Quando riciclare la carta fa bene alla cultura. Genizah, i misteri nascosti nei rifiuti

Nel luglio 2018 è stata annunciata la scoperta, durante il restauro di un libro del 1600 della biblioteca universitaria di Pavia, di una pergamena, contenente un dimenticato manoscritto liturgico del 1100. Qualcosa continua a vivere dei miliardi di tonnellate di rifiuti delle società del passato, restituendoci la storia di come sono stati fabbricati, di chi li ha fabbricati, di chi li ha usati e di come sono stati usati. Uno degli esempi più suggestivi è offerto dalla scoperta delle genizot (plurale di genizah), depositi di manoscritti ebraici. E negli USA esistono addirittura gruppi di ricerca che analizzano le discariche dei decenni passati per riconoscere come erano le merci e gli oggetti che sono stati buttati via. Ci sarebbe materia per una cattedra universitaria di “rifiutologia storica”.

Quelli che noi chiamiamo rifiuti sono sostanzialmente delle merci, degli oggetti, che, dopo un uso più o meno lungo, non servono più e vengono buttati via. Mentre da una parte c’è una affannosa ricerca di mezzi per sbarazzarsi dei rifiuti, seppellendoli nel terreno o bruciandoli o decomponendoli per via fisica, chimica o microbiologica, o recuperando alcune delle loro componenti, alcuni cominciano a considerare i rifiuti come beni culturali e a studiarli per trarne informazioni sulla storia del tempo in cui sono “vissuti”. La maggior parte dei miliardi di tonnellate (letteralmente) di rifiuti delle società del passato è scomparsa, ma qualcosa continua a vivere, restituendoci la storia di come sono stati fabbricati, di chi li ha fabbricati, di chi li ha usati e di come sono stati usati.

Preziose informazioni sulle condizioni di vita del passato

C’è già del materiale per una qualche cattedra universitaria di “rifiutologia storica”: le scorie delle fonderie di rame nel Sinai o di ferro nell’isola d’Elba forniscono informazioni sulla tecnologia dei loro tempi, 3.000 o 2.500 anni fa; la discarica di rottami del “Testaccio” a Roma fornisce informazioni sulla tecnica di cottura delle argille 2.000 anni fa e anche il nome di alcune “ditte” del tempo. E del resto non siamo stati noi a inventare la raccolta differenziata e il riciclo dei rifiuti; tutte le società del passato mettevano da parte gli oggetti usati in vista di un riutilizzo successivo e le discariche di cose usate sono spesso state fonti di cose utili e sempre di informazioni sulle condizioni di vita del passato. Negli Stati Uniti esistono addirittura gruppi di ricerca che analizzano le discariche dei decenni passati per riconoscere come erano le merci e gli oggetti che sono stati buttati via.
Il massimo della fortuna per chi si occupa di storia dei rifiuti si ha quando ci si imbatte in mucchi di “cartacce” che si sono salvati dalla naturale decomposizione delle pergamene o della carta. Uno dei suggestivi esempi è offerto dalla scoperta delle genizot (plurale di genizah), depositi di manoscritti ebraici: secondo la religione ebraica non si può distruggere nessun testo in cui compaia il nome di “Dio”; poiché è probabile che tale nome figuri anche in lettere o scritti commerciali, oltre che in testi religiosi e scientifici, per precauzione i manoscritti venivano sepolti nei cimiteri o messi da parte in speciali magazzini, le genizot, appunto.

Il tempo e l’Inquisizione distruggono libri

Shlomo Goitein (1900-1985)

