L’educazione ambientale di fronte alla crisi: anche l’Università cerca di riorganizzarsi

Leggi tutte le interviste sulla situazione dell’educazione ambientale, se sei un ente, un CEA, una cooperativa, una associazione o un’altra realtà che opera nell’educazione ambientale, compila il questionario online e/o racconta la tua esperienza a “.eco” (redazione@rivistaeco.it)

Continuano le interviste nell’ambito della nostra inchiesta sulla situazione dell’educazione ambientale. L’Università della Calabria è uno dei pochi atenei a gestire attività di educazione ambientale. Carmen Gangale spiega come il Museo di Storia Naturale ed Orto Botanico (MuSnob) abbia cercato di sviluppare una nuova dimensione virtuale scuola-casa, anche se le attività in presenza e l’esperienza restano irrinunciabili. Una speranza dal rafforzamento del lavoro in rete con gli altri centri della regione.

È possibile svolgere attività di educazione ambientale anche attraverso le istituzioni universitarie. Ne è un esempio Carmen Gangale, tecnico presso il Museo di Storia Naturale dell’Università della Calabria. L’abbiamo intervistata nell’ambito della inchiesta che stiamo conducendo sulla situazione dell’educazione ambientale italiana in seguito alla pandemia da nuovo Coronavirus Covid-19.

Di formazione botanica, ad oggi Carmen si occupa della cura dell’Orto Botanico universitario che, a partire dall’adesione alla rete INFEA nel 2010, è stato accreditato come centro di esperienze di educazione ambientale. Le attività svolte in questo ambito sono per lo più rivolte alle scuole, grazie anche alla collaborazione con un’associazione di laureati, Isoetes, di supporto alle attività specifiche di educazione ambientale. Tra queste attività, emerge il progetto “Biodiversità: il tesoro dietro l’angolo (BIOTES)”, finanziato dalla Regione Calabria, che vede impegnate due strutture dell’università (il MuSnob e il Rimuseum) in partenariato con l’associazione Isoetes.

Un’offerta scuole bloccata dalla pandemia

«L’arrivo della pandemia – ci spiega Carmen Gangale – ha certamente influito sulle attività in atto, in merito anche al progetto della Regione Calabria. L’anno scolastico 2019-2020 aveva visto un’importante partecipazione delle scuole del circondario, per cui l’idea iniziale era quella di un’offerta educativa alle scuole primarie e secondarie e di formazione ai docenti.
Certamente, tra le maggiori difficoltà vi era l’incertezza circa la ripresa delle attività.
Se, inizialmente, il lockdown ha paralizzato tutte le attività della struttura, individuandosi come momento di pausa, in seguito si è cercato di individuare delle azioni per rimodulare e riformulare i percorsi.

La Regione, in un primo momento, ha indirizzato verso delle proposte di educazione outdoor che, tuttavia, ha evidenziato non pochi problemi logistici, ad esempio legati ai trasporti. Ad oggi, si tende invece alla realizzazione di attività a distanza, con grossi limiti dovuti alla contrapposizione con l’esperienza diretta, che ha sempre caratterizzato i percorsi educativi nelle strutture museali e nell’orto botanico. Quest’ultimo è, infatti, un’area protetta e, pertanto, rappresenta un’occasione ideale per far conoscere la rete Natura 2000 attraverso una diretta esperienza sul campo. La necessità di rendere fruibili diversamente i contenuti e le bellezze dell’orto, pur con le difficoltà dovute alla mancanza di esperienza, ha rappresentato un’occasione di stimolo per gli educatori, costretti a tradurre in un linguaggio multimediale di audio-video elementi che in presenza risultano intuitivi.

Necessario il ruolo dell’insegnante

Un ruolo centrale nelle attività è legato alla scuola: proprio l’imprescindibile relazione con essa può consentire un’azione più incisiva nel perseguimento degli obiettivi posti dai progetti di educazione ambientale portati avanti. Spesso tali occasioni di incontro sono sporadiche, per cui è il docente a farsi carico della continuità didattica ed educativa: sarebbe necessario, pertanto, creare un contatto più stabile proprio con gli insegnanti, affinché questi possano essere facilitati nel proprio compito.

Le attività svolte dall’orto botanico universitario sono per lo più laboratoriali, attraverso le quali gli studenti sono indotti alla scoperta della natura, conoscendo gli ecosistemi, le loro componenti (suolo, stagno…) e gli organismi viventi ad essi associati. Con le nuove necessità del momento, si è cercato di riproporre queste attività in una nuova dimensione virtuale scuola-casa, nonostante le evidenti difficoltà sia organizzative che amministrative. Infatti, le scuole stesse hanno dovuto affrontare situazioni problematiche interne, che hanno reso difficoltosa l’apertura ad attività extracurriculari.

Inoltre, tutte queste attività virtuali impongono il docente come intermediario, rendendo l’esperienza meno efficace se non si punta su un confronto continuo con i docenti.

Irrinunciabili le attività in presenza e l’esperienza

Tutte queste difficoltà sono in parte legate al concetto stesso di educazione ambientale, che si contraddistingue proprio dalle attività in presenza e dall’esperienza che vede l’individuo come protagonista attivo.

Nonostante questo, è assolutamente indispensabile trovare un modo per rimodulare le proprie attività, trovando un punto di incontro con i ragazzi, nativi digitali e, dunque, più avvezzi all’utilizzo di questi strumenti. Una possibilità di porsi sulla loro lunghezza d’onda, potrebbe essere quella di immaginare attività online in diretta, in modo da essere più incisivi.

Un’altra idea stimolata dalla situazione pandemica è stata quella di progettare un’aula all’aperto all’interno dell’orto botanico, al fine di trasferire alcune attività laboratoriali all’esterno.

In merito alle attività future, sicuramente bisognerà concludere le attività di progetto prorogate fino a luglio 2021 con la speranza di recuperare durante l’estate le attività in presenza. Inoltre, attraverso il corso di formazione degli insegnanti, si spera di coinvolgere questi ultimi creando anche occasioni per un confronto sull’efficacia delle diverse esperienze proposte. Nel lungo termine, è indispensabile progettare alternative digitali alle classiche attività in presenza.

Con gli altri centri calabresi un impegno comune

Sicuramente, su questo piano, un aspetto fondamentale è la comunicazione con gli altri CEAS della Calabria, con cui si stanno effettuando incontri e momenti di confronto. Questo aspetto potrebbe essere un’ulteriore possibilità di crescita per incrementare gli strumenti dell’educazione ambientale.

La necessità di fare rete è emersa anche prima della pandemia: infatti, con il lancio del progetto della Regione Calabria precedentemente citato, tutti gli enti di educazione ambientale della regione sono stati coordinati da Formez PA, al fine di costituire una rete di educazione ambientale. Questo ha permesso di creare ulteriori occasioni di confronto e uno scambio di esperienze».

In conclusione, nonostante le difficoltà causate dalla digitalizzazione delle esperienze, l’educazione ambientale condotta anche in ambito universitario cerca di adattarsi, rimodulando i propri progetti e creando reti di confronto con i soggetti del territorio.

La rivista “.eco” sta raccogliendo le esperienze legate all’educazione ambientale attraverso un questionario, a cui è possibile partecipare accedendo a questo link.

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