L’educazione sostenibile per ripensare il sistema di istruzione

“.eco” e la Rete WEEC sono impegnate per il rinnovamento del sistema educativo. Per partecipare scrivere a redazione@rivistaeco.it

Il grido di dolore di studenti, docenti, famiglie, presi tra l’incudine di una didattica a distanza forzata, improvvisata e faticosa e il martello della chiusura delle aule. Un report delle prime discussioni del tavolo di lavoro che abbiamo creato per rilanciare il dibattito sul rinnovamento del sistema educativo. È il momento di ripensare davvero metodi, finalità, strutture, ordinamenti. All’insegna di una “educazione sostenibile”: didattica a distanza e didattica in presenza si cambiano insieme. Al tavolo c’è posto: benvenute e benvenuti.

Dal qualche tempo sulle pagine di “.eco” (web e cartacee) abbiamo intensificato il dibattito sulla scuola, stretta tra l’incudine di una Dad che mostra sempre più i suoi limiti (accanto a potenzialità che però non devono essere segnate dall’emergenza) e il martello della chiusura della didattica in presenza. Abbiamo scoperto, insieme, i ritardi, i deficit di hardware e software, e soprattutto la povertà della ricerca e della sperimentazione metodologica sul buon uso delle nuove tecnologie, e la preziosità della relazione interpersonale, uno di quei beni che si rimpiangono e capiscono solo quando li si perdono.

Siamo una testata che ha come sottotitolo “l’educazione sostenibile” (che non va confusa con l’educazione alla sostenibilità, che pure ne fa parte). Siamo da oltre trent’anni la voce della vasta e misconosciuta comunità italiana che nelle scuole, nelle agenzie formative non formali e nell’università fa pratica e ricerca nell’educazione ambientale.

Priorità alla scuola

Nel momento in cui la pandemia ha reso insostenibile il modo di affrontare i problemi della scuola e ha fatto emergere tutti i danni (che da tempo in molti denunciavano inascoltati) dei tagli al capitale collettivo rappresentato dall’istruzione come da altri beni comuni, come la miopia di una classe dirigente e di una opinione pubblica per anni disattente alle sorti del sistema scolastico e universitario, l’ora è giunta di dire (come dice il movimento dilatato spontaneamente nel paese) “priorità alla scuola”.

Per noi, che mettiamo al centro di tutto il nostro impegno la preoccupazione per una società malata in un pianeta malato, l’idea, insomma, che umanità e biodiversità, benessere e clima, pace e giustizia sociale e ambientale, cultura e civiltà e lavoro si salvano o periscono insieme, il momento è giunto per rilanciare dibattito e iniziativa sul legame tra modelli pedagogici, didattica, ordinamenti, finalità formative, contenuti, competenze, valori fondativi, orientamenti epistemologici, assetti di potere, dotazioni materiali, organizzazione e uso degli spazi e un approccio “ecologico” integrale. Tra tutto ciò che caratterizza, insomma, il sistema di istruzione e il punto di vista dell’ambiente e della sostenibilità.

Un tavolo di lavoro per una scuola sostenibile

Abbiamo proposto, pertanto, di creare un tavolo di lavoro aperto a quanti hanno a cuore le sorti del sistema educativo (scuola e università) e immaginano per esso un futuro migliore, necessario per costruire un futuro migliore per tutta l’umanità, da riunire, finalmente, in un’unica comunità planetaria di destino.

Un tavolo di discussione ma, appunto, anche di lavoro, che porti a iniziative, incontri ora forzatamente online ma poi anche in presenza, attività formative, fatto di proposte campagne, tessitura di legami forti.

Ecco una sintesi di una prima discussione avvenuta tra noi. La discussione prosegue e, come detto, è aperta, al tavolo c’è posto: benvenute e benvenuti.

Il punto di partenza: la DAD e la pandemia

Siamo stati tutti d’accordo che la didattica a distanza è stata una soluzione di emergenza, che ha incrementato dispersione e disaffezione.

Per l’utenza vuole dire problemi di connessione, mancanza di hardware, mancanza di spazi adatti in casa (e magari con un clima familiare di tensione per non dire spesso di violenza).

Per gli insegnanti significa fare i conti su come valutare, su come avere interazione, su come trovare la mediazione tra testo e immagine, ecc..

Come sarà la didattica del futuro?

