Perse più della metà delle attività programmate e come portare comunque a contatto con la biodiversità. Una testimonianza dell’Ente di gestione dei Parchi emiliani

Continua l’inchiesta sulla situazione dell’educazione ambientale in seguito all’emergenza Covid-19. Intervista a Monia Cesari, Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità – Emilia Orientale. La pandemia ha comportato una perdita significativa delle attività e ha lasciato un segno indelebile sui bambini. Per rimediare, l’educazione outdoor si sposta nello spazio esterno degli edifici scolastici (o anche negli spazi urbani più adatti).

L’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità-Emilia Orientale è un ente pubblico che si occupa dei parchi naturali regionali della provincia di Bologna. Si tratta del Parco regionale dell’Abbazia di Monteveglio, il Parco del Corno alle Scale, il Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, il Parco dei Laghi di Suviana e Brasimone e il Parco Storico di Monte Sole. A questi si aggiunge l’importante Riserva del Contrafforte Pliocenico. Si tratta di zone di grande pregio naturalistico, individuate anche come Siti Natura 2000, ossia aree protette dell’Unione europea.
Questo Ente ha per obiettivo strategico la conservazione della Biodiversità mediante un’azione di protezione diretta, gestione e sensibilizzazione/divulgazione.
Proprio per quest’ultima funzione è stato riconosciuto anche come CEAS (Centro di Educazione Alla Sostenibilità) della Regione Emilia-Romagna: da anni svolge infatti una intensa attività di educazione e didattica naturalistica che realizza avvalendosi di organizzazioni esterne che realizzano proposte legate a tematiche naturalistiche, ambientali e storico-culturali.
Ad oggi le cooperative esterne si occupano di svariate attività, dalla fattoria didattica alle visite guidate di educazione ambientale, dalle iniziative di vocazione naturalistica a quelle più legate agli ambiti del sociale: Monia Cesari, dell’Area Ambiente, descrive queste realtà come «un contesto molto ricco e variegato, caratterizzato da forti sinergie e fatto da giovani che hanno tanta passione».

Ente parchi – Abbazia Monteveglio. Foto di Daria Victorini

I numeri della pandemia

La crisi epidemica ha comportato una significativa perdita delle attività programmata, consentendoci di realizzarne solo una parte e solo grazie ad una loro riorganizzazione.
Le principali attività si concentrano normalmente su due ambiti principali: la scuola e le famiglie, entrambi fortemente colpiti dalla pandemia per ragioni diverse.
I progetti didattici legati alla scuola sono stati riprogettati o rimodulati nei modi e nei tempi; quando possibile sono stati rimandati nell’anno scolastico successivo e, nel 2020/21, condensati nei primi tre mesi, tra settembre e novembre.
Le iniziative per i bambini/ragazzi e i gruppi familiari sono invece quelle che hanno registrato un calo meno marcato: circa 2.200 partecipanti nel 2020 a differenza dei 3.600 dell’anno precedente.
Le attività di escursionismo (ossia uscite dedicate a percorsi tematici come le grotte, i calanchi, i boschi, …) con cui si cerca di coinvolgere anche le famiglie, sono state quelle più penalizzate: siamo infatti passati da quasi 2.000 persone coinvolte nel 2019 a sole 600 nel corso del 2020.
«Le risposte sono state positive – racconta Monia Cesari – soprattutto per quanto riguarda il coinvolgimento delle famiglie. Da giugno abbiamo organizzato escursioni e visite guidate nei Parchi di montagna e nelle grotte fino ai primi di novembre, quando la situazione sanitaria è peggiorata e ha portato ad una seconda chiusura e sospensione delle attività».

Le attività digitali

Durante la pandemia le attività per le scuole, dove possibile, sono state spostate online: sono state adottate due diverse strategie. Con gli insegnanti sono state coordinate le lezioni online, a supporto della ormai famosa “Didattica a distanza” (c.d. DAD) per le scuole secondarie (medie e
superiori). Monia sottolinea la stretta intesa con il corpo docente: «La ricerca di nuove modalità educative ha portato a rafforzare molto le relazioni che già esistevano con gli insegnanti, uniti dal desiderio di superare questo momento di grande difficoltà».
Invece per i bambini della scuola dell’infanzia e primaria è stato aperto un canale YouTube dove sono stati caricati alcune video-storie sulle attività da poter svolgere nel giardino sotto casa. “A spasso con un foglio” e “Io Natura” sono due tra le attività proposte che vogliono risvegliare il piacere del contatto con l’ambiente naturale nei bambini che hanno sofferto enormemente il lockdown (https://www.youtube.com/channel/UCxDYD-LFrdnhjaPk8M92u3w).

Resilienza e ottimismo

«Siamo consapevoli che i mesi trascorsi hanno lasciato un segno indelebile sui bambini, ma crediamo che siano stati molto pazienti: si sono adattati molto bene e rispettano le misure di sicurezza, grazie anche al lavoro svolto dagli insegnanti e dalle famiglie a casa». Monia Cesari si racconta molto ottimista sul futuro, su cui il CEAS sta lavorando attivamente.
La progettazione si concentra soprattutto sull’outdoor education, spostando quindi nello spazio esterno agli edifici scolastici (o anche negli spazi urbani più adatti) le attività didattiche. Per far ciò è fondamentale costruire un percorso studiato assieme alle scuole, con cui si è sviluppato un nuovo modo di lavorare e collaborare.
«Nella speranza di poter tornare ad insegnare a bambini e ragazzi in Natura, si cerca di portare i Parchi e lo studio della biodiversità da loro».
L’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità ha dunque accettato la sfida del Covid affrontando le nuove difficoltà cercando soluzioni come l’innovazione e la creatività ed ascoltando le proposte e le esigenze della scuola.

La rivista “.eco” sta raccogliendo le esperienze legate all’educazione ambientale attraverso un questionario, a cui è possibile partecipare accedendo a questo link.

Ente Parchi – grotte Gessi Bolognesi. Foto di Daria Victorini

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