Quale crescita per il pianeta?

Tim Jackson, consigliere per la sostenibilità presso la Commissione per lo Sviluppo Sostenibile del governo britannico e docente di Sviluppo Sostenibile presso l’Università del Surrey, ha presentato il suo ultimo libro Prosperità senza crescita. Economia per il pianeta reale, uscito in Italia per Edizioni Ambiente, presso la Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo a Torino.


L’intervento di Jackson è partito dalla considerazione seguente: sul pianeta siamo attualmente 6,8 miliardi e la previsione è il raggiungimento di 9 miliardi entro il 2050.  Se immaginiamo che tutti aspirino a uno stile di vita occidentale con un aumento di reddito pro capite del 2% all’anno, un sistema che voglia mantenere le emissioni a un livello sostenibile dovrebbe raggiungere un grado di efficienza energetica tale da portare a una riduzione delle emissioni del 130% rispetto ai tassi attuali. Pensare che si possano raggiungere questi risultati significa avere una fede quasi “magica” nella tecnologia.
Ma anche ammesso che questo fosse possibile è giusto chiedersi: è proprio questo che vogliamo?
Le ricerche mostrano che una volta soddisfatti i bisogni primari la felicità delle persone non cresce proporzionalmente al reddito e che l’aspettativa media di vita non è più alta in paesi dalle economie altamente sviluppate: negli Stati Uniti è addirittura inferiore a quella del Costa Rica che di certo non ha lo stesso reddito pro-capite. E allora bisogna domandarsi perché continuiamo a perseguire un sistema che ci porta a: “spendere soldi che non abbiamo, per comprare cose che non ci servono per fare impressione su persone delle quali in realtà non ci importa nulla”. Questo, ha spiegato Jackson, ci porta a riflettere sulla natura umana che, come ci mostrano migliaia di esempi quotidiani, non è mossa da motivazioni unicamente egoistiche. L’uomo è, piuttosto, un animale sociale portato per natura a occuparsi e preoccuparsi per il prossimo. I comportamenti egoistici sono una caratteristica evolutiva dell’individuo e innato è il suo interesse per la novità e il suo bisogno di nuovi stimoli, mete e obiettivi. Altrettanto forti sono però nell’uomo le spinte altruistiche e la predisposizione verso la tradizione e la stabilità.

Per uscire dal meccanismo che ha portato la specie umana sull’orlo dell’autodistruzione e muoversi verso un futuro realmente prospero bisogna che l’uomo recuperi la profondità e la complessità della propria natura, rivalutando il lato che è stato sacrificato alla logica consumistica. La prosperità è un concetto che va al di là del benessere puramente materiale, ma contiene in sé una serie di valori che trascendono: il materialismo.
Jackson ha poi brevemente illustrato quale può essere il modello economico che può sottrarci alla logica della crescita e del consumo illimitati, parlando in particolare della necessità di ridurre gli orari lavorativi per limitare la disoccupazione e di rivalutare la ‘Cenerentola’ dell’economia, ossia il settore dei servizi. Ha poi accennato all’importanza delle nascenti imprese eco, dei green jobs, e  degli investimenti etici ed ecologici.
All’intervento è seguito un interessante dibattito, moderato dal presidente dell’Istituto per l’Ambiente e l’Educazione Scholé Futuro onlus Mario Salomone, con i discussant invitati all’evento: Luigi Bistagnino, professore ordinario di Disegno industriale, Politecnico di Torino, Silvana Dalmazzone, docente di Economia dell’Ambiente all’Università di Torino, Luca Mercalli, presidente Società Meteorologica Italiana, Dario Padovan, coordinatore Scientifico Cattedra Unesco in Sviluppo Sostenibile dell’Università di Torino e Nanni Salio, presidente del Centro Studi Sereno Regis.

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Laura Coppo

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