L’educazione nell’era del soft power

Aperta a Luserna San Giovanni (Torino) la scuola estiva 2021 della Rete WEEC Italia. L’educazione, come il mondo, è “in transizione”. Ribadire che ogni educazione è una educazione ambientale e creare vasi comunicanti (per “camminare insieme”) tra educazione formale, non formale e informale tra i punti toccati nell’intervento introduttivo da Mario Salomone, che ha proposto tra l’altro una rete nazionale tematica della scuola. «L’Antropocene continua ad aggrapparsi, quando serve, alla canna dei fucili, ma potere e profitti si basano molto o soprattutto sul “soft power” della conoscenza, dei valori, del possesso dei dati, della cultura di massa, dei vecchi e nuovi “media”, di massa o “sociali”».

(Nell’immagine di apertura, uno dei tratti dello striscione che sarà composto a Parco Nord Milano è arrivato alla summer school 2021 della Rete WEEC Italia)

[Pubblichiamo il testo dell’intervento introduttivo di Mario Salomone alla Summer school della Rete WEEC Italia, Luserna San Giovanni, 27 agosto. Nell’aprire l’edizione 2021 della scuola estiva della Rete WEEC Italia, Mario Salomone ha ringraziato quanti hanno contribuito alla sua realizzazione e i partecipanti in presenza e a distanza. «Un benvenuto – ha detto – a chi ci segue per la prima volta, e un bentornato a quanti hanno già animato le precedenti edizioni». In conclusione, Mario Salomone ha augurato «buon lavoro e buona scuola di fine estate. Un altro anno di intensa attività ci attende». Dopo Mario Salomone, è intervenuto Tomaso Colombo, direttore del corso. Con l’edizione 2021, ha detto, la summer school tocca i cinque anni di vita. Cinque anni rappresentano poco per i tempi storici, biologici o geologici, ma molto per la vita di una persona. Coa succederà tra cinque mesi? Come ci immaginiamo tra cinque anni? O tra cinque lustri?]

Il quadro in cui si inserisce quest’anno la scuola estiva è particolarmente denso. Alcuni degli elementi, direi i principali, sono presenti nel ricco programma di lezioni, laboratori, momenti di riflessione e dibattito e scoperta di studi di caso. Il clima, la necessità di un profondo rinnovamento del sistema scolastico, l’economia circolare, per citarne alcuni.

Tutto assume maggiore urgenza e importanza di fronte al quadro a forti tinte che vediamo.

Ci troviamo, a più di un anno e mezzo dall’inizio, ancora nel pieno di una pandemia che ha testimoniato imprevidenza e insipienza, che ha ricordato la fragilità umana, che ha confermato la pericolosità di un modello distruttivo di produzione e consumo, che ha fatto sentire a molti, dolorosamente, la privazione di natura.

Tra pandemia e conflitti

Mentre faticosamente e in tempi non ancora brevi né certi i paesi privilegiati si avviano forse verso una immunità di gregge, la maggior parte dell’umanità è ancora senza cure e vaccini.

Intanto, il recentissimo rapporto del Gruppo di lavoro I del sesto ciclo di valutazione dell’IPCC ci avverte dell’aggravarsi del riscaldamento globale. Incendi e alluvioni un po’ in tutti i continenti sembrano volerne darne plateale conferma a suon di fenomeni estremi.

Ma ci troviamo anche – con negli occhi le immagini dall’Afghanistan di questi giorni o quelle dal continente africano, attraversato da crisi che spaziano dalle coste mediterranee a quelle del Sud Africa – di fronte alle convulsioni di un mondo senza pace, tra blocchi e potenze impegnate in duri confronti geopolitici per il controllo di risorse scarse e preziose.

Centralità e importanza dell’educazione

A fare grandi profitti è il complesso militare-industriale dei paesi produttori e esportatori di armamenti di ogni tipo. Non dimentichiamo, però, che oggi il potere, le disuguaglianze e i profitti, se continuano ad aggrapparsi quando serve alla canna dei fucili, si basano molto o soprattutto sul “soft power” della conoscenza, dei valori, del possesso dei dati, della cultura di massa, dei vecchi e nuovi “media”, di massa o “sociali”. Un “soft power” che comunque ha bisogno di materie prime, minerali rari, energia, controllo delle vie di traposto e commercio.

Siamo il frutto di una transizione dall’Olocene all’Antropocene e siamo al bivio tra una transizione (cui non oso pensare) verso crisi ancor più profonde e la transizione verso una civiltà “ecologica”. Questa transizione è come le precedenti (la rivoluzione dell’agricoltura, la Rivoluzione industriale) una rivoluzione, nel senso che è un cambiamento profondo in ogni campo, materiale e immateriale, della vita e delle società umane.

Diversità della transizione attuale

Rispetto alle precedenti transizioni, quella attuale è rapida, rapidissima (più rapida della capacità di conoscerla e documentarla con precisione e interezza).

A differenza delle rivoluzioni precedenti (che erano rivoluzioni per così dire “inconsapevoli” ed erano il frutto di processi durati migliaia di anni nel primo caso e centinaia di anni nel caso della Rivoluzione industriale) la transizione in cui ci troviamo è:

– frutto (consapevole, il che non vuol dire “saggio”) di decisioni politiche, di orientamenti del sistema di produzione e consumo e di scelte personali dei cittadini-consumatori, che incidono così sul sistema produttivo in qualità di “prosumers”;

– caratterizzata da un ruolo enormemente maggiore dell’educazione: perché lo sbocco della transizione sia una civiltà ecologica (e non la realizzazione di una allucinante distopia che gli scenari peggiori fanno presagire), la transizione ha bisogno di un sistema educativo adeguato, che deve dunque essere (come in effetti è) anch’esso “in transizione”. Per questo mi auguro che parta da qui, oggi, anche un percorso che porti a una rete tematica nazionale di insegnanti.

Ogni educazione è una educazione ambientale

Vivere e stimolare la transizione dell’educazione significa ribadire alcuni principi. Ad esempio, che:

  1. Questa nuova educazione (che dietro di sé ha comunque fortunatamente molte spalle di giganti su cui innalzarsi) è assolutamente una educazione ambientale, perché deve avere come fondamento il nostro essere natura e dipendere dalla natura. Se ciò era vero agli albori dell’educazione ambientale, alcuni decenni fa, è ancor più vero oggi.
  2. In un mondo-villaggio globale (sia pur diviso in contrade in guerra civile tra loro) educazione formale, non formale e informale devono diventare dei vasi più comunicanti.

Formale, non formale e informale rappresentano un continuum di saperi, idee, messaggi, forse espressive e devono quindi rafforzare legami, dialogo, impegno comune. Devono, come ci piace ripetere, “camminare insieme”, per andare lontano.

La masterclass in cui saremo impegnati dal 6 al 10 settembre ne è un esempio.

Come Rete WEEC ci siamo: come “spazio pubblico” (virtuale e fisico) dove incontrarsi, crescere insieme, migliorare la capacità di incidere, in modo sempre più capillare.

La staffetta per il clima che stiamo realizzando dallo scorso marzo ne è un bell’esempio. Si renderà particolarmente visibile a Parco Nord Milano dove stanno confluendo i tratti del grande striscione da Guinness dei primati.

Scrive per noi

MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.

MARIO SALOMONE

Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.

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