Manovra economica: ecco l’alternativa che potrebbe darci un territorio sicuro e un ambiente vivibile. Come trovare e spendere 38 miliardi senza sforare il deficit

Ferve il dibattito sulla manovra del Governo. Da 46 realtà della società civile arrivano 101 proposte per una vera manovra del cambiamento da 38 milioni di euro tra entrate e uscite, senza sforare il deficit. Mentre il cambiamento climatico incalza, aggravando un endemico dissesto idrogeologico del Belpaese, il Disegno di Legge di Bilancio in discussione riserva poco o niente alle politiche di prevenzione sismica e di dissesto idrogeologico. Solo per mettere in sicurezza la Calabria, ad esempio, occorrerebbero 4 miliardi di euro. Ma tutto l’Appennino, dalla Liguria alla punta dello stivale, è coinvolto dal problema, Campania, Basilicata e Calabria in modo particolare.

La campagna “Sbilanciamoci!” è un organismo che dal 1999 riunisce 46 organizzazioni e reti della società civile italiana impegnate sui temi della spesa pubblica e delle alternative di politica economica (per conoscerne i nomi oltre che il numero: www. sbilanciamoci.org/chi siamo).
L’ampia attività svolta nei quasi venti anni di vita è dimostrata da una grande quantità di iniziative con l’obiettivo di “costruire un’economia fondata sui principi di giustizia economica e sociale, sostenibilità ambientale, pace e solidarietà”.
Ultimo in ordine cronologico il XX Rapporto Sbilanciamoci “La Contromanovra Sbilanciamoci! 2019” i cui contenuti si propongono come “la legge di bilancio che la società civile vorrebbe, quella del cambiamento, quello vero”.

Il cambiamento, quello vero

A dire il vero non è che la legge proposta dal governo in carica non sia di cambiamento, ma è un cambiamento tale da far ritenere che era meglio prima…
L’elenco dei problemi e dei falsi cambiamenti è ben riassunta da Giulio Marcon nell’editoriale di “Sbilanciamoci, info” del 23 novembre: i 18 miliardi di privatizzazioni sono un inganno mentre su “reddito di cittadinanza” e “quota 100” non è chiaro né quando né come saranno attuati. Sul lavoro si continua a sperare di crearne con agevolazioni fiscali, mai funzionato. Si confonde il welfare con una card, non si investe in scuola, università, ricerca, gli F35 restano lì. Sbilanciamoci! presenta le sue 101 proposte per una vera manovra del cambiamento da 38 milioni di euro tra entrate e uscite, senza sforare il deficit”.

Qualche dato di fatto

Limitandoci, si fa per dire, ai problemi più direttamente attinenti ad ambiente e territorio la “Controfinanziaria 2019” documenta efficacemente l’insufficienza delle risorse messe in bilancio e la sostanziale e confusa ignoranza della situazione per il dissesto idrogeologico, la prevenzione sismica e la ricostruzione delle aree colpite dai terremoti recenti e lontani. Il che significa tutto l’Appennino dalla Liguria allo “sfasciume pendulo sul mare” come Giustino Fortunato definiva l’estrema punta della Calabria.
Ebbene il Disegno di Legge di Bilancio prevede un fondo di 8 miliardi e 400 milioni per il triennio 2019-21 (articolo 16) con riguardo alle politiche di prevenzione sismica e di dissesto idrogeologico. Cioè poco o niente.
Provo a spiegarmi con qualche dato di fatto soffermandomi soprattutto sul dissesto idrogeologico e sugli effetti in termini di alluvioni e frane che sono la puntuale e ricorrente catena di eventi assolutamente prevedibili (e quindi ancor più prevenibili) che coinvolgono l’Appennino soprattutto nel passaggio fine estate-autunno-inverno.

