Prendere in mano la propria vita

Ritrovare se stessi per ritrovare il mondo. Un libro
di Tiziana Carena

 

«La nostra vita è un perenne correre, abitudine ormai consolidata anche nei gesti che potremmo compiere con molta più calma e consapevolezza. “Occorre fermarci per andare avanti”. Cambiare alcune nostre abitudini, spesso non in linea con il nostro corpo e la nostra mente, è possibile diventando consapevoli delle nostre risorse e di ciò che è in nostro potere per migliorare nelle diverse aree della nostra vita. L’essere umano ha il grande dono di poter prendere in mano la propria vita e scegliere come ripartire per costruire una vita ricca di gioia, serenità e pace, ma tutto questo deve partire dal senso di consapevolezza che è in lui. Nello scrivere questo libro ho ascoltato quel potenziale, quella passione, quella volontà che mi ha permesso di comprendere come spesso il cuore, la determinazione, il credere nelle proprie risorse può portare a superare i limiti che ognuno di noi si pone per raggiungere ciò a cui aspira di più, la sua mission, quella già nata nell’anima dell’Universo» (Antonio Nuzzachi).

Separati dalle risorse vitali

 
In questa sua premessa l’Autore ci spiega come l’accelerazione della storia e della vita quotidiana di tutti noi rischi di separarci dalle nostre risorse vitali. La nozione stessa di “risorse vitali” si è affacciata nelle scienze umane dall’inizio degli anni Novanta del secolo scorso con l’attenzione portata a fenomeni precedentemente piuttosto trascurati (come l’estasi, la transe, la cura di sé al di là delle esigenze sociali dell’apparire), alle spalle dell’incipiente fenomeno sociale dei networks e di internet.
Il nostro vero essere non corre, ma procede a tempi diversi: le cellule della pelle vivono in media 20 giorni, quelle dell’intestino 7 giorni, i globuli bianchi 2 giorni, i globuli rossi 120 giorni, mentre le cellule muscolari durano per tutta la vita. Noi siamo una sintesi di tempi diversi; ma il tempo artificiale, sociale, unico, il tempo del lavoro corre ben più rapido dei nostri tempi fisiologici e psicologici. Occorre, dunque, riappropriarsi del tempo, del tempo presente che “è l’unico in cui agire”. Per riappropriarsi del presente occorre “fermarsi per andare avanti” e orientare la nostra vita qualitativamente verso la realizzazione del nostro benessere, verso il recupero della nostra volontà. Infatti, con i nostri pensieri noi plasmiamo la nostra realtà.
 
Benessere psico-fisico
 
Antonio Nuzzachi nel suo libro Viaggio sulle ali della consapevolezza, èdito da You Can Print, indica un percorso di riappropriazione del vissuto che unisce strettamente il fisico e lo psichico. Intelligenza emotiva, l’imparare ad ascoltarsi, l’empatia con noi stessi, il pensiero positivo, l’autostima e tanti altri temi vengono trattati suggerendo semplici tecniche per giungere alla pacificazione con sé stessi e, quindi, con il mondo. L’Autore, in una forma fluida, concentra l’attenzione sulla consapevolezza di sé o presenza mentale quale punto geometrico sul quale basarsi per ritrovare sé stessi. La consapevolezza come luce interiore che orienta verso il pensiero positivo, portando unità nella dispersione tipica del tempo sociale.
È una caratteristica di una larga parte della cultura occidentale considerare frammentariamente l’uomo e i suoi disagi, senza aprirsi a una considerazione globale dell’essere umano. Al contrario, in questo volume, si considera il benessere psico-fisico come chiave del buon successo nella vita sociale. Ma il benessere psico-fisico non può essere separato dallo stile di vita che si costruisce nell’interiorità, nella consapevolezza di sé, nell’equilibrio interiore. Sviluppare le qualità positive significa, in ultimo, avere acquisito l’esigenza di un ordine e di un’armonia interiori domando e purificando le passioni che vogliono intrappolarci, come già insegnava Platone nel mito della “biga alata”: l’anima nel suo percorso esistenziale deve armonizzare il cavallo nero e il cavallo bianco che simboleggiano le passioni positive e le passioni negative.
 
Riconoscere emozioni e sentimenti
 
Proprio l’attenzione dell’Autore nella parte in cui tratta dell’empatia con sé stessi mette in luce un percorso di educazione sentimentale volto a riconoscere le proprie emozioni, i propri sentimenti, la capacità di “sentirsi” senza la quale non ci può essere consapevolezza empatica dell’altro e del mondo. Ancora una volta emerge il precetto socratico: “conosci te stesso”. Ogni pensiero prende forma nell’azione, ma non c’è azione senza un proto-pensiero che sia precedentemente sentito, immaginato. Anche la parte dedicata all’autostima e quella sull’intelligenza emotiva porta naturalmente verso un percorso di intelligenza sociale ad ampio raggio.
Gestire il proprio tempo, suggerisce l’autore, è occuparsi del proprio corpo e della propria mente, ritagliandosi degli spazi per una “cura” dei propri bisogni; rigenerare, giorno per giorno, la propria identità, la propria consapevolezza come energia che va vivificata ogni giorno. L’identità è quello che chiamiamo “carattere.” In questo senso, come diceva Eraclito, “il carattere è il dèmone per l’uomo”, è la forza che gli traccia, innanzi, il cammino e il destino. Anche nella società attuale. Il destino di ciascuno di noi è nelle sue mani: un viaggio “sulle ali della consapevolezza.”

Parliamone ;-)