Le Riserve della Biosfera MaB (Man and Biosphere) in crescita.

L’articolo uscito quest’anno su Repubblica nella sezione viaggi dal titolo accattivante “Non solo storia: ecco il Belpaese dove la natura è eccellenza mondiale” è tra i primissimi segnali di una nuova attenzione alla famiglia dei siti UNESCO, nata peraltro poco prima della più nota Lista del Patrimonio (World Herytage List), e che è interessata negli ultimi anni da una crescente adesione e attenzione a livello mondiale ed a livello nazionale. Una attenzione che fa da contraltare alla denuncia di questi giorni che WWF ha presentato al Ministro dell’Ambiente, dagli esisti poco incoraggianti con il Rapporto sui Parchi italiani. 

Ma è noto: siamo il Paese dei contrasti.

Lo stesso Ministero dell’Ambiente ha tra il 2016 e il 2017 messo a punto una serie di nuove linee guida dedicate ad una realtà territoriale ed anche di governance che sta interessando importanti ambiti del territorio italiano.

È un rinato interesse quanto mai opportuno e dovuto, anche in ragione del fatto che il pensiero teorico e di approccio alla questione ambientale che sottende il programma Man and Biosphere di UNESCO lo si deve ad un italiano: è infatti Valerio Giacomini (che tiene la prima cattedra di Ecologa in Italia nel 1975) che verso la fine degli anni ‘70 lancia una sfida culturale e teorica importante nel campo delle strategie per le politiche ambientali. Come scrive Valerio Di Castri nell’introduzione al famoso volume miliare dello studioso botanico e uomo di cultura nato nel 1914 Uomini e Parchi : «Il MaB rappresentava una vera rottura rispetto a tutti i programmi precedenti. Non considerava l’uomo solo nei suoi aspetti biologici, genetici e demografici, come nell’IBP, ma come entità culturale e
sociale, nello stesso tempo universale ed infinitamente specifica, sulla quale gravitava tutto il resto della biosfera. L’uomo tornava al centro dell’universo, ed è questa la controrivoluzione tolemaica di cui parlava Valerio Giacomini. L’uomo non era messo in  stato d’accusa né spinto verso un sentimento di colpevolezza, ma stimolato verso l’azione e la responsabilità. Una responsabilità evolutiva, essendosi trasformato nel  fattore principale che guida ora, nel bene e nel male, l’evoluzione di tutti gli altri organismi. Il MAB costituiva anche una rottura di fronte  all’ecologia profonda che  cominciava a dilagare soprattutto nel mondo anglosassone.»

Lo stesso ecologo e botanico italiano affida al suo saggio “La rivoluzione tolemaica” l’ipotesi di un ribaltamento ideale dell’approccio antropico e culturale  ai sistemi ecologici. 

L’affacciarsi di importanti comprensori territoriali nella lista dei siti UNESCO Riserve della Biosfera come il Delta del Po, l’area metropolitana orientale di Torino con CollinaPo o l’Appennino tosco emiliano o il Parco dell’Adamello in Valcamonica, dimostra una certa vitalità di insiemi di amministrazione, dove spicca la particolare vivacità ed efficacia che svolgono le aree protette, regionali o nazionali. È infatti grazie a queste che al 2018 ben 17 territori italiani sono stati insigniti dell’importante riconoscimento, attivando in tante realtà biogeografiche e socioeconomiche del Bel Paese percorsi virtuosi per lo sviluppo sostenibile.

A dispetto della denominazione di categoria che a queste aree viene assegnata dal programma MaB, quali Riserve della Biosfera,  é  infatti in particolare l’aspetto della conservazione e gestione attiva del territorio che caratterizza i territori riconosciuti, ai quali viene richiesto di attivare Piani d’azione che promuovono nel tempo buone pratiche in diversi campi ambientali, nonché una adesione Erica ai principi di una corretta convivenza tra Uomo ed Ambiente. Non si tratta in sintesi di dotarsi di un marchio di qualità, magari per vendere meglio i propri prodotti locali, ma sopratutto di caricarsi di una responsabilità nell’adottare misure virtuose in coerenza con gli stessi Millenium Goals approvati dall’ONU nel 2015 con l’Agenda 2030

 

Scrive per noi

IPPOLITO OSTELLINO
Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour ; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino. Vive e lavora a Torino, dove dirige l’Ente di gestione regionale piemontese “Parco del Po e Collina torinese”.

IPPOLITO OSTELLINO

Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour ; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino. Vive e lavora a Torino, dove dirige l’Ente di gestione regionale piemontese “Parco del Po e Collina torinese”.

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