Tra le regioni più colpite, la Calabria

In seguito, e a causa degli incalzanti mutamenti climatici, quest’anno quelli che vengono definiti “eventi estremi” sono stati particolarmente devastanti sotto forma di bombe d’acqua, alluvioni, uragani, tormente di vento che hanno distrutto intere foreste e provocato morti e feriti per la “sola” caduta di alberi. Tra le regioni più colpite la Calabria che, già di per sé fragile per natura, è stata ancor più indebolita dalla avanzata occupazione del suolo, dalla nulla manutenzione dei corsi d’acqua a carattere generalmente torrentizio, e da nubifragi particolarmente violenti. Per porre un freno al ripetersi dei danni materiali e delle vittime che tutto ciò comporta occorrerebbero 4 miliardi di euro. Questa è, secondo il capo della Protezione civile calabrese, la spesa necessaria per mettere in sicurezza la Calabria.
Quattro miliardi? E che sono? Molto meno di un vano reddito di cittadinanza. Sono una spesa di investimento utilizzabile per far lavorare imprese e persone e per dare ai calabresi un territorio sicuro almeno per quanto riguarda alluvioni, frane e smottamenti. Forse anche terremoti. Sono soldi moralmente spesi, mentre immorale è non spenderli per prevenire tutto questo, ma tirarli doverosamente fuori a danno avvenuto, dopo aver fatto il calcolo economico (mai anche quello sociale) e aver contato i morti. Morti come quella povera mamma che cercava di mettersi in salvo con i due bambini, morendo con loro travolta dalla violenza delle acque. Acque non solo piovute dal cielo, ma armate di violenza dalla mano umana. Perché la Calabria non è proprio una terra di grandi fiumi, ma di torrenti sì e di fiumare. E i fiumi hanno un carattere prevalentemente torrentizio quando la pioggia riempiendoli di acqua li fa velocemente scorrere nelle piane sottostanti monti e colline.

Una regione martoriata da eventi tragici

Il 20 agosto scorso fu il caso del torrente Raganello nella provincia di Cosenza con 11 morti fra gli escursionisti che facevano rafting (discesa fluviale su gommone). Nei primi giorni di ottobre è toccato alla provincia di Lamezia. Ma l’intera Calabria è stata coinvolta: i fiumi Esaro, Neto e Tacina; il torrente Umbro gonfiati dalle piogge, sono esondati in alcuni punti. Scaricando acqua e materiali al di fuori di quelli che una volta erano gli argini.
La Calabria è “ricca” di episodi del genere. Se non se ne avesse il ricordo basterebbe andare in un’emeroteca e sfogliare le pagine dei quotidiani. Bastano quelle di inizio autunno per fare un elenco di casi simili a questo. Né solo in Calabria. Come dicevo, tutto l’Appennino ne è coinvolto e lo è sempre più via via che lo “stivale” occupa superfici maggiori di territorio: Campania, Basilicata e Calabria, in modo particolare.
Ciò significa che i 4 miliardi ipotizzati per la Calabria dovrebbero diventare almeno una diecina per il solo Appennino meridionale e più di una trentina per l’intera penisola. Nella legge di Bilancio ne sono previsti meno di dieci comprendendovi anche la prevenzione e ricostruzione antisismica e si capisce bene che non c’è nulla di nuovo. Nessun “cambiamento, ma il perseguire nella stolta “politica del rattoppo”, come mi piace definire quella politica che non alimenta la prevenzione dei disastri, ma interviene a disastro avvenuto, mettendo pezze e tamponando falle senza rimuovere le cause dell’evento calamitoso che tende a riproporsi e si riproporrà anno, dopo anno. E trovando un Paese nel quale il territorio diventa sempre più fragile ed esposto ai rischi.

Non fiori, ma opere (pubbliche) di bene

Tutto ciò malgrado la “sensibilità” dimostrata dal vicepresidente del Consiglio e Ministro dell’interno Matteo Salvini dopo le alluvioni in Calabria dell’estate 2018 il quale ha dichiarato che “Nel 2018 non possiamo più permetterci che persone muoiano per colpa del cattivo tempo, un pensiero a tutti i calabresi colpiti da questo tremendo nubifragio e una preghiera”.
Un pensiero? Una preghiera? Una preghiera di “suffragio” per i morti e di aiuto “morale” alle persone sfollate va bene e fa parte della carità cristiana che il ministro in questione ha mostrato di avere nella dovuta considerazione presentandosi ai comizi con in mano Vangelo e corona del rosario. Ma un pensiero non basta. Un pensiero è un mazzo di fiori portato ad una festa.
Qui occorrono i miliardi di euro che prima ricordavo.
Non sono pochi, ma sono una spesa di investimento: che fa lavorare la ricerca scientifica e le imprese e dà lavoro per consentire a quei 60 milioni di Italiani sempre sbandierati come destinatari degli interventi governativi, di crescere su un territorio sicuro e in un ambiente vivibile.

Ugo Leone

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UGO LEONE
UGO LEONE
Professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica"

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