L’era della suscettibilità esagerata e dannosa. Lo sport di massa di chiedere la testa di qualcuno

(Nell’immagine di apertura, Napalm51, riuscita caricatura dell’odiatore seriale fatta da Maurizio Crozza)

“Scelti da Valerio” è la rubrica di recensioni e segnalazioni a cura di Valerio Calzolaio.

Il suscettibile ecosistema umano terrestre. Da un po’. Chiedere la testa di chi non ci piace è diventato uno sport di massa, soprattutto dopo che sono arrivati i social, soprattutto attraverso gli stessi social. Poi, a quel punto, quando qualcuno chiede la testa di qualcun altro, il qualcun altro è spesso ritenuto colpevole d’aver leso la generale suscettibilità collettiva e spesso in America la testa viene ottenuta prontamente; in Italia e in Europa un poco meno, ma sempre con gran mugugni dei suscettibili locali.

Appare difficile sostenere semplicemente una propria opinione o sfottere altri, relativizzare azioni e reazioni, offese e accuse. Vengono di continuo dogmaticamente enunciate linee guida della suscettibilità su quella materia o in quell’organo d’informazione, su cosa non si può fare battute, per esempio, pena il licenziamento. Forse appare allora utile cercare di capire come siamo arrivati non all’azzeramento delle carriere degli impresentabili, ma a desiderarlo, quell’azzeramento. Perché l’esistenza di chi la vede diversamente da noi ci offenda. Cosa ci abbia resi così fragili e lamentosi da sentirci in pericolo per l’esistenza stessa del dissenso. Perché la sinistra abbia scippato alla destra il primato del piglio censorio, e talora si compiaccia di far passare leggi per cui dire a qualcuno qualcosa di offensivo è un reato invece che, al massimo, maleducazione. Quando siamo diventati così bisognosi di tutele, così incapaci di mandare a quel paese chi ci dica qualcosa di spiacevole, e di dimenticarcene dopo due secondi. Quando abbiamo deciso di preferire la tutela della suscettibilità alla libertà di parola. E, purtroppo, perché abbiamo scelto di dimenticare che le classi sociali esistono, che ricchi e potenti fanno valere la propria integra suscettibilità aumentando sfruttamento e diseguaglianze, non finte bensì vere.

La giornalista e scrittrice Guia Soncini (Bologna, 1972) esamina le parole inglesi e italiane di un possibile glossario della neolingua della nostra epoca: identity politics, trigger warning, cancel culture, safe space, me too, virtue signaling, misgendering,  body shaming, tutto sembra ruotare intorno all’aggettivo woke, assegnato ai sempre suscettibili, che vogliono stare dalla parte dei buoni, considerare sacre le proprie sensazioni, essere considerati giusti e coerenti, “giustiziare” gli altri.

In una ventina di agili godibili capitoli, zeppi di casi e citazioni, mostra quanto sia esagerata e dannosa la diffusa suscettibilità contemporanea. Ecco alcuni titoli delle narrazioni, rendono l’idea: la morte del contesto; il feticismo della fragilità; niente basta mai; la pigrizia dell’indignazione; la ricerca spasmodica del cretino; l’indignazione deperibile; non c’è niente da ridere; angoli di nicchie di frazioni di minoranze; chi si offende è perduto; com’è cominciata: Diana, la dea della vulnerabilità.

Ci sta: sembra proprio giustificato l’allarme per avere sempre e solo sé stessi e le proprie personali appartenenze come specchio indignato di valori assoluti e diritti collettivi. Con coraggio e acume, stile fresco e televisivo, spunti autobiografici, e opportuni rischi d’impopolarità, scoperchia il velo che copre un neomaccartismo incipiente nelle democrazie liberali. Ha questo unico obiettivo e ovviamente esagera un poco pure lei: talvolta ribadisce di continuo e si ripete; usa continue iperboli individuali (il più grande attore vivente, la matrice di tutti i disastri d’incomprensione, il più geniale gruppo comico del Novecento, tanti libri “decisivi”); isola troppe novità rispetto a storia e biologia; finisce per escludere ogni possibile azione, anche verso comportamenti non di mera maleducazione; pur segnalando che qualche tentazione woke le è capitata, rischia spocchie di suscettibilità, forse inevitabilmente.

Resta la godibilità della scrittura (e della lettura) e il merito di aver posto una grande questione democratica e sociale (della quale essere tutti noi più consapevoli, con parole e fatti).

Scrive per noi

Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.

Valerio Calzolaio

Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.

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