L’uomo è il suo ambiente

Cineforum/La condizione dei “deboli” che cercano un riscatto. Riflessioni sul film “Un uomo qualunque”: Bob Maconel, è un anonimo impiegato che annaspa fra mansioni insulse assegnate da superiori cinici e prepotenti
 
Serena Muda
 
L’essere umano, soprattutto nella società attuale, affronta l’ esistenza circondandosi di suoi simili, e per viversi come parte attiva del mondo avvalora il bisogno di sentirsi accettato e stimato, condizione favorevole per consentirgli di sfruttare al meglio le proprie caratteristiche individuali, rendendolo produttivo e parte dinamica non solo del suo ambiente lavorativo, ma anche della realtà che lo circonda su più fronti. In un immaginario ideale ogni uomo dovrebbe poter esprimere se stesso tenendo conto delle proprie peculiarità, e aver sviluppato i mezzi necessari per far fronte ai conflitti di vario genere che la vita offre sia all’interno del nucleo familiare che in quello del gruppo dei coetanei. I fatti concreti dimostrano come in verità, per motivi di varia natura, i soggetti che si sentono completamente realizzati siano una netta minoranza, rispetto a coloro che vivono l’esistenza in modo disincantato e passivo, con conseguenze negative verso se stessi e gli altri .
 
La solitudine in una società consumistica
 
La pellicola scritta e prodotta da Frank Cappello del 2007 sembra occuparsi di uno dei problemi che affligge l’uomo nell’era moderna: la solitudine unita alla frustrazione di non avere un ruolo determinato e determinante a cui far riferimento. In una società consumistica e votata almeno in parte al progresso come quella attuale, capace di offrire molte più risorse rispetto al passato, chi si dimostra poco competitivo rischia di perdere la propria essenza in quanto le troppe possibilità hanno su di esso la funzione di confondergli le idee anziché stimolarne la creatività.  

Il protagonista della pellicola, Bob Maconel, è un anonimo impiegato che annaspa fra mansioni insulse assegnate da superiori cinici e prepotenti, cercando ogni giorno la forza per ribellarsi, non riuscendo però a trovarla. Solitario e sognatore, sfoga le sue insoddisfazioni personali parlando con i pesci del suo acquario, partecipi di un dialogo immaginario in cui lo spronano a tirare fuori la grinta per cambiare la situazione che lo circonda, esortandolo a prendersi la responsabilità di mutare quanto meno l’atteggiamento, da sempre remissivo e tollerante anche verso evidenti mancanze di rispetto da parte di colleghi e conoscenti.

Le sue ambizioni appaiono per certi tratti confuse, l’unico passaggio metaforico fra l’ostilità dell’ufficio e la fantasia che lo stimola a voler sfuggire, pare essere una bambolina vestita da hawaiana che si trova sopra lo schermo del suo computer, accesso simbolico che collega il sogno e la realtà. Un giorno, deciso a non subire più angherie, si reca in in ufficio portando la sua pistola con lo scopo di compiere una strage . Pochi secondi prima però, Coleman, un suo collega, ha la stessa idea, che mette in pratica senza remora alcuna, uccidendo diverse persone. Bob, essendosi nascosto mentre cercava un suo proiettile caduto in terra, resta in vita. Avendo fra le mani la propria arma ancora carica, uccide il collega, salvando anche la vita a Vanessa, avvenente ragazza rimasta ferita nella sparatoria, che Coleman avrebbe “finito” con l’ultimo colpo rimasto. Da quel momento per Maconel vi è un cambiamento sostanziale, in breve tempo conquista le attenzioni e la presunta simpatia di chi poco prima ignorava il suo operato e lo riteneva solo un pupazzo che esegue meccanicamente degli ordini.
Il suo ruolo, quello di subordinato oggetto di derisione e ilarità, viene oscurato da quello dell’eroe, stimato e motivo di interesse da parte dei più. Nasce allora al suo interno, un conflitto fra l’immagine che egli ha di stesso, ovvero quella di uomo timido e schivo, forse destinato per sempre a subire, e quella nuova proiettata dagli altri, ovvero persona coraggiosa capace di prendere una decisione evitando così un ulteriore massacro. La pellicola offre allo spettatore il modo di riflettere su come sia fondamentale vivere in un ambiente salutare ed equilibrato, condizione ideale per salvaguardare la propria salute mentale, evitando di stagnare in situazioni che non ne favoriscono lo sviluppo. Bob vive solo, si è alienato dal mondo, che vede come incapace di tutelarlo in quanto si percepisce come anello debole di una catena che egli stesso non riesce nemmeno a scalfire, se non con l’immaginazione, e forse nemmeno. L’uomo infatti rispecchia l’ambiente in cui vive, e allo stesso tempo egli può essere capace di modificarlo a seconda di ciò che gli suggerisce il suo stato d’animo, con conseguenze non sempre positive.
 
