“Non parlare con nessuno. Non toccare nessuno”, attenzione… Contagion

In molti hanno visto Contagion, film del 2011 diretto da Steven Soderbergh, la cui sceneggiatura opera di Scott Z. Burns si è potuta giovare della consulenza dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità.

Non era, poi, così inatteso quello che è accaduto dal febbraio 2020 a oggi, viene da pensare…. Pensare cosa? Pensare che la fiction, la visione filmica, non sia da considerarsi visionaria, ma preventiva, ovvero informarsi sugli studi scientifici e proporre nel set una simulazione pandemica. Come mai avviene questo? Non dovrebbe essere anche l’humus, il terreno fertile per le simulazioni in campo economico e sociale?

Nel film la misteriosa pandemia, importata negli USA dalla Cina da una cittadina americana contagiatasi con carne di maiale infetta da virus provenienti da pipistrelli, stimola una situazione di distanziamento sociale a seguito di ripetute raccomandazioni delle autorità per fronteggiare una pandemia da coronavirus con trasmissibilità per via aerea, con crescita esponenziale del contagio (due milioni e mezzo di morti dopo tre mesi dall’inizio della pandemia), la presenza di un free-lancer che oppone alle ricerche scientifiche del vaccino un prodotto derivato dalla forsizia e riesce ad aggregare on line un movimento di opinione piuttosto vasto ostile ai vaccini (che compaiono a quattro mesi dall’inizio della pandemia stessa).

Uno scenario “post-atomico”

Ma, nel panico creato dalla pandemia, avvengono assalti a case private per approvvigionarsi dei viveri che mancano a causa degli acquisti massivi dei cittadini spaventati, di conseguenza la gente prende ad armarsi. Uno scenario “post-atomico” che la maggior parte di noi ha visto perché trasmesso durante il lock-down totale da Mediaset. In un articolo precedente ho messo in luce la necessità di fruire di fiction di fantascienza per esorcizzare questo virus “alieno”, esorcizzare la paura attraverso la paura stessa, quasi immaginando che la realtà sia una forma di fantascienza.

Nove anni prima della pandemia, l’immaginazione cinematografica ha potuto prefigurare lo scenario che – disordini sociali a parte – ci troviamo di fronte oggi. Non è più di tanto strano: è sufficiente leggere il libro di David Quammen Perché non eravamo pronti (Milano, Adelphi, 2020) per rendersi conto che già nel 2017 era stato lanciato un significativo allarme sullo sviluppo dei corona virus (p. 39).

Non sembra che sia stata valutata l’influenza della diffusione pandemica possibile sull’economia: pareva incredibile una diffusione così ampia del virus da portare, in un tentativo di difesa, al blocco di larga parte delle attività produttive. Con l’infodemia e la pandemia sembrano incatenati in una morsa, in una trappola senza via d’uscita sia il diritto alla salute, il diritto all’istruzione, il diritto al lavoro, il diritto alla libertà di movimento e di riunione…

La pandemia ha cambiato il mondo

In Italia Luca Ricolfi, ne La notte delle ninfee (gennaio 2021), per illustrare la situazione ha riproposto un famoso apologo che serve a far comprendere i processi esponenziali: «C’è uno stagno e dentro c’è una ninfea. Come si sa, il numero di ninfee raddoppia ogni notte. Lo stagno ne può contenere fino a un migliaio, prima di saturarsi e far soffocare tutto ciò che contiene. Il contadino-pescatore che custodisce lo stagno si sveglia al mattino e nota che al posto della ninfea del giorno prima ce ne sono 2. Il giorno dopo nota che sono 4. Il giorno dopo ancora che sono 8. Dopo una settimana, sono 128, e occupano poco più di un decimo della superficie dello stagno. Il custode non è preoccupato: penserà domani a ripulire lo stagno, in fondo in sette giorni le ninfee sono cresciute lentamente, meno di 20 ninfee al giorno. Ma l’indomani è domenica e il contadino pescatore pensa: no, nel weekend mi riposo, lo stagno lo ripulirò lunedì. Lunedì le ninfee son 512, ma il contadino-custode rimanda ancora una volta la pulizia al giorno dopo e in una sola notte le ninfee diventano 1024, riempiendo tutto lo stagno. Ora è troppo tardi, perché in una sola notte le ninfee sono cresciute di numero quanto nei nove giorni precedenti. Lo stagno è saturo, tutta la vita animale e vegetale che conteneva è morta o sta morendo».

La pandemia ha cambiato il mondo, ha messo a dura prova la socialità, ha piegato il mondo del lavoro, ha aumentato le disuguaglianze sociali. Uno scenario post-bellico. Siamo in attesa del nuovo DPCM. Siamo in attesa delle nuove misure anti-Covid, siamo in attesa dell’accelerazione della campagna vaccinale, unica nostra luce in fondo al tunnel.

Scrive per noi

TIZIANA CARENA
Tiziana C. Carena, insegnante di Filosofia, Scienze umane, Psicologia generale e Comunicazione, Master di primo livello in Didattica e psicopedagogia degli allievi con disturbi dello spettro autistico, Perfezionamento in Criminalistica medico-legale. È iscritta dal 1993 all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Si occupa di argomenti a carattere sociologico. Ha pubblicato per Mimesis, Aracne, Giuffrè, Hasta Edizioni, Brenner, Accademia dei Lincei, Claudiana.

TIZIANA CARENA

Tiziana C. Carena, insegnante di Filosofia, Scienze umane, Psicologia generale e Comunicazione, Master di primo livello in Didattica e psicopedagogia degli allievi con disturbi dello spettro autistico, Perfezionamento in Criminalistica medico-legale. È iscritta dal 1993 all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Si occupa di argomenti a carattere sociologico. Ha pubblicato per Mimesis, Aracne, Giuffrè, Hasta Edizioni, Brenner, Accademia dei Lincei, Claudiana.

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