Non lasciamo soli i ragazzi a lottare per il futuro

La mappa delle manifestazioni studentesche copre ormai buona parte del globo (vedi immagine). Un primo conteggio (in aggiornamento) dà 131 paesi e 1.851 città (161 in Italia) coinvolte dallo sciopero mondiale del 24 maggio.
Il finto innamoramento di media e politici, manifestato per la precedente occasione del 15 marzo, sembra però già al tramonto, specie in Europa. Qui le dimissioni della premier britannica May (la sua foto dominava le prime pagine) e la vigilia elettorale hanno avuto il sopravvento, confinando in un angolo i servizi sui cortei (magari superati in scaletta perfino dalla temuta scalata di Lactalis al parmigiano reggiano).
Intanto l’Overshoot Day arretra la sua allarmante data, le emissioni aumentano, ma che volete, la visione a corto termine e le leggi del business e del potere continuano a dominare.

Il nesso tra giustizia sociale e ambientale

Eppure, almeno per l’Europa, la data dello sciopero globale di maggio era particolarmente appropriata: a urne aperta in alcuni paesi dell’Unione e altre prossime ad aprirsi, i cortei e i presidi dei giovani (continuati anche nella capitale europea Bruxelles) erano un invito ad andare a votare e a votare per il futuro.
L’Europa ha costruito la sua ricchezza sul saccheggio degli altri quattro continenti: imperi coloniali e poi neocoloniali, potenza finanziaria e la mano pesante delle multinazionali hanno drenato e continuano a estrarre risorse di ogni tipo e vite umane. Un debito ecologico si è accumulato a causa di uno scambio ineguale (che è anche ecologico), mentre il riscaldamento globale provocato da secoli di emissioni di gas serra fa sentire le sue pesanti conseguenze soprattutto sui paesi più sfruttati e impoveriti.
I Fridays for future hanno dimostrato di cogliere benissimo questo nesso tra giustizia sociale e giustizia ambientale e climatica e nei loro slogan chiedono di “cambiare il sistema”, non il clima.
Spetta dunque all’Europa, che dopo aver dato all’umanità le guerre più terribili ha saputo (sia pure con gravi eccezioni interne e a scapito della pace altrove) concedersi molti decenni di pace, una vita democratica e un insieme di tutele che ad altri è negato, di essere in prima fila. Per rimettere i debiti, per porsi alla testa della transizione ecologica, per proporre al modo un modello socialmente e ecologicamente equo, soldale e sostenibile.

Il mondo “adulto” sia a fianco dei giovani, in primo luogo la scuola e l’università

Non vediamo però, accanto ai giovani di Fridays for future, abbastanza genitori, insegnanti, professori universitari e personalità della cultura (salvo i climatologi e in genere gli esperti di ambiente). Qualche buon esempio c’è, come ad esempio i “Parents for future”. L’ipocrisia e la distrazione dei grandi mass media e delle classi dirigenti sono scontate. Sono tutti a dover scendere in piazza: genitori, nonni, cittadine e cittadini “adulti” e in primis artisti, intellettuali e quanti in genere “sanno” e possono avere una qualche influenza per ruolo e capacità.
La campana del futuro suona anche per loro.
Non lasciamo soli i ragazzi a lottare per il futuro.

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