, quindici anni fa, si parlava di didattica multimediale. Ma soltanto la pandemia l’ha tradotta in atto, proiettandoci in quello che sembrava un futuro lontano. Le scuole si stanno dotando sempre di più di dispositivi da mettere a disposizione degli studenti. L’intera società si sta preparando alla “banda larga” in modo che Internet abbia la massima espansione. Tutti devono avere la possibilità di fruire della dimensione virtuale, per la scuola, per il lavoro, per gli acquisti, per socializzare, per comunicare, per vivere…. Vivere, al tempo del web con nuove forme di formazione e di informazione. I “nati digitali” e i “nati analogici” hanno trovato un punto di raccordo. Siamo nella dimensione degli algoritmi.

Il Covid-19 raccoglie in sé la drammaticità del tempo e porta con sé un inevitabile cambiamento epocale. Il “giro di vite” diventa un’accelerazione della storia di cui non riusciamo a vedere la direzione.

Come scriveva nel 1948 Daniel Halévy: «Paura, speranza, si spengono insieme, perché l’avvenire, l’universo, sono divenuti impensabili. E questo resta come oggetto di stupore». (L’accelerazione della storia).

Una sorta di Nirvana della realtà assorbita, sempre più, dalla virtualità.

Scrive per noi

TIZIANA CARENA
Tiziana C. Carena, insegnante di Filosofia, Scienze umane, Psicologia generale e Comunicazione, Master di primo livello in Didattica e psicopedagogia degli allievi con disturbi dello spettro autistico, Perfezionamento in Criminalistica medico-legale. È iscritta dal 1993 all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Si occupa di argomenti a carattere sociologico. Ha pubblicato per Mimesis, Aracne, Giuffrè, Hasta Edizioni, Brenner, Accademia dei Lincei, Claudiana.

TIZIANA CARENA

Tiziana C. Carena, insegnante di Filosofia, Scienze umane, Psicologia generale e Comunicazione, Master di primo livello in Didattica e psicopedagogia degli allievi con disturbi dello spettro autistico, Perfezionamento in Criminalistica medico-legale. È iscritta dal 1993 all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Si occupa di argomenti a carattere sociologico. Ha pubblicato per Mimesis, Aracne, Giuffrè, Hasta Edizioni, Brenner, Accademia dei Lincei, Claudiana.

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