Scuola e lavoro: quale rapporto?

La morte del diciottenne Lorenzo Parelli all’ultimo giorno di uno stage in azienda ha suscitato un vivace dibattito tra difensori dei “percorsi per il conseguimento di competenze trasversali e per lo sviluppo della capacità di orientarsi” e chi ne chiede l’abolizione. Un dibattito che vogliamo ospitare anche noi. In questo primo intervento, le condizioni per farne una buona esperienza formativa.

(Nella foto di apertura, Lorenzo Parelli)

La tragica morte del giovane Lorenzo Parelli, travolto e ucciso da una trave di 150 chili durante il suo ultimo giorno di stage alla Burimec di Lauzacco (la procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo), ha sconvolto il mondo della scuola. In molti hanno chiesto l’abolizione dei PCTO (nuovo nome della rivisitata “alternanza scuola-lavoro”).

Da allora manifestazioni di studenti si sono susseguite in molte città italiane, in alcuni casi con cariche della polizia e ragazze e ragazzi feriti dalle manganellate.

Sui PCTO apriamo un dibattito per valutarne i pro e i contro.

PCTO, perché sì

di Susanna Occhipinti

 

La tragedia che si è consumata in Friuli, in un’azienda in provincia di Udine, dove uno studente di 18 anni durante le ore di PCTO ha perso la vita dopo essere stato travolto da una putrella all’interno di un’azienda meccanica ha inevitabilmente, e legittimamente, sollevato il dibattito sulla efficacia educativa e formativa dei PCTO e in particolare degli stage aziendali

Occorre precisare che i media hanno parlato di “alternanza scuola lavoro”, che nasce con la L.107 del 2015 (la “Buona Scuola”) come modalità didattica innovativa, che attraverso l’esperienza pratica aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e, in futuro di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi, obbligatoria per tutte le studentesse e gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori.

I PCTO sono un’altra cosa

Ma la L.145 del 30 dicembre 2018 ha trasformato l’Alternanza Scuola Lavoro nei PCTO, percorsi per il conseguimento di competenze trasversali e per lo sviluppo della capacità di orientarsi, della durata di 210 ore per gli istituti professionali, 150 nei tecnici e 90 nei licei. Non cambia solo il nome, non sono più un’esperienza occasionale di applicazione in contesti esterni dei saperi scolastici, ma percorsi che devono integrare l’intera progettazione didattica, costituendo un aspetto fondamentale del PECUP, il Profilo Educativo, Culturale e Professionale dello studente

Quindi non più solo “stage” (impropriamente pronunciati all’inglese), ma un progetto che dovrebbe comportare un capovolgimento delle consuete modalità di insegnamento, riprogettando la didattica a partire dalle competenze trasversali, contenute nelle Raccomandazione del Consiglio del Parlamento Europeo del 22 maggio 2018, e promuovendo le soft skills.

Una serie articolata di interventi

Nel triennio, ma in realtà in tutto il percorso scolastico delle secondarie di secondo grado, devono essere progettati interventi che vanno dal corso sulla sicurezza (ad esempio 4 ore di Sicurezza generale e 4 di Sicurezza specifica corrispondenti ad attività a rischio basso), che si devono concludere con un test di valutazione dell’idoneità, e che entrano di diritto nel monte ore di Educazione civica, ma anche momenti di approfondimento sui temi della sicurezza informatica, nella definizione di un progetto concordato per la soluzione di un problema, e di impresa formativa simulata, ossia nello sviluppo di attività imprenditoriali così come effettivamente presenti nella realtà, o in uscita, alla predisposizione del proprio curriculum vitae e ad incontri di orientamento in uscita con le università, con centri per l’impiego, come l’ANPAL, con esperti del mondo del lavoro, della cooperazione, con start up.

Lo stage, il tirocinio formativo, diventa quindi un momento formativo fondamentale, ma non esclusivo del PCTO dello studente.

