Salute dell’umanità: possibile organizzazione formale della città sostenibile

Un nuovo contributo per il dossier coronavirus dall’educatore ambientale Giovanni Lamacchia. Riflessioni sullo sviluppo urbano sostenibile: le città sono i luoghi in cui si concentra la maggior quantità di persone, attività economiche, inquinamento e rifiuti; in cui lo sfruttamento del territorio non rispetta le potenzialità del suolo. Proprio per questo sono anche i luoghi in cui è possibile e doveroso sperimentare l’integrazione sostenibile tra ambiente, cultura, economia e società, in un processo sempre attivo per il benessere di tutti. Il primo esempio? Andare in bici!

di Giovanni Lamacchia

Mi chiamo Giovanni Lamacchia e sono una delle guide ufficiali della Riserva naturale statale Torre Guaceto.
Sempre alla ricerca di meraviglie, a piedi o in bicicletta, con occhi curiosi mi diverto a condurre avventurose escursioni: adoro comunicare con i più piccoli e divertire la parte di bimbo che è in ogni adulto. Amo giocare il ruolo di mediatore tra le bellezze della natura e la sfera emotiva di ogni partecipante; ritengo le diversità culturali e linguistiche ulteriori opportunità di arricchimento. E’ un’autentica fortuna avere il privilegio di lavorare come educatore ambientale!
Grazie a .eco, con l’opportunità di condividere le mie riflessioni personali, mi auguro di poter contribuire a rafforzare la resilienza della nostra società.

Come organizzare la città sostenibile? Un approccio a tale tema dettato esclusivamente dal determinismo ecologico o funzionale potrebbe dimostrarsi inefficace, in relazione alla complessità dei gravi problemi presenti sul campo.
Negli anni ’60 e ’70 sembrava che Urbanistica e Sociologia, ma anche Geografia ed Economia – e molte altre discipline connotate dal loro definirsi “territoriali” per l’oggetto – potessero e dovessero convergere, in nome della doppia esigenza di modernizzare la società e ridisegnarla politicamente.
Oggi, anche grazie al momento di grande emergenza che l’umanità tutta è costretta ad affrontare, sembra che il pendolo della ricerca stia tornando verso l’interdisciplinarità, in nome della crescente complessità e dell’impossibilità di decifrare i territori e le peculiarità delle città contemporanee utilizzando un solo strumento disciplinare.

Anche lo spazio è una risorsa finita

L’ambito territoriale non è necessariamente legato ad una dimensione fisico-spaziale esclusiva e concreta, ma è limitato dai confini della sua stessa identità. Sin dalla pubblicazione del famoso Rapporto “The limits to growth”, le menti più illuminate della Terra hanno inteso porre in primo piano la discussione relativa alla finitezza delle risorse naturali. Anche lo spazio, inteso come territorio, come habitat umano, è una risorsa finita.
Pertanto, possiamo sostenere che lo sviluppo sostenibile e conseguentemente lo stato di salute del genere umano tutto, non sono stati di armonia prefissati, ma vanno intesi in quanto processi di cambiamento in cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti ed i cambiamenti istituzionali vengono resi compatibili con i bisogni futuri, oltre che con quelli presenti.

La crescita smisurata degli insediamenti urbani, nella fattispecie, costituisce un rilevante motivo di preoccupazione ambientale. Affrontare il tema dello sviluppo sostenibile dal punto di vista delle città appare un progetto rilevante anche nell’ottica della salute e della sostenibilità globale. Le città, infatti, costituiscono nei Paesi più avanzati le principali concentrazioni di attività economiche e residenziali: racchiudono la parte quantitativamente maggiore di tali attività. Sono i luoghi dove si produce la maggior parte delle emissioni, dei rifiuti, dei materiali inquinanti: condizione ideale anche per favorire focolai epidemici.
Nella produzione di ogni tipo di inquinamento uno degli elementi di maggior rilievo è la densità territoriale del fenomeno, poiché le capacità dell’ecosistema di rigenerare le risorse naturali sono relativamente costanti per unità di estensione territoriale: la città, con la sua alta densità d’uso del suolo, offre un caso rilevante cui rivolgere l’attenzione.

L’esistenza della città implica già una scelta di fondo: la rinuncia ad un modello di vita e di organizzazione sociale tutto basato sulla integrazione uomo-natura, per un modello tutto basato sulla integrazione uomo-uomo; l’abbandono di funzioni di produzione basate sui fattori terra e lavoro, per funzioni di produzione basate su capitale fisso sociale, informazione ed energia.

