Prealpi Giulie: identità e cooperazione tra Pace e Biosphera nel Friuli Venezia Giulia.

Nello scenario italiano delle Riserve MaB italiane – proprio in una fase storica del nostro pianeta dove le cronache contemporanee sono ancora segnate dall’allarme verso i conflitti internazionali – definiti da Papa Francesco “la Terza guerra mondiale a pezzi” e che la rivista di geopolitica Limes ha racchiuso nella sua nuova immagine legata ai territori del continente denominato Caoslandia, oltre che dai “muri” tra nazioni –  i territori nordorientali italiani si stanno impegnando con interessanti progetti che mirano a coniugare gli aspetti sociali e della convivenza tra i popoli con la sostenibilità del territorio e la Natura.

Una alleanza di concetti che è divenuta distintiva di quell’ambientalismo socioeconomico che oggi contraddistingue una rinata “cultura socioambientale”, che vede le sfere sociali, economiche e culturali unite in un unico principio. Un sistema di valori che oltre ad essere stato riaffermato nelle encicliche del Papa Laudato si è Fratelli tutti, é stato il cuore del pensiero di un importante uomo di cultura come Alexander Langher, originario delle terre del vicino Alto Adige, che si è distinto personalmente nella denuncia della guerra nella confinante ex jugoslavia, che ha colpito quelle regioni nel decennio dal 1991 al 2001. Anche la recente candidatura del Montegrappa, nel confinante Veneto, a nuova Riserva della Biosfera, rinvia ai temi del rapporto tra memoria, guerra e territorio.

Sulla stessa linea d’onda si colloca l’interessante progetto-processo che la Riserva della Biosfera delle Alpi Giulie si è data. Il suo riconoscimento ottenuto nel 2019 – alle soglie della pandemia COVID 19 – é infatti non solo il riconoscimento di un sito di estremo interesse ecologico e territoriale, ma soprattutto una tappa, un ponte, per procedere verso il ben più ambizioso ed interessante obiettivo di costituzione di una BR Transfrontaliera con la vicina BR del Triglav nel territorio confinante sloveno. Coerente con la tematica del superamento delle barriere e dei confini é anche l’interessamento del territorio friulano da parte del vasto progetto della Green belth sviluppata a livello transnazionale lungo quella che era la cosiddetta “cortina di ferro”. (Il lunghissimo corridoio di 12.500 chilometri che corre dal Mare di Barents al Mar Nero lungo ventiquattro Paesi che corre lungo la traccia invisibile dell’ex Cortina di Ferro, che per quarant’anni ha diviso l’Est dall’Ovest tra la fine della seconda guerra mondiale e la fine della guerra fredda.)

In merito è importante segnalare da subito il recente progetto del Parco dedicato alla fotografia e dal titolo significativo di Natura e Guerra Fredda . Un progetto che conferma quel file ruge che caratterizza le iniziative locali dedicate al grande tema della Pace e che è proprio realizzatoin partnership con la Greenbelth.

La MaB prealpina friulana sta affrontando in questi mesi successivi all’esplosione della pandemia, il lavoro di avvio della redazione del Piano d’Azione, riprendendo anche le attività in parte sospese a causa dei problemi sanitari del 2020, mentre altre azioni sono rimaste attive in questo lungo anno straordinario.

Il riavvio completo è alle porte con molti progetti già avviati con la direzione del dr. Stefano Santi ed oggi nelle mani del neo direttore Antonio Andrich, della Presidente Annalisa Di Leonardo e del Comitato di gestione istituto nell’ottobre del 2018, composto da 17 componenti e che comprende il Consiglio direttivo del Parco (6 sindaci o loro delegati in rappresentanza dei Comuni del Parco e un ulteriore rappresentante per il Comune di Resia) 3 esperti (agronomi e forestali, biologi e naturalisti ed associazioni ambientaliste), 2 rappresentanti di categoria (agricoltori ed operatori forestali, commercianti ed imprenditori turistici) nominati dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dai 5 Sindaci o loro delegati in rappresentanza dei Comuni non interessati dal Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie (Artegna, Dogna, Gemona del Friuli, Montenars e Taipana).