In molti casi di tali discariche si è perso il ricordo o i testi si sono decomposti; nel clima arido e secco dell’Egitto se ne è salvata una ricchissima che è stata gelosamente recuperata e studiata fornendo incredibili informazioni sui rapporti che nel medioevo le comunità ebraiche in Africa, in Mesopotamia, in Europa, avevano fra loro. La genizah del Cairo conteneva oltre 200.000 testi o frammenti che sfortunatamente sono andati dispersi in varie biblioteche nel mondo; molti sono stati studiati, tradotti e pubblicati dal prof. Shlomo Goitein (1900-1985): si tratta di testi sacri, ma anche di documenti commerciali, fatture, pareri espressi dai sapienti, gaon, su questioni giuridiche, matrimoni, eredità, eccetera, manuali di medicina. Molti documenti commerciali sono scritti in arabo con caratteri ebraici.
All’inizio del Novecento è stata fatta un’altra fortunata scoperta: le varie persecuzioni subite dagli Ebrei in Europa si concludevano con espulsioni, torture e sempre con l’ordine di distruggere tutti i libri, sacri e no, in caratteri ebraici (anche quando gli “inquisitori” non sapevano che cosa c’era scritto), nell’ossessivo timore che contenessero affermazioni anticristiane.
I libri dovevano essere bruciati pubblicamente e spesso la distruzione era data in appalto a cristiani; qualcuno di questi ha scoperto che i testi da bruciare erano scritti su pesanti pergamene, una merce rara e costosa, e che invece di bruciarli – gli affari sono affari – era meglio riutilizzare le pergamene per la rilegatura di libri. Grazie a questi intraprendenti rilegatori è stato salvato un patrimonio grandissimo di testi ebraici che ora vengono recuperati e studiati e forniscono eccezionali informazioni sulla vita delle comunità ebraiche in Europa: una vera e propria genizah italiana.

Un importante progetto di ricerca

Molti libri rilegati con pergamene “di recupero”, riciclate, si trovano nelle biblioteche e negli archivi italiani e sono oggetto di un importante progetto di ricerca guidato dal prof. Mauro Perani, titolare di una speciale cattedra nell’Università di Bologna. I preziosi manoscritti devono essere recuperati con delicate operazioni di scomposizione delle rilegature e di distacco, pezzo per pezzo, delle pergamene; molti manoscritti sono stati tagliati perché i rilegatori dovevano adattarli alla dimensione dei libri da rilegare; in qualche pergamena una parte dei testi è stata grattata via per poterla rivendere come nuova a maggior prezzo.
La lettura dei resoconti di queste ricerche è affascinante perché ogni manoscritto presente in una rilegatura offre sorprese: ogni testo contiene, infatti, differenti modi di scrittura, differenti testi e commenti ed è possibile riconoscere se un manoscritto, trovato, che so, a Modena, è arrivato in Europa dalla lontana Spagna o da altre parti d’Italia. In alcuni casi si tratta di copie del Talmud, il più diffuso testo religioso, in altri casi sono contenuti altri testi sacri, ma anche opere scientifiche e di medicina o rapporti commerciali, scritti nei vari “dialetti” usati dagli Ebrei.

Migliaia di frammenti, sparsi per ogni dove

Nel luglio 2018 è stata annunciata la scoperta, durante il restauro di un libro del 1600 della biblioteca universitaria di Pavia, di una pergamena, contenente un dimenticato manoscritto liturgico del 1100, che era stata incollata ad altri fogli per rinforzare la rilegatura.

Gli studiosi rimettono insieme i testi di diverse opere sulla base della somiglianza della scrittura o del contenuto; così capita che un brano di un testo si trovi nella rilegatura di un libro presente nell’archivio di una città e un altro brano dello stesso manoscritto si trovi nella rilegature di un libro presente nella biblioteca di un’altra città. Nel complesso sono stati “schedati” più di seimila frammenti dispersi per lo più nelle città del Nord, dove la Controriforma e la sua Inquisizione sono state particolarmente attive: i tremila frammenti trovati a Modena fanno di questa città, come ha scritto il prof. Perani, il più grande giacimento di manoscritti ebraici riciclati esistente nel mondo; seguono, in Emilia Romagna, le scoperte fatte a Bologna, Nonantola, Imola; oltre seicento frammenti sono stati trovati nelle Marche a Pesaro, Cagli, Macerata, Urbino; quasi quattrocento in Lombardia a Cremona, Pavia, eccetera. I rifiuti e il loro riciclo si presentano, anche in questa occasione, come beni culturali ai quali si è prestata finora troppo poca attenzione.
Come se non bastasse proprio nel luglio 2018 è stata annunciata la scoperta, durante il restauro di un libro del 1600 della biblioteca universitaria di Pavia, di una pergamena, contenente un dimenticato manoscritto liturgico del 1100, che era stata incollata ad altri fogli per rinforzare la rilegatura.

Scrive per noi

GIORGIO NEBBIA
Giorgio Nebbia è una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita, è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995. Ora professore emerito, è stato insignito dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti. La sua email è nebbia@quipo.it

GIORGIO NEBBIA

Giorgio Nebbia è una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita, è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995. Ora professore emerito, è stato insignito dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti. La sua email è nebbia@quipo.it

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