L’Antropocene: tutto cominciò con la polvere da sparo

Una delle scoperte che hanno contribuito a modificare l’ambiente naturale e soprattutto i rapporti umani è stata quella della polvere da sparo. Il dominio coloniale, lo sviluppo di complessi apparati militari, la crescita dei costi con conseguente importanza della finanza per pagare le spese di guerra, la ricerca e lo sviluppo tecnologico asserviti a strumenti di morte e distruzione: tutto questo, se ebbe la sua impennata decisiva con la Rivoluzione industriale del XVIII secolo, cominciò in Europa tra il 1300 e il 1400, mettendo a frutto una scoperta cinese.

Da quando è stata inventata la parola “Antropocene”, per indicare l’ipotetica era geologica caratterizzata da profonde modificazioni del pianeta ad opera dell’uomo, molti autori si sono sbizzarriti nell’indicare vari possibili date di inizio di questa era.
Nell’articolo originale di Paul J.Crutzen e Eugene F. Stoemer “The ‘Anthropocene’”, Global Change Newsletter n. 41, May 2000, questi autori scrivono: «To assign a more specific date to the onset of the “anthropocene” seems somewhat arbitrary, but we propose the latter part of the 18th century, although we are aware that alternative proposals can be made (some may even want to include the entire holocene). However, we choose this date because, during the past two centuries, the global effects of human activities have become clearly noticeable. Such a starting date also coincides with James Watt´s invention of the steam engine in 1784».

La terribile polvere nera

Da allora sono state proposte varie date per l’inizio dell’Antropocene, dalla rivoluzione agricola di diecimila anni fa, all’invenzione della bomba atomica, all’inizio del capitalismo.
Una delle scoperte che hanno contribuito a modificare l’ambiente naturale e soprattutto i rapporti umani è stata quella della polvere da sparo.
Si attribuisce a qualche alchimista cinese la scoperta della potenza esplosiva di una miscela di nitrato di potassio, zolfo e carbone di legna. La polvere nera fa la sua comparsa in Europa fra il 1300 e il 1400.
La polvera nera, contenuta in un tubo, per accensione poteva generare gas che spingevano una freccia o una pallottola a lunga distanza, con un assordante rumore che diffondeva terrore nei popoli che non conoscevano il nuovo strumento bellico. L’esplosione di una carica di polvere nera poteva distruggere le mura difensive di una fortezza e, d’altra parte, poteva frantumare le rocce con effetto che avrebbe richiesto il lavoro di molti operai per molti giorni.

Come Hernàn Cortés poté continuare la conquista dell’America

La più comune formula della polvere da sparo comprende il 75 % di nitrato di potassio, il 13 % di carbone di legna e il 12 % di zolfo.
Lo zolfo era noto da tempi antichissimi, si trovava in depositi associati a manifestazioni vulcaniche e in vasti giacimenti sotterranei in Sicilia; il carbone era prodotto facilmente per distillazione secca delle legna in carbonaie; il nitrato di potassio si forma per ossidazione di escrementi umani e animali e di materie organiche azotate in ambienti umidi ad opera di batteri nitrificanti, sotto forma spesso di efflorescenza cristallina sui muri.
Gli eserciti in guerra avevano problemi nell’approvvigionamento delle materie prime lontano dai loro paesi e dovevano ricorrere a soluzioni di emergenza.
Ad esempio, Hernàn Cortés, agli inizi del 1500, nel Messico si trovò privo dello zolfo necessario per la polvere da sparo, che non poteva venire dall’Europa; scoprì allora che ce n’era un deposito nel cratere del vulcano Popocatepetl e fece calare il suo compagno Francisco Montano dentro una cesta legata con una corda, per grattare un po’ di tale zolfo e poté così continuare “la conquista”.

Una reazione a catena

L’uso militare della polvere da sparo innescò varie altre scoperte; il lancio di proiettili in fucili o cannoni stimolò i perfezionamenti nella metallurgia del ferro e del bronzo che avrebbero avuto conseguenze anche nella comprensione della natura delle leghe metalliche, nelle tecniche minerarie, nella metallurgia e nelle arti meccaniche.
Senza contare gli effetti nelle arti chimiche; uno dei fattori limitanti dell’espansione dell’uso degli esplosivi era costituito dalla scarsità del salnitro. Nell’inizio dell’Ottocento furono scoperti nelle Ande grandi giacimenti di nitrato di sodio che poteva essere usato per la preparazione della polvere nera.
L ‘arido altopiano di Atacama, una zona desertica, apparentemente di nessun valore, occupata dalla Bolivia, a sud del Peru e a nord del Cile, si trovò al centro di interessi economici in un momento in cui il nitrato era richiesto in quantità crescenti per la produzione degli esplosivi e come concime, dall’Europa e dal Nord-America.

In guerra per il nitrato

Nel 1842 furono costituite delle società anglo-americane con capitali cileni per l’estrazione dei nitrati e per la costruzione di una ferrovia che portava dall’altopiano ai porti della costa.
Quando la Bolivia capì l’importanza del minerale del deserto applicò una imposta sul nitrato estratto dal suo territorio; con la scusa di difendere gli interessi delle società “cilene” il Cile aggredì, nel 1879, la Bolivia e il Peru e si annesse tutta la zona costiera contenente i giacimenti di nitrati, escludendo la Bolivia dall’accesso al mare. Conquistata la zona delle miniere di salnitro, il Cile applicò una imposta, dieci volte superiore a quella richiesta dalla Bolivia, sui nitrati esportati.

Nitroglicerina e tritolo, un’altra pagina dell’Antropocene

Con le guerre in Europa la richiesta di salnitro per esplosivi e concimi aumentava continuamente e i paesi europei e gli Stati Uniti non potevano dipendere dalle importazioni di una merce che veniva da diecimila chilometri di distanza, controllata da un solo paese, il Cile.
Furono così mobilitati gli scienziati perché inventassero un sistema per produrre sinteticamente l’acido nitrico; il primo tentativo di successo si ebbe negli ultimi anni del 1800 dapprima col processo della sintesi dell’acido nitrico con l’arco elettrico, inventato da Birkeland e Eyde, e poi con la sintesi, realizzata in Germania da Haber e Bosch, dell’ammoniaca che poteva essere facilmente ossidata ad acido nitrico.
La disponibilità di acido nitrico concentrato rendeva possibile le sintesi di nuovi esplosivi, la nitroglicerina e il tritolo che dall’inizio del Novecento, soppiantarono la polvere da sparo.
Un’altra pagina dell’Antropocene?

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GIORGIO NEBBIA
Giorgio Nebbia è una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita, è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995. Ora professore emerito, è stato insignito dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti. La sua email è nebbia@quipo.it

GIORGIO NEBBIA

Giorgio Nebbia è una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita, è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995. Ora professore emerito, è stato insignito dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti. La sua email è nebbia@quipo.it

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