Molti sono i progetti che saranno da organizzare nel Piano d’azione, sui quali lo stesso parco ha iniziato a fare il punto tramite l’interessante numero speciale dell’house organ dell’ente che potete scaricare qui.  Un numero della rivista nel quale si respira forte la cifra paneuropea che attraversa lo spirito di questa comunità: oltre a richiamare le attività della Riserva, sono infatti illustrati i caratteri delle altre realtà vicine italiane, di Slovenia ed Austria riconosciute Riserve UNESCO, segnando le linee di cooperazione con questo grappolo di aree di alto interesse per la biodiversità e l’integrazione con le comunità umane e la loro storia locale. (LA RISERVA DELLA BIOSFERA DI MIRAMARE, LA RISERVA DI BIOSFERA DELLE ALPI GIULIE SLOVENA , LA RISERVA DI BIOSFERA DEL CARSO SLOVENO, LA RISERVA DI BIOSFERA DELL’UNESCO NOCKBERGE

Spicca tra tutti, come prima anticipato, lo scenario internazionale e Transfrontaliero che le Prealpi Giulie si sono date, aprendosi in generale ai rapporti e contesti con altri territori. La Fondazione Dolomiti Unesco vede l’area delle Giulie tra i protagonisti coinvolti- insieme alla Regione del Veneto e alle Provincie autonome di Trento e di Bolzano – mentre la Riserva della biosfera delle Alpi Giulie italiane costituisce il primo passo di un futuro riconoscimento di un’unica Riserva delle Alpi Giulie transfrontaliera con la fusione con la gemella Riserva della Biosfera sul versante sloveno.  Anche la candidatura del Geoparco delle Alpi Carniche punta ad un riconoscimento unico con il già istituito Geoparco sul versante carinziano. Analogamente, la candidatura del Geoparco del Carso classico punta ad un riconoscimento transfrontaliero tra la parte italiana e quella slovena.

E’ un approccio che questo gruppo di amministratori, comunità e tecnici sanno esprimere con particolare autenticità come si legge nel numero della Rivista del parco: “Educazione, scienza, cultura e ambiente come sistema di relazioni stabili tra istituzioni, cittadini, realtà economiche per una gestione comune di beni il cui valore va ben oltre il contesto locale. Infatti, il riconoscimento Unesco non significa isolare un’area nella sua eccellenza ma metterla in rete con il resto del mondo, a cominciare dai territori limitrofi.”

D’altro canto la tradizione di cooperazione del parco data già diversi anni. Il Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie ed il Triglavski Narodni Park sono riconosciuti dal 2009 come area protetta transfrontaliera dalla Federazione europea Europarc nell’ambito del progetto “Transboundary Parks“. L’Ecoregione Transfrontaliera Alpi Giulie è la denominazione ufficiale del territorio coinvolto, comprendente i due parchi ma anche l’area MAB Unesco slovena “Alpi Giulie”. Un riconoscimento nato dalla volontà di superare, così come è per la natura, i confini amministrativi, in particolar modo lungo un confine che per secoli è stato luogo di chiusure e di conflitti. Un forte segnale per cercare di coniugare con atti concreti ambiente, pace e sviluppo sostenibile. Il Parco naturale delle Prealpi Giulie è l’unica realtà italiana ad aver ottenuto questo riconoscimento.

Altre iniziative sono ben delineate e già avviate come quelle nel campo della sensibilizzazione e della comunicazione come la diffusione del video di presentazione della Riserva che è già stato realizzato nell’ambito della campagna #ProudToShare ed è visibile sul canale YouTube del Parco.

Anche la Consulta dei Giovani ne ha elaborato uno che è stato presentato in anteprima nel corso dell’edizione virtuale del Parkfest 2020.  Proprio la Consulta dei Giovani è uno dei progetti più interessanti.

Nata nel 2018, è composta da residenti dei Comuni di Chiusaforte, Lusevera, Moggio Udinese, Resia, Resiutta e Venzone di età compresa tra i 16 e i 30 anni: studenti e lavoratori, tutti accomunati dall’interesse e dal legame con il proprio territorio. Un gruppo che ha le funzioni di organo consultivo, con il compito di proporre idee e progetti all’Ente parco e di portare all’attenzione le problematiche del territorio “analizzandole con occhi nuovi e non condizionati da schemi prefissati, così da poter garantire un futuro promettente al Parco”. Oggi la Consulta si è ampliata e sta crescendo con altri componenti provenienti dai nuovi Comuni di Artegna, Dogna, Gemona del Friuli, Montenars e Taipana.

