Riserve della Biosfera in Italia: nel 2020 verso quota 20 insieme ad importanti ampliamenti.

Chi inizia il percorso e chi lo sta perseguendo con grandi successi. Dal Grappa all’Appennino tosco-emiliano: una montagna per la Pace e un Ponte per unire Comunità dall’Emilia al Tirreno, messaggi di unione tra i popoli e di nuove geografie che uniscono montagne e pianure superando le vecchie divisioni dell’Italia del dopoguerra.

La metà degli anni 2000 ha visto un significativo incremento dei territori nazionali che hanno avuto la possibilità di entrare nel novero delle Riserve della Biosfera istituite da UNESCO nel programma Man and Biosphere.

Sono tutti territori, spesso guidati dalla spinta ed iniziativa di Enti di gestione dei parchi regionali o nazionali, ma non solo, che hanno saputo interpretare correttamente il significato che sottende il progetto del programma Uomo e Biosfera: a dispetto del nome di “Riserve” i territori che aderiscono non si candidano infatti ad essere aree di eccellenza di carattere semplicemente ecologico ed ambientale, ma invece luoghi di sperimentazione per programmi di natura sistemica che colleghino gli ambiti sia sociali,culturali che naturali, di uno spazio geografico, coniugandoli con i valori dell’educazione, della ricerca e della crescita della cooperazione culturale tra le comunità che vi fanno parte, in una prospettiva di tutela dei valori ambientali che li qualificano.

Anche in seguito a questo incremento avuto, in particolare tra il 2013 il 2017 (che hanno portato al riconoscimento di ben 7 Riserve) il Ministero dell’Ambiente nel 2016 ha adottato specifiche linee guida, per consentire alle comunità interessate di seguire un corretto ed approfondito percorso di avvicinamento alla presentazione della propria candidatura, anche per dotarsi di un sistema di valutazione in grado di garantire uno standard di qualità dei dossier prodotti da sottoporre al Ministero dell’Ambiente.

E’ di questi giorni la notizia che il sistema nazionale del programma MaB si sta avvicinando nel 2020 a quota 20, grazie alla capacità di una importante comunità che ha sviluppato un programma impegantivo appoggiato ad un intenso percorso di confronto: si tratta della candidatura del Monte Grappa.  L’iniziativa coordinata dall’IPA – Intesa Programmatica d’Area “Terre di Asolo e Monte Grappa” riguarda una delle icone paesaggistiche e ambientali italiane: il Massiccio del Grappa, nelle Prealpi Venete tra la pianura veneta a sud ed i territori centro-alpini a nord, un tempo noto come “Alpe Madre”, interessa ben tre province: Vicenza ad ovest, Treviso a sud e Belluno a nord-est.

Degna di particolare nota é la struttura che guida il processo: l’IPA Intese Programmatiche d’Area (IPA) del territorio di Brenta e Asolo  https://www.asolomontegrappa.it, fa parte di quelle realtà istituite nella Regione Veneto (che ammontano a 25 ambiti) come strumenti di programmazione decentrata e di sviluppo del territorio, che prevedono il coinvolgimento di enti locali e parti economiche e sociali, chiamate a partecipare insieme alla programmazione regionale. Le forze pubbliche e private che partecipano all’Intesa sono impegnate nella definizione e gestione di un piano strategico capace di incoraggiare uno sviluppo economico e sociale integrato. Molti gli ambiti di intervento: ambiente, cultura e turismo si affiancano ai temi del sistema produttivo e dell’innovazione, per arrivare a sostenibilità e coesione sociale.

L’IPA nasce Asolo e Monte Grappa nel 2008: 14 i Comuni interessati nel territorio fra Brenta e Piave, cui si affiancano 20 soggetti privati fra associazioni di categoria e altre forze sociali del territorio, per un’area che comprende complessivamente circa 60mila abitanti. Davvero una interessante realtà mista che risponde in modo particolarmente adatto agli stessi principi base ispurati alla forte multidisciplinarietà del programma MaB.

L’area proposta come Riserva della Biosfera, copre una superficie di circa 66.000 ettari e include interamente il Massiccio del Grappa, le aree pedemontane che lo circondano e, verso sud, anche le colline e l’alta pianura che lo collegano con la pianura Padana. Il territorio incluso nella candidatura a Riserva della Biosfera è stato definito in stretto confronto con le amministrazioni interessate e comprende 25 Comuni, e il dossier redatto comprendere oltre 152 progetti già in atto, che sviluppano concrete azioni di sostenibilità e che sono stati concretizzati da 76 diversi soggetti attivi nel territorio. Il Dossier, nella parte dedicata alle lettere di “endorsement”, raccoglie anche le manifestazioni del sostegno alla candidatura espresse da 89 tra stakeholder pubblici e privati del territorio tra cui spiccano la Regione Veneto, il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, le CCIAA di Treviso, Belluno e Vicenza, ma anche numerose organizzazioni espressione delle comunità e della società civile.

Un esempio davvero interessante anche per l’attività di partecipazione attivata che ha visto oltre 30 incontri pubblici e 95 riunioni tecniche. Degno di nota è anche il bel sito web predisposto https://ilgrappa.it/montegrappa/
dove si può accedere a moltissime informazioni di natura generale ed anche locale nonché scaricare il documento di sintesi della candidatura e poter conoscere le attività di promozione del programma come la bellissima iniziativa IlGrappa sopra le nuvole.

Mentre si profilano nuovi ingressi, aree importanti come quella della Riserva MaB dell’Appennino dall’altra parte lanciano importanti programmi di ampliamento, dopo 55 mesi di percorso di condivisione. Come testimonia il Presidente Fausto Giovannelli: “ In prima battuta è stata richiesta con convinzione e dandoci fiducia da tanti comuni e comunità. Quindi la sfida del cambiamento climatico si è imposta al centro dell’attenzione di tutti e della missione MaB che richiede forze più grandi per essere affrontata. Unesco incoraggia seriamente il coinvolgimento di più grandi comunità. In terzo luogo, ma non ultimo, le Riserve di Biosfera non esistono solo per conservare valori ma soprattutto per crearne di nuovi. La nostra non è da meno. E può dare di più se si muove e se cresce. Stare fermi non è di questi tempi. Ecco, è avendo considerato tutto questo, che si propone di passare da 34 a 79 comuni, da 220.000 ettari a 470.000, da 106.000 abitanti a 360.000, nelle province di Reggio Emilia, Parma, Massa e Lucca; c’è l’ingresso di 20 comuni di Modena e uno a La Spezia, che è Luni.”

Ma questa sfida che il progetto di ampliamento prevede, ha origine sopratutto dalla ricchissima serie di iniziative ed attività che la MaB appenninica ha saputo sviluppare in questi ultimi 5 anni: dalla stesura del Piano d’azione, alla adozione dell’ house organ “Appenninus”, fino al marchio I care Appennino ed altre decine di attività. Un esempio quello dell’Appennino toscoemiliano che sta riscontrando successo grazie a due componenti: la volontà di costruire progetti e di mantenere sempre alta l’attenzione sui temi del territorio, e la particolare intelligenza nel costruire visioni e prospettive di lungo periodo che contraddistingue i vertici politici e tecnici di questa bellissima esperienza.

Scrive per noi

IPPOLITO OSTELLINO
Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour ; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino. Vive e lavora a Torino, dove è dirigente presso l’Ente di gestione regionale del Parco del Po piemontese.

IPPOLITO OSTELLINO

Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour ; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino. Vive e lavora a Torino, dove è dirigente presso l’Ente di gestione regionale del Parco del Po piemontese.

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