Ma questo “sovranismo” esattamente cos’è? Il concetto di sovranità tra Stato e Governo

“Quanto riesce lo Stato a essere strumento dei bisogni della società?” E “Quanto corrisponde alla società reale la società virtuale mediata da Internet?”. Queste le domande da porsi per capire il concetto di sovranità (“fare le leggi che avranno vigore per tutti i cittadini di un determinato territorio”), che non è sinonimo di “sovranismo” (“riaffermare la sovranità nel tempo della globalizzazione avanzante”). Lo Stato non è nient’altro che il complesso di strumenti giuridici di regolazione della società attraverso l’azione dei governi. E la società siamo noi.

Tiziana C. Carena

Nei mass media sentiamo parlare continuamente di “sovranismo”, “sovranità”. Che cosa si intende? Il sovranismo è la riaffermazione della sovranità statal-nazionale nel tempo della globalizzazione avanzante; la sovranità è, invece, attualmente, il potere, riconosciuto a istituzioni rappresentative, di fare le leggi che avranno vigore per tutti i cittadini di un determinato territorio i cui confini (cioè i cui limiti di vigenza delle leggi) siano riconosciuti internazionalmente.
Siamo ancora più nei guai sentendo la definizione data. Andiamo nel concreto, portiamo negli esempi. Martina, del PD, non molto tempo fa, parlando di “sovranità” voleva intendere l’indipendenza nella formulazione delle leggi dello Stato. “Sovranismo”, nel concreto significa anche la facoltà, rivendicata, per esempio, dall’attuale maggioranza governativa, di svincolarsi da accordi internazionali, qualora questi ultimi non giovino alla prosperità nazionale. Per esempio, i limiti imposti al deficit dello Stato italiano dalla sua appartenenza (liberamente scelta, a suo tempo) all’Unione Europea costituirebbero, oggi, vincoli dai quali liberarsi per il “bene del popolo italiano”.

Cittadini di una repubblica virtuale

Il “popolo italiano” è composto, ormai, in parte non irrilevante, da navigatori in “internet”; i politici stessi si muovono sui nuovi media: Twitter in particolare. Esiste una opinione pubblica virtuale che si autoalimenta continuamente. Anche il luogo deputato alla formazione dei futuri cittadini, la scuola fa parte di questa realtà virtuale.
Ormai, nella scuola secondaria, a esempio, Internet è il “medium” non solo più giovane, ma anche il più influente veicolo di formazione; potremmo chiamarlo “formatore” e, inoltre, creatore di una sempre più marcata “vetrinizzazione sociale”. Tutto ciò che si trova in Internet è informazione che modella le menti dei nostri adolescenti (e non solo). Una vera e propria agenzia educativa e di socializzazione. Quanto educativa e/o istruttiva in senso proprio non sappiamo ancora. Secondo gli studi “visionari” di Günther Anders il progresso tecnologico produrrà un sapere senza precedenti e quanto alle sue forme espressive, e quanto ai contenuti (teorizzazione che troviamo in L’uomo è antiquato).
Ma anche se i non-nativi digitali non possono comprendere fino in fondo questa nuova forma di conoscenza, perché alcune generazioni appartengono ancora all’epoca dei “dinosauri della carta”, il nuovo sapere sta andando avanti in ogni ordine e grado della scolarità. La nozione di “ricerca”, per esempio, ne esce completamente trasformata: Internet è il “Grande Archivio”.
C’è un passatempo straordinario che si trova sulla rete, Akinator, detto anche “Il genio della lampada”, che in men che non si dica, sotto le dieci domande, indovina il personaggio che tu hai pensato, sia esso vivente, non vivente, di fantasia, o, addirittura, te stesso. Basta rispondere alle domande con “sì”, “no”, “non lo so”. Un archivio di dati monumentale. Abbiamo parlato di questo argomento per sottolineare la montagna di dati che c’è in Internet, dati che vengono combinati, incrociati, e sono pronti per l’uso. Akinator riesce a indovinare un personaggio compreso fra 3 miliardi e mezzo di personaggi; esso è un algoritmo particolarmente efficace con un sofisticato meccanismo di apprendimento e di memoria. Questo esempio di intelligenza artificiale è a metà tra il vecchio e il nuovo, perché le risposte “sì”, “no”, “non lo so” corrispondono allo schema della dialettica platonica descritta nel dialogo Il sofista. Questa intelligenza artificiale ha una “capacità di apprendimento” ed è divenuta “virale” in rete da circa dieci anni; esempio concreto dell’efficacia della comunicazione continuamente connessa e della navigazione.
In breve: il sapere si fa e si alimenta attraverso le domande che vengono poste al sistema; a esempio, se uno studente che deve preparare il percorso tematico sul concetto di “sovranità” si affida a Wikipedia, all’Enciclopedia Italiana o ad altre fonti il suo incipit sarà “la sovranità è la somma dei poteri di governo…”, invece nell’Enciclopedia Italiana abbiamo: “Qualità giuridica pertinente esclusivamente all’imperium dello Stato”. Al di là di ricerche specifiche, il concetto di sovranità continua a essere per lo più fumoso; gli studenti universitari che si muovono nell’ambito delle scienze politiche interpretano in modo molto sintetico che “la sovranità è la capacità del potere dello Stato”.
Ma lo Stato non è nient’altro che il complesso di strumenti giuridici di regolazione della società attraverso l’azione dei governi (di solito conforme, nei sistemi liberal-democratici, alla legge fondamentale dello Stato o Costituzione).
La società siamo noi; per società si intende una somma di individui, la collettività; noi siamo gli attori sociali. Risulta quanto mai opportuno e necessario parlare di “Stato” e parlare di “Governo” e forse solo allora il cittadino avrà interiorizzato il concetto di “sovranità”; magari alla luce di alcune domande: “Quanto riesce lo Stato a essere strumento dei bisogni della società?” E “Quanto corrisponde alla società reale la società virtuale mediata da Internet?”.

Scrive per noi

TIZIANA CARENA
Giornalista, inizia l’attività saggistica per la rivista Filosofia. Vincitrice del Premio Gravina 2001 con l’opera Critica della Ragion Poetica di Gianvincenzo Gravina (Mimesis 2001); ancora sul Gravina pubblica per Brenner nel 2003. Tra i suoi scritti: Percorsi di storia della filosofia contemporanea (Hastaedizioni, 2005) e uno studio sul filosofo Vincenzo Gioberti (Accademia dei Lincei, 2005-2007).

TIZIANA CARENA

Giornalista, inizia l’attività saggistica per la rivista Filosofia. Vincitrice del Premio Gravina 2001 con l’opera Critica della Ragion Poetica di Gianvincenzo Gravina (Mimesis 2001); ancora sul Gravina pubblica per Brenner nel 2003. Tra i suoi scritti: Percorsi di storia della filosofia contemporanea (Hastaedizioni, 2005) e uno studio sul filosofo Vincenzo Gioberti (Accademia dei Lincei, 2005-2007).

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