Le assise cristiane per l’ecologia

Un migliaio di persone hanno partecipato alle Assisie nazionali che si sono tenute a Saint-Etienne, in Francia, dedicate all’ecologia. In discussione le sfide poste dalla crisi ecologica mondiale, con una riflessione sulle prospettive e le azioni possibili.

 

L’incontro ha avuto come obiettivo sensibilizzare i cristiani alla crisi ambientale, favorire la mobilitazione personale e collettiva, conivolgere i giovani e, ultimo ma non meno importante,  permettere a tutti di vivere una giornata conviviale e fraterna.

Al centro dell’omelia tenuta in quest’occasione dal vescovo di Saint-Etienne, Dominique Lebrun,  vi è il tema del dono. L’omelia si riferisce alla parabola dei talenti (Mt 25, 14-30). È la storia di un uomo che parte per un viaggio ed affida i suoi beni ai suoi servi. Ad uno di essi affida cinque talenti, ad un secondo due e ad un terzo un talento. I primi due, sfruttando la somma ricevuta, riescono a raddoppiarne l’importo; il terzo invece va a nascondere sotto terra il talento ricevuto. Quando il padrone ritorna apprezza l’operato dei primi due servi che hanno fatto fruttare il dono ricevuto mentre condanna il comportamento dell’ultimo.

La scelta della parabola dei talenti come punto di partenza per la riflessione cristiana non è stata casuale, perché «talento» ha nella lingua italiana e francese il significato di «capacità», «dono rivevuto » per natura, in particolare, così come ha interpretato San Gregorio, uno dei padri fondatori della Chiesa Apostolica Armena, quei doni fatti dall’uomo ai servi, rappresentano il dono più grande, il dono dell’umanità fatto da Dio.

Quando l’uomo si identifica come dono, riscoprendo il senso stesso della sua vita, non può che donarsi lui stesso. E allora il regalo porta i suoi frutti, prospera. Ma un uomo, nella parabola, mantiene solo quello che ha. Per San Gregorio  quel servo rappresenta la ragione, la ragione che si crede autonoma e non produce nessun frutto. L’uomo che non è nella riconoscenza per quello che ha ricevuto ma è solo concentrato nel mantenere ciò che ha, non produce frutti. Il talento conservato con cura per paura di perderlo rimane improduttivo.

Da ciò se ne deduce che per l’uomo la paura della diminuizione delle risorse non può essere la giusta motivazione per la tutela dell’ambiente. Il dibattito sulla crescita e decrescita è giusta; il dibattito sull’uscita o meno dal nucleare è giusto, quello sulla biodiversità anche. Tuttavia per il cristiano non sono sufficienti, come l’unico talento che non conduce da nessuna parte. La meraviglia davanti alla creazione, che mobilita  i nostri cinque sensi è necessaria e indispensabile per aprirsi al mondo.

Il talento della Terra sparisce, il talento che fu della ragione senza relazione con il cielo decade. Per risolvere delle questioni così grandi come quelle delle acque, delle energie fossili o dei debiti sovrani, ci vuole organizzazione internazionale e molti uomini e donne che accolgano gioiosamente la loro vita come dono inseparabile da Dio.

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