Meltdown Flags: le bandiere che denunciano lo scioglimento dei ghiacciai

Un progetto che rivisita la grafica delle bandiere nazionali per mostrare la scomparsa del ghiaccio nel mondo. In questo modo, è possibile visualizzare lo scioglimento dei ghiacciai nel passato, presente e futuro dei diversi Paesi. Non più “bianco, rosso e verde” per la bandiera italiana, perché il bianco sta sparendo…

I ghiacciai si stanno sciogliendo, è un dato di fatto. Lo fanno lentamente, in apparenza, ma quel che noi percepiamo come un processo molto lungo e ancora “lontano” dal presente, per le tempistiche del nostro pianeta non lo è affatto. La data di un possibile disastro climatico ci sembra troppo distante, un giorno e un’ora che siamo certi “per adesso non ci toccherà”. Ma vogliamo davvero attendere il turno di qualcun altro? Sperare che supereremo la situazione senza esserne coinvolti? Non possiamo permetterlo. Perché chi pagherà pegno, e lo pagherà del tutto, saranno le generazioni future, se mai riusciremo a lasciare tracce per un futuro migliore.

Non tutti i paesi sono circondati da ghiacciai, è vero, ma ciò non influisce in alcun modo sul risultato finale: se in Groenlandia il livello dell’acqua aumenta, anche noi ne subiamo indirettamente le conseguenze. Noi tutti, dipendiamo dalla loro sopravvivenza.

Ma per quale ragione sono così importanti? Semplice. I ghiacciai sono fonte di vita: forniscono acqua potabile, aiutano a generare energia per milioni di case e sono un ottimo indicatore per mostrarci l’andamento globale del cambiamento climatico. La fusione del ghiaccio comporterebbe un aumento record dei livelli del mare, eliminando il 69% dell’acqua potabile nel mondo e facendo scomparire intere città e coste. Per non parlare del pericolo vitale che correrebbero molte specie, uomini compresi. Una notizia abbastanza recente riporta la scomparsa definitiva di un ghiacciaio islandese, l’Okjokull: scienziati e abitanti ne hanno persino celebrato un funerale simbolico.

Si fonde il ghiaccio, si riduce il  bianco

Per questa ragione è nato un bellissimo progetto, il “Meltdown Flags”, basato sui dati climatici, avviato dalla società di tecnologia ambientale METER: le fonti includono anche UNESCO, NASA, World Glacier Monitoring System (WGMS), il Programma ambientale delle Nazioni Unite, l’Università di Zurigo e l’Università di Innsbruck. L’obiettivo è quello di educare all’importanza dei ghiacciai, fornendo soluzioni per ridurre le emissioni e spingendo al centro del ciclone la politica che, più di ogni altra cosa, deve affrontare il problema della crisi climatica.

Le bandiere nazionali vengono così trasformate in veri e propri grafici, e rivisitate nelle loro parti bianche – simbolicamente associate ai ghiacciai – per mostrare gli effetti globali dello scioglimento.
La riduzione della quantità del bianco mostra uno stato di fusione legato al passato, presente e futuro. Una panoramica che svela un tasso di scioglimento dei ghiacciai pericolosamente accelerato, a partire dal 1995, anno della prima conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, fino al 2050, anno-obiettivo stabilito dall’ONU per ridurre al 100% le emissioni di gas serra e assicurarsi di non superare l’innalzamento della temperatura globale oltre l’1,5 °. Sarà senz’altro cruciale la riduzione dell’uso del carbone, fonte di energia fossile per eccellenza, che dovrà scendere dal 40% attuale del suo utilizzo a una percentuale minima tra l’1 e il 7% massimo.

Il Meltdown Flags non si è fermato solamente a una protesta virtuale, ma le bandiere sono state cucite ed esposte per la prima volta durante la COP25 di Madrid, la 25esima conferenza sul cambiamento climatico organizzata dall’ONU, per ricordare le numerose promesse che nessuno dei paesi partecipanti sta rispettando a tutela dell’ambiente. Il movimento si è poi spostato anche in altre manifestazioni.

Potete seguire l’iniziativa sul sito ufficiale https://www.meltdownflags.org/, dove tra le altre cose, è possibile acquistare le bandiere del progetto e seguire gli aggiornamenti sui dati attuali dei paesi esposti.

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