Politiche del rattoppo. Dietro il tragico crollo del ponte Morandi un troppo ignorato e trascurato allarme

Il tragico crollo del ponte Morandi a Genova è frutto della mancanza in Italia di manutenzione e prevenzione e di una politica del rattoppo che l’indomani di un disastro mette pezze, tampona falle, ma non rimuove le cause dei disastri, in attesa di contare i morti di un altro rattoppo. È stato troppo ignorato l’allarme sulla durata del materiale utilizzato per le costruzioni che dal dopoguerra hanno caratterizzato ricostruzioni e costruzioni in edilizia. La nostra solidarietà va alle vittime, ma l’indignazione deve tradursi in politiche continue e organiche

Il tragico crollo del poco brookliniano ponte di Genova e le analisi di molti docenti e costruttori di ponti e strade fanno suonare un troppo ignorato e trascurato allarme: la durata del materiale utilizzato per le costruzioni che dal dopoguerra hanno caratterizzato ricostruzioni e costruzioni in edilizia.

Molti attendibili intervistati hanno stabilito in cinquant’anni dalla costruzione l’inizio dello stato di possibile allarme. Cinquant’anni messi realisticamente in prospettiva già da ideatori e costruttori di quelle strutture e infrastrutture. Molti di quei cinquantenni stanno venendo o sono già venuti in scadenza. Ma non basta tenere presente il calendario in questi conti. Perché quando sessanta, cinquanta o quarant’anni fa si è provveduto a costruire non si poteva immaginare e mettere nel conto l’incremento del traffico e la qualità dei mezzi di trasporto (tir e autocarri) che avrebbero notevolmente appesantito il carico sopportabile. In tal modo riducendo i tempi di sicurezza ipotizzati dai costruttori.

Le notizie immediatamente successive alla catastrofe fanno sapere che esistono due report (2009 e 2011) dell’Anas con riguardo al grave degrado del ponte crollato sino ad arrivare a proporne l’abbattimento. Il fatto è significativo e grave. Significativo perché mostra, per così dire, il «rispetto dei tempi» nel possibile decadimento delle strutture. Grave per il nessun conto in cui l’avvertimento è stato tenuto; ma grave anche perché l’Anas e chiunque altro in qualunque altra struttura o circostanza abbia fatto o dovesse fare una denuncia del genere non può accettare che il «fascicolo» venga messo a dormire in qualche burocratico cassetto. Deve invece quotidianamente martellare i responsabili perché intervengano sino al blocco della circolazione.

Questo non è mai avvenuto e dei risultati sono ricche le cronache. È pur sempre l’Italia. L’Italia dove manutenzione e prevenzione sono tenute in nessun conto e si continua nella Politica del rattoppo. Che l’indomani di un disastro mette pezze, tampona falle, ma non rimuove le cause del disastro. Pronto a riproporsi.
E si contano i morti.

Scrive per noi

UGO LEONE
UGO LEONE
Professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica"

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