“Annusare” il mondo del lavoro

La mia personale esperienza mi ha visto, negli ultimi trent’anni, impegnata in ruoli diversi in scuole di indirizzi tecnici e professionali per l’attivazione di tirocini formativi per centinaia di studenti, che , in relazione all’indirizzo di studi hanno potuto per alcune settimane sperimentare le attività dei diversi contesti lavorativi, aziende, enti locali, studi professionali, cooperative, sviluppando sia le hard skills specifiche delle discipline , cioè competenze tecniche coerenti con gli indirizzi tecnici ad alto livello di professionalità, ma promuovendo le soft skills, il problem solving, la capacità di lavoro in gruppo, di comunicare in modo efficace ed assertivo, o semplicemente di “annusare” il mondo del lavoro, un mondo diverso da quello scolastico, imparando a gestire il tempo e a prendersi le proprie responsabilità.

Quando i risultati non sono positivi

Inoltre, il DPR 88/2010: “Regolamento concernente norme sul riordino degli Istituti Tecnici” ha reso obbligatorio la costituzione di un CTS, un organismo di consulenza e propositivo, costituito da docenti, ma anche da esperti del mondo del lavoro, da Confindustria, dai Collegi e dagli Ordini professionali, dall’Università, che favoriscono collaborazioni e relazioni con il territorio, ma orientano e “curvano” il curricolo in relazione alle esigenze del contesto locale.

Ovviamente ogni tirocinio richiede un’attenta progettazione delle attività e delle competenze da acquisire e valutare, la stretta collaborazione del tutor aziendale e del tutor scolastico, in relazione al percorso scolastico ed allo studente. Se talvolta il tirocinio porta alla prosecuzione della collaborazione ed a volte perfino all’assunzione, può capitare che, anche attivando tutte le procedure necessarie, non sempre i risultati sono positivi: lo studente non è capace di rispettare le regole, le attività non corrispondono alle aspettative, l’azienda non lo affianca adeguatamente nell’esperienza.

Si tratta fortunatamente di casi sempre più limitati, l’esperienza ci aiuta a costruire percorsi efficaci, a scegliere le aziende e a valutare lo studente; purtroppo quanto è successo ci richiede di valutare con sempre maggiore attenzione le condizioni di sicurezza del contesto lavorativo, che già la pandemia ha reso sempre più complesse.

Scrive per noi

Susanna Occhipinti
Geologa, dirigente scolastico, si occupa da anni didattica delle scienze, con particolare attenzione alle Scienze della terra ed alla cultura dei rischi naturali. Ha seguito un corso di perfezionamento in Didattica generale e museale presso l’Università̀ di Roma 3 e ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università̀ di Camerino, polo Scienze e tecnologia, su Didattica e comunicazione delle scienze della Terra.
È responsabile del Centro risorse per la didattica delle scienze sperimentali della Valle d’Aosta, membro del direttivo di ANISN e coordinatrice per le IESO.
Membro del Comitato di redazione della Rivista Geologicamente, Executive Editor del Journal of Earth and Environmental Sciences Research, della Commissione didattica della Società Geologica Italiana, è co-chair dell’IGEO-EGU European chapter, che raccoglie diverse associazioni europee di insegnanti di scienze della terra.
È autrice di numerose pubblicazioni.

Susanna Occhipinti

Geologa, dirigente scolastico, si occupa da anni didattica delle scienze, con particolare attenzione alle Scienze della terra ed alla cultura dei rischi naturali. Ha seguito un corso di perfezionamento in Didattica generale e museale presso l’Università̀ di Roma 3 e ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università̀ di Camerino, polo Scienze e tecnologia, su Didattica e comunicazione delle scienze della Terra. È responsabile del Centro risorse per la didattica delle scienze sperimentali della Valle d’Aosta, membro del direttivo di ANISN e coordinatrice per le IESO. Membro del Comitato di redazione della Rivista Geologicamente, Executive Editor del Journal of Earth and Environmental Sciences Research, della Commissione didattica della Società Geologica Italiana, è co-chair dell’IGEO-EGU European chapter, che raccoglie diverse associazioni europee di insegnanti di scienze della terra. È autrice di numerose pubblicazioni.

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