Il capro espiatorio e l’ufficio
 
Le giungle moderne non offrono meno pericoli di quelle popolate da animali famelici pronti a divorare chi è più debole, sono in verità molto più subdole e non per questo meno dannose. Nel film Un uomo qualunque si respira un’atmosfera di questo tipo, in cui le pareti di un ufficio non rassicurano ed anzi incutono nello spettatore una sensazione di passività, in cui pare che la condizione di debolezza non possa essere mutata, se non compiendo un gesto estremo per cui manca però il coraggio. A turbare Maconel non è affatto la durezza delle mansioni assegnatogli, in verità piuttosto monotone, o la mancanza di benessere economico, di cui pare essere mediamente dotato. Egli soffre in quanto si percepisce come individuo intrappolato all’interno di una realtà in cui è improbabile avanzare verso nuovi obiettivi in stile con il proprio essere, si sente quindi un automa non lodato quando compie al meglio il suo lavoro e umiliato se commette degli errori, anche banali e trascurabili. Le sue sensazioni non paiono suscitare l’interesse di nessuno, persino i vicini lo ritengono alla stregua di un servo a cui si chiede di falciare l’erba dimenticandosi da quanto tempo lo faccia senza ricompensa alcuna. La figura del capro espiatorio ben spiegata da Girard qui è più pulsante che mai, rappresentata da un uomo che viene vissuto e si vive come vittima sacrificale, incapace di mutare il proprio destino, inerme anche di fronte alla possibilità di affrontare l’esistenza partendo da un nuovo punto di vista, quello di un vincente, almeno in apparenza.
 
L’immobilità fisica paragonata al disagio mentale
 
Anche Vanessa, ex collega di bell’aspetto di Bob, ha un ruolo chiave in quanto rappresenta il passaggio di un individuo da una posizione di potere e prestigio a quella di persona dipendente e bisognosa, caratteristiche non consone ad un leader come era la donna poco prima dell’incidente. L’immobilità fisica di lei, inizialmente rassegnata alla sua condizione ma poi decisa in qualche modo a riprendersi, sembra quasi avere la meglio sulla mobilità dell’uomo che invece pur potendo contare sul proprio corpo pare non aver il pieno controllo della propria mente, ormai satura di pregiudizi che lo rendono a suo modo dis/abile proprio come la donna.
Bob nel corso della vicenda, ha l’opportunità di prendersi cura della ragazza segretamente amata da anni, figura femminile determinata e calcolatrice, che nonostante l abbattimento iniziale, cerca di riprendere in mano quella vita affrontata fino a poco tempo prima con grinta e determinazione. Esso cerca di conquistare il cuore della giovane accudendola con gentilezza e devozione, interrogandosi comunque su quanto tali azioni possano sfociare nel risultato sperato, ovvero farla innamorare di lui.  
Anche la scelta dell’animale domestico di Bob non pare casuale, in quanto i pesci sono rinchiusi nella loro vasca e quindi in balia delle cura dell’uomo, inoltre nella vita reale l’interazione fra un pesce e chi se ne prende cura appare alquanto limitata, visto che questi esemplari si ritenuti incapaci di avere un rapporto animato ed intenso nei confronti dei loro padroni, cosa che invece fanno ad esempio i gatti o ancora di piu i cani.
 
Il rituale dell’interazione vissuto in modo conflittuale
 
La maschera sociale che Bob porta con immensa rassegnazione, quella dell’impiegato che suo malgrado deve obbedire, appare agli occhi dello spettatore sempre più sbiadita, per far spazio alle pulsioni più nascoste dell’uomo, represse troppo a lungo per poter essere incanalate in maniera positiva ed equilibrata. Egli infatti si trova a non saper gestire le interazioni in maniera vincente e adeguata, sentendosi sempre più solo e incompreso, giungendo infine ad avere forti dubbi sulla propria identità, già vacillante e scarsamente definita. Il nastro può suggerire una matura riflessione su parecchi temi, dal mobbing alla sensazione di inadeguatezza che da sempre accompagna gli esseri umani, all’amore platonico a cui ci si aggrappa per non rassegnarsi ad un’esistenza vuota e sterile.
L’ambiente viene quindi rappresentato come parte integrante dell’uomo, che ne diviene manipolatore forgiando una realtà volta a divenire ricca di confort in cui muoversi al meglio, ma trasformandola allo stesso tempo in luogo arido e impietoso. L’uomo rischia quindi di associarsi ad un sistema consumistico e quasi privo di empatia, che condanna gli esseri umani ad una vita di solitudine, ridotti a meri numeri a cui attribuire valore solo in base allo status sociale.
Bob non trova un modo costruttivo di cambiare la propria esistenza, perdendo se stesso nei ritmi frenetici e impersonali imposti dal suo lavoro, da cui non si sente gratificato, e si ritrova indeciso fra la scelta di elevarsi e quella di annullarsi, forse più congeniale alla sua personalità introversa ed esitante, situazione critica e sempre più comune nell’ era moderna.

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