La DAD non può essere ovviamente il semplice trasferimento online della vecchia didattica e dell’orario delle lezioni (magari ridotte a 30 o 45 minuti), né il trionfo di una esaltazione tecnologica: la “didattica del futuro” non è hardware+software, ma pone certamente la sfida di capire come l’insegnante possa diventare il tuto di un laboratorio anche tecnologico. Credo che siamo stati abbastanza d’accordo che comunque anche finita la “didattica di emergenza” e ritornati a una didattica in presenza, il salto epocale avvenuto resterà e la didattica del futuro sarà in via definitiva una didattica ibrida.

L’accelerazione della storia provocata dalla pandemia va insomma governata, facendone una occasione per ripensare un sistema (scolastico e universitario) che anche prima (colpito dai tagli e da una impostazione “neoliberale” che ha anche penalizzato nelle linee di indirizzo molti contenuti formativi fondamentali nel mondo contemporaneo oltre che per dare una solida base culturale comune a tutti i cittadini) provocava dispersione, non curava la povertà educativa, soffriva varie forme di degrado.

Un sistema che non andava neanche “prima”

In qualche modo l’emergenza e la DAD sono state la cartina di tornasole di ciò che non funziona nel sistema scolastico e universitario:

– l’autonomia che ha fatto prendere mille strade diverse in una enorme eterogeneità di approcci e norme,

– le falle del rapporto “gerarchico” verticale scuola-uffici intermedi-ministero e del rapporto orizzontale (Comuni, Province e Città metropolitane, Regioni), improntato a un caos di mal definite competenze;

– le incertezze (per non dire di peggio) sulle finalità formative del sistema educativo formale.

Il rischio del gattopardismo

Prendere atto della “rivoluzione DAD” dunque non basta se nel paese aumentano povertà e disuguaglianze e se nella scuola e nell’università (logorate dal disinvestimento di risorse finanziarie e dal disinvestimento di interesse da parte dei decisori politici e della stessa opinione pubblica) non cresce un progetto formativo improntato alla sostenibilità. Didattica a distanza e didattica in presenza si cambiano insieme.

Il rischio, altrimenti, è di cambiare tutto per non cambiare nulla (per dirla alla Tomasi di Lampedusa), di una acquiescenza passiva, di una obbedienza simulata al nuovo trend, senza metterne in discussione i fondamenti epistemologici, pedagogici, culturali e lasciando intatta la “scuola reale”.

Alcuni nodi individuati

Sulla base di queste premesse, la discussione ha individuato alcuni nodi su cui lavorare con priorità:

  1. Le finalità formative, come detto sopra.
  2. Come raggiungere la grande maggioranza del corpo docente: occorre evitare un distacco tra una “avanguardia” che si abbevera alla migliore tradizione pedagogica, che ha voglia di impegnarsi, che rifugge da esperienze standardizzate e i tanti che avrebbero bisogno di stimoli e di formazione.
  3. La valutazione, che come già accennato deve privilegiare i processi, i percorsi compiuti e non i “prodotti”.

Come lavorare. I primi passi e le prospettive

Il primo strumento da usare è ovviamente quello dei canali di comunicazione di cui disponiamo per parlarne, far parlare altri, raccogliere e documentare esperienze: la rivista cartacea “.eco” (trimestrale), il sito web rivistaeco.it (senza limiti di spazio e di periodicità), le newsletter nazionali, i canali social, gli eventi e gli incontri della Rete WEEC.

Allo scritto possono essere abbinati contenuti video (tavole rotonde, webinar, interviste, ecc.).

In prospettiva: riusciamo a trasformare tutto ciò anche in occasione di formazione per gli insegnanti? In materiali, corsi veri e propri, summer school?

I prossimi appuntamenti

Per le prossime riunioni – debitamente a distanza – si cercherà di trovare il momento migliore per la maggior parte dei partecipanti e di procedere più operativamente.

Da subito, l’invito è a contribuire sia internamente al tavolo, sia con interventi destinati alla pubblicazione.

Va da sé che è anche auspicato allargare il gruppo ad altre persone interessate.

Infine, il gruppo funzionerà meglio se vi sarà la disponibilità di qualcuna/o a impegnarsi in modo più continuativo nel tenere le fila del discorso.

Scrive per noi

MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.

MARIO SALOMONE

Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.

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