Ripensare lo sviluppo urbano sostenibile

Non si perda di vista il concetto che il benessere collettivo è il risultato della positiva integrazione fra ambiente naturale, “built and cultural heritage”, economia e società!
La sostenibilità dello sviluppo urbano è un processo che si nutre di apprendimento collettivo, di capacità di dar vita a dinamiche proattive finalizzate a prevenire gravi crisi come quella causata dal Covid-19: non della applicazione di un modello ottimale definito una volta per tutte!
Possiamo definire lo sviluppo urbano sostenibile come un processo di integrazione sinergica e di coevoluzione fra i grandi sottosistemi di cui la città è composta. La complessa organizzazione di tutti questi fattori deve garantire un livello non decrescente di benessere e salute per la popolazione locale nel lungo periodo, senza compromettere la possibilità di sviluppo delle aree circostanti e contribuendo alla riduzione degli effetti nocivi sulla biosfera.
Con queste premesse le città assumono un ruolo rilevante nella transizione verso lo sviluppo sostenibile, in virtù delle condizioni di tangibilità della crisi ambientale che vi si verifica, rendendo altresì le politiche di pianificazione determinanti per ripensare ad un diverso rapporto tra uomo ed ambiente.

Il presente contributo intende enfatizzare le opportunità che il “punto di vista ecologista e salutista” è in grado di suggerire per la costruzione di un modello di città sostenibile.
A tal proposito Lynch afferma che “i sistemi ecologici sono fatti di organismi non pensanti, che non sono consapevoli del loro fatale coinvolgimento col sistema e delle sue conseguenze”: parole queste che suonano come una premonizione della pandemia oggi in atto in tutto il pianeta.

Le condizioni di relativa naturalità e di inaccessibilità che nelle società tradizionali erano viste come ostacolo, alla luce di quanto viviamo, acquistano oggi nuova importanza.
L’uso del suolo deve essere un uso sostenibile, che tenga conto dei giusti compromessi che ogni approccio equilibrato possa intelligentemente prevedere. Dobbiamo pensare allo sfruttamento di un territorio non esclusivamente in termini di massimizzazione dei profitti, ma soprattutto in termini di rispetto delle potenzialità stesse del suolo in quanto tale. Le città spesso dimostrano di essere sistemi troppo intricati per essere in grado di assolvere al rispetto delle potenzialità del suolo!

Un esempio è la qualità dell’aria

La percezione di quanto le città siano in disequilibrio rispetto alle logiche ecosistemiche è già molto evidente se solo prendiamo in esame la qualità dell’aria che ivi è concesso respirare.
Gli scienziati più autorevoli ritengono che sia indispensabile aumentare gli sforzi per fermare l’inquinamento da polveri sottili, al fine di proteggere la salute del genere umano, durante, ma anche dopo la crisi da Covid-19.
Nessuno sa ancora bene quali saranno a lungo termine gli effetti del lockdown sulla mobilità. Sicuramente ha causato una riduzione temporanea della CO2, dell’inquinamento e dei morti per incidenti stradali, ma c’è il rischio che, quando l’emergenza di questi mesi sarà rientrata, l’auto personale tornerà ad essere utilizzata come e più di prima!
In realtà il know-how dell’industria automotive è enorme ed estremamente flessibile e potrebbe essere applicato in tantissimi altri settori utili. Durante la pandemia in pochissime settimane alcune industrie automobilistiche hanno convertito la produzione, prendendo a realizzare mascherine e ventilatori polmonari. Nel dopo Covid potrebbero ridurre la produzione di auto, diversificare e puntare sulla produzione di bici, bici elettriche, materiale rotabile e mezzi pubblici.

Puntare a far crescere il tasso di motorizzazione anche dopo il Covid sarebbe folle! Inquinamento, cemento, incidenti, malattie e mancanza di spazio sarebbero le immediate conseguenze!

Tutti in bici

La più bella delle alternative è rappresentata in primo luogo dalla bicicletta. Come diceva Ivan Illich, è il mezzo di trasporto per eccellenza, leggero, sobrio, efficiente, poco costoso, democratico, non inquinante. Per di più, dopo la bufera del Covid, è un mezzo che garantisce il fatidico metro e mezzo di “distanziamento sociale”; permette inoltre un salutare movimento all’aperto, determinante per rafforzare le difese immunitarie.
La strada auspicabile per il dopo Covid è quindi quella di una riconversione di capitali e tecnologie verso forme di mobilità dolce ed anche verso una significativa riduzione dell’uso e del possesso privato dell’auto.

Scrive per noi

Giovanni Lamacchia
Mi chiamo Giovanni Lamacchia e sono una delle guide ufficiali della Riserva naturale statale Torre Guaceto.
Sempre alla ricerca di meraviglie, a piedi o in bicicletta, con occhi curiosi mi diverto a condurre avventurose escursioni: adoro comunicare con i più piccoli e divertire la parte di bimbo che è in ogni adulto. Amo giocare il ruolo di mediatore tra le bellezze della natura e la sfera emotiva di ogni partecipante; ritengo le diversità culturali e linguistiche ulteriori opportunità di arricchimento. E' un'autentica fortuna avere il privilegio di lavorare come educatore ambientale!
Grazie a .eco, con l'opportunità di condividere le mie riflessioni personali mi auguro di poter contribuire a rafforzare la resilienza della nostra società.

Giovanni Lamacchia

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