Inoltre sono in calendario iniziative promozionali da svolgersi nei Comuni della Riserva per farla conoscere di più e meglio soprattutto a chi vi abita.  I Comuni di Gemona del Friuli, Artegna, Montenars e Venzone seguono con il supporto dell’Ente parco un progetto per un itinerario comune che valorizzi la parte sud-occidentale della Riserva e su proposta del Parco nazionale del Triglav, il Parco delle Prealpi Giulie intende partecipare ad un progetto Life volto alla drastica riduzione del consumo di plastica nel suo territorio.

Infine sono già iniziate e proseguiranno con ancora maggiore vigore le attività del progetto 100% Local, rivolte alla creazione, potenziamento e diffusione di filiere corte agro-alimentari ed artigianali che pongano al centro delle strategie territoriale il ruolo dei produttori, la valorizzazione dei loro prodotti e il benessere psico-fisico dei residenti e dei visitatori della Riserva di Biosfera. Questo esempio testimonia la particolare capacitàdi questo terrirorio di interpretare correttamento lospirito delle Riserve della Biosfera.

Il progetto infatti concentra sull’approccio “100% Local”, eprevede la valorizzazione della filiera agroalimentare alpina corta, coinvolgendo diciassette tra partner e rappresentanti delle 5 aree studio coinvolte.  Partner di progetto sono in particolare l’Eurac Research – Istituto per lo Sviluppo Regionale (capofila), e l’ZRC SAZU – Istituto Sloveno di Etnologia, Università della Svizzera italiana e il Polo Poschiavo.

Una iniziativa che segna la sua originalità anche per la presenza tra i partner del Polo Poschiavo (PP) ,  il centro di competenza per la formazione continua e l’accompagnamento di progetti di sviluppo, fondato nel 2002 quale istituzione di diritto pubblico, che con la sua attività connota questo programma con una linea rozza di unione tra formazione, competenze e territorio. Le aree studio scelte sono il Parco delle Prealpi Giulie (IT), l’Alta Val Venosta (IT), Bohinj e il Parco Nazionale del Triglav (SLO), il Piztal (AT) e Valsot (CH). Un progetto basato su un approccio partecipativo, interdisciplinare e transnazionale, finanziato dal Parlamento Europeo, nell’ambito della strategia per la macro-regione Alpina (EUSALP) attraverso l’Alpine Region Preparatory Action Fund II (ARPAF II).

Non mancano poi in questa Regione del nord est italiano, altre attività di “sapore MaB”, come la ripresa di una iniziativa di circa 5 anni fa, promossa in allora dal WWF regionale con la Regione, che mira a proporre la nascita di una seconda Riserva della Biosfera che avrebbe come territorio di riferito il Bacino idrografico del Tagliamento. Un progetto molto ambizioso e di grande estensione interessando un’area di 2.916 Kmq con circa 90 territori comunali.

Quindi e davvero il Friuli Venezia Giulia rappresenta una realtà di laboratorio attivo di pratiche tra Uomo e Biosfera, che testimoniano l’estrema vitalità e potenzialità che il programma MaB di Unesco ha nelle proprie corde, anche grazie al suo contenuto fortemente etico e di valenza socio culturale che le stesse Linee guida del Ministero italiano ben descrivono: “ L’elemento distintivo delle Riserve della Biosfera è la cura del territorio, intesa come buone pratiche delle attività e del progresso (culturale, sociale ed economico) delle comunità della Riserva. Il fulcro di una RB è la sua visione etico-civile-culturale piuttosto che commerciale. E’ il modus operandi, che genera capacità nella gestione sostenibile delle attività di un territorio. Le Riserve della Biosfera mettono in valore il processo (come e perché si fa), nonché le azioni e i comportamenti che determinano sostenibilità e qualità ambientale e sociale rispondenti alle finalità del Programma: non solo prodotti ma conservazione naturale e culturale, formazione, educazione, ricerca, turismo, stili di vita sostenibili.”

Non resta che augurare buon lavoro alla comunità friulana ed in particolare alle Prealpi Giulie, proseguendo un percorso che porti in particolare alla nascita ufficiale del sodalizio MaB con la Slovenia, una idea sulla la Riserva MaB nata nel 2019 punta con forza e convinzione. Buon Vento e tanti auguri quindi ad un progetto partito proprio con il piede giusto.

Scrive per noi

IPPOLITO OSTELLINO
Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour ; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino. Vive e lavora a Torino, dove è dirigente presso l’Ente di gestione regionale del Parco del Po piemontese.

IPPOLITO OSTELLINO

Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour ; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino. Vive e lavora a Torino, dove è dirigente presso l’Ente di gestione regionale del Parco del Po piemontese.

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