L’utopia di Soleri: la liberazione dallo spreco e dal superfluo

L’architetto italiano che creò Arcosanti nel deserto dell’Arizona: una città “del futuro” (in cui la priorità è data al benessere, alla salute fisica e mentale, alla bellezza della vita) che ha molto da insegnare alle città inquinate e congestionate. Ma con criteri simili i nostri predecessori avevano edificato i paesi, villaggi e borghi italiani, nelle colline e nelle montagne

Immaginate un architetto italiano, fresco di laurea, che va nel deserto dell’Arizona a conoscere una celebrità internazionale, come Frank Lloyd Wright, che aveva “disegnato” edifici famosi, perfino sul Canal Grande a Venezia, e che aveva progettato un grattacielo alto due chilometri, e che si era ritirato a studiare proprio in quel deserto bellissimo vicino al Grand Canyon, in mezzo ad albe e tramonti indescrivibili. E immaginate che quel giovane architetto, Paolo Soleri (1919-2013) sogni di costruire in quel deserto un villaggio e poi una città, integrati nelle ondulazioni del terreno, “copiando” le tecniche e i materiali che i nativi avevano usato migliaia di anni prima dell’arrivo degli invasori europei.

Arcosanti


La fusione di architettura e ecologia
Dopo un soggiorno in Italia, nel 1956 Soleri è tornato in quel deserto per fondarvi una comunità, chiamata Arcosanti, ispirata ad una nuova visione del mondo, la “Arcologia” – un termine nato dalla fusione di architettura e ecologia teorizzata in un libro intitolato Una città a immagine dell’Uomo, pubblicato nel 1969 (e, per quanto ne so, non tradotto in italiano), molto prima che l’ecologia diventasse la nota moda che conosciamo noi.
Arcosanti, alcuni chilometri a nord di Phoenix, nell’Arizona, ha cominciato ad attrarre volontari che, pietra su pietra, hanno cominciato a costruire la città. Ci volevano dei soldi e Soleri li ha trovati fra alcuni sostenitori e vendendo i prodotti di una straordinaria attività artigianale, le “campane che suonano col vento”, fatte di ceramica e bronzo e fuse in stampi ricavati scavando buchi nella stessa terra dell’Arizona, e poi con i suoi libri e documentari. Poi è arrivato l’entusiasmo per le sue idee e le mostre di Arcologia hanno cominciato a circolare nel mondo, destando sorpresa e entusiasmo. Arcosanti è meta turistica coì come Cosanti, alla periferia di Phoenix, dove si può visitare lo studio e il laboratorio di Soleri.

Città che diventano comunità vivibili e sostenibili
Per rendersi conto che l’Arcologia non è un movimento utopico basta guardare le città reali con i loro problemi di congestione del traffico, inquinamento e affollamento, basta verificare come la vita nelle città reali influenza negativamente le condizioni umane, fa crescere l’aggressività e la violenza.
Qualcosa bisogna cambiare e l’“arcologia” propone delle città – ma sarebbe meglio chiamarle “comunità di persone” – nelle quali la priorità è data al benessere, alla salute fisica e mentale, alla bellezza della vita. La “terra” offre grandi, spesso grandissimi, spazi per muoversi, spazi per ottenere alimenti, piante ombrose, offre fonti di energia, la possibilità di ottenere e conservare l’acqua anche quando le piogge sono limitate, offre la possibilità di smaltire e riciclare i rifiuti.

Arcosanti non è fatta per chi non può fare a meno di andare a comprare il giornale all’edicola all’angolo della strada senza l’adorata automobile, anche costui un giorno si accorgerà che non c’è più spazio per muoversi o parcheggiare, che l’inquinamento provoca malattie e perdita di giornate di lavoro e spese, che si è costretti a “perdere” ore e ore della vita per spostarsi da un posto all’altro.

Un salto nel futuro, che era già stato fatto nel passato
E non è necessario costruire una città “arcologica” nel deserto dell’Arizona. I paesi e i villaggi e i borghi italiani, nelle colline e nelle montagne, erano stati edificati, dai nostri predecessori, con criteri “arcologici” anche se non avevano letto gli scritti di Soleri. Strade nelle quali ci si poteva muovere e incontrare con gli altri abitanti, sistemi “naturali” per avere le case calde d’inverno e fredde d’estate, metodi di raccolta delle acque e riutilizzazione dei rifiuti, li trovate in tante nostre comunità, snaturate poi dall’invasione del brutto cemento e delle automobili.
Soleri con la sua “arcologia” non propone un ritorno alle caverne, ma anzi un salto nel futuro, l’utilizzazione al massimo e al meglio delle risorse che la tecnica oggi offre, messe “al servizio” dell’Uomo (lo scrivo, come Soleri, con la “U” maiuscola). Un ruolo centrale hanno gli architetti e gli inventori: come orientare le case per avere la massima luce senza ricorrere all’illuminazione elettrica tutto il giorno, come integrare negozi e uffici e servizi in mezzo alle abitazioni, come disporre le finestre per guardare la natura circostante, come avere informazioni e divertimenti senza stare incollati per ore davanti alla televisione.

Un movimento di liberazione, dallo spreco e dal superfluo
Il tempo risparmiato nella razionalizzazione della vita quotidiana, la ricchezza guadagnata parlando con i vicini senza telefoni cellulari, rende meno necessario lo spreco di merci e di aggeggi e di energia che ci costringe a sempre nuove schiavitù, a crescenti spese e ad un effettivo impoverimento individuale.
Ai venditori di sprechi e di superfluo non piace, probabilmente, oggi, la proposta “arcologica”, ma Soleri pensava al futuro, ad un giorno in cui le nostre città e l’attuale “economia” subiranno un collasso dovuto alla scarsità di spazio, di acqua e di energia e in cui bisognerà cercare la liberazione in nuovi rapporti fra la vita individuale, quella sociale, la vita e le risorse della natura.
Per saperne di più:
arcosanti.org

Scrive per noi

GIORGIO NEBBIA
Giorgio Nebbia è una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita, è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995. Ora professore emerito, è stato insignito dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti. La sua email è nebbia@quipo.it

GIORGIO NEBBIA

Giorgio Nebbia è una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita, è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995. Ora professore emerito, è stato insignito dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti. La sua email è nebbia@quipo.it

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