Obiettivi e polemiche della sfida energetica

Copyleft Associazione LibLab Forti polemiche si sono sollevate dopo la presentazione del rapporto dell’ENEAEnergia e Ambiente 2008“, avvenuta a Roma il 27 luglio scorso, durante la quale il presidente Luigi Paganetto non ha nascosto di “guardare con favore al ritorno del nucleare”.

Lo spinoso e controverso argomento del ritorno all’energia nucleare, declamato a gran voce da una parte del mondo politico e non solo, sta riprendendo quota come soluzione alla diminuzione delle riserve di petrolio e al riscaldamento globale perché la richiesta di elettricità sta aumentando e l’energia nucleare genera pochi gas serra (nelle fasi di estrazione, preparazione e trasporto del combustibile nucleare e costruzione, mantenimento e dismissione degli impianti), contrariamente alle alternative più comuni quale il carbone.

 

L’Unione Europea ha recentemente definito il nucleare come uno strumento importante per la lotta contro il riscaldamento globale, ed è all’interno di questo quadro piuttosto confuso che si sono fatti strada anche nel nostro paese i “ripensamenti” sull’energia nucleare. In Italia, infatti, la produzione di energia elettrica derivante da centrali nucleari è stata abrogata con il referendum dell’8 novembre 1987 ma “rimessa in pista” con il decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008, con cui il Governo Italiano si è impegnato alla realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare.
Se è vero che i reattori nucleari non emettono gas serra o ceneri durante le operazioni normali; questo non si può certo dire per l’estrazione mineraria e il trattamento dell’uranio, le cui riserve mondiali vanno oltretutto esaurendosi. Per non parlare dei problemi tuttora irrisolti legati alla sicurezza degli impianti e allo smaltimento delle scorie radioattive.

Nell’indubbia necessità per il nostro paese di diventare indipendenti dall’estero per quanto riguarda l’approvvigionamento di energia, soluzione che ridurrebbe oltretutto i costi energetici nazionali, bisognerebbe modificare il mix energetico, puntando su un uso piu’ equilibrato delle diverse fonti attraverso una forte riduzione dell’impiego di quelle fossili, che oggi hanno ancora un ruolo preponderante.

Ed è a questo proposito che il rapporto dell’ENEA sottolinea l’importanza dell’utlizzo dell’energia nucleare (accanto alle fonti rinnovabili), continuando però ad ignorare che “produrre energia dall’atomo in Italia non sara’ possibile prima del 2025-2030”, come sottolineato dai commenti del presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, nella nota che ha accompagnato le dichiarazioni Enea. La crisi economica, energetica ed ambientale hanno infatti bisogno di provvedimenti urgenti ed immediati, e ad oggi il nucleare in Italia non offre soluzioni a nessuna di queste problematiche, con altissimi costi di costruzione e gestione delle centrali che, perlopiù, non riusciranno a coprire il fabbisogno energetico nazionale.

Le dichiarazioni dell’Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente si fanno invece comuni e condivise quando viene sottolineata l’importanza di investire “in ricerca e innovazione sulle fonti rinnovabili” e puntare sulla “centralità dell’efficienza energetica come scelta per il breve periodo, concentrando l’attenzione sugli usi finali dell’energia, nel residenziale, nei trasporti e nell’industria”. In un momento di recessione e crisi economica come questo una nota del WWF sottolinea però come “la limitatezza di risorse economiche porterà ad una scelta obbligata: se si decide di investire nel nucleare non si investirà nè nelle fonti rinnovabili nè tantomeno nell’efficienza”.

L’Italia necessita di una seria pianificazione energetica, che tenga conto delle reali esigenze del Paese “e non degli interessi dei grandi produttori di energia – ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia”. “Aspetti economici e tecnologici dovrebbero spingere il nostro Paese a puntare con coraggio su rinnovabili ed efficienza, ponendo in essere quella nuova rivoluzione industriale che alcuni Paesi, come Germania e Spagna, hanno da tempo avviato”. “Lo sviluppo delle fonti di energie rinnovabili diffuse rappresenta per l’Italia – ha concluso Leoni – una garanzia di autonomia ma anche di democrazia, perché consente ai privati di non sottostare ai condizionamenti dei grandi produttori”.

31 luglio 2009